JEANETTE WINTERSON.
.
IL SESSO DELLE CILIEGIE.
.
Titolo originale: Sexing the cherry. 1989.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Gioiello narrativo all'incrocio tra storia, fiaba e mito, Il sesso delle ciliegie inizia al tempo di re Carlo
II, in una Londra assediata dalla peste. Da l Jordan, che vive assieme a un'enigmatica figura materna,
decide di mettersi in viaggio per conoscere il mondo. Quello che scoprir  che l'unico limite
all'avventura umana risiede nella forza dell'immaginazione... Capolavoro affascinante che mescola il
gusto orientale della fiaba e la tradizione filosofica occidentale, Il sesso delle ciliegie consacra
definitivamente Jeanette Winterson  gi autrice di libri di culto quali Non ci sono solo le arance e
Scritto sul corpo  come una delle pi originali narratrici inglesi contemporanee.
.
L'autrice.
.
Jeanette Winterson (Manchester 1959)  considerata dalla critica internazionale una delle pi
importanti scrittrici contemporanee; ha esordito nel 1985 con Non ci sono solo le arance, vincendo il
prestigioso Whitbread First Novel Award, a cui hanno fatto seguito Passione e Il sesso delle ciliegie,
con cui ha vinto nel 1989 il premio dell'American Academy of Arts and Letters. In Italia si  imposta
con Scritto sul corpo (1992), cui hanno fatto seguito tra gli altri Arte e menzogne (1999), Simmetrie
amorose (1997), Il mondo e altri luoghi (1999), Powerbook (2002), Il custode del faro (2005), L'arte
dissente (2006), il libro per ragazzi Argenta nel tornado del tempo (2007) e Gli dei di pietra (2008),
tutti pubblicati da Mondadori.
...
.
...
A Melanie Adams
...
.
...
Voglio ringraziare Don e Ruth Rendell, la cui ospitalit m'ha offerto lo spazio per lavorare.
Ringrazio anche tutti gli amici della casa editrice Bloomsbury, in particolare Liz Calder e Caroline
Michel. Nonch Pat Kavanagh per il suo costante appoggio.
...
.
...
La trib indiana degli Hopi ha una lingua molto sofisticata, proprio come la nostra, per non ha
tempi verbali per il passato, il presente e il futuro.  una divisione che non esiste. Che morale possiamo
trarne sul tempo?
La materia, quella cosa cos solida, cos ben conosciuta, proprio quella che tenete in mano e di
cui  fatto il corpo, allo stato delle nostre conoscenze attuali  costituita soprattutto di spazio vuoto.
Spazio vuoto e punti di luce. Che morale possiamo trarne sulla realt del mondo?
Mi chiamo Jordan. Questa  la prima cosa che ho visto.
Era notte, mezzanotte meno un quarto, il cielo era diviso in due, una met nuvolosa, l'altra
serena. Le nuvole indugiavano sopra il bosco, non si percepiva distanza alcuna tra queste e la cima
degli alberi. Dove il cielo era limpido, sul fiume e sui campi pianeggianti appena arati, la luna, quasi
piena, brillava, malgrado fosse circondata da un alone giallo, riflettendosi sull'ansa del fiume. Nel
campo di fronte c'erano degli armenti, neri contro il pendio della collina, immobili, addormentati. Una
luce, accesa nell'unica casa, faceva pensare al posto di guardia di un castello abitato da un gigante. Alti
alberi la delimitavano. Un cavallo correva libero nel cortile; i suoi zoccoli, battendo sul selciato,
mandavano scintille.
Poi arriv la nebbia. La nebbia arriv dal fiume in spirali sottili, come spiriti sul sagrato di una
chiesa, e s'infitt con la forza di uno spiritello uscito da una bottiglia. Prima nascose i giunchi, poi i
tronchi, poi le biforcazioni e i rami degli alberi. Le chiome degli alberi galleggiavano nella nebbia,
creando isolotti sospesi per gli uccelli.
Gli armenti furono inghiottiti e la luce del posto di guardia, come un faro, appariva e spariva,
spariva e appariva, fendendo l'aria come una spada splendente.
La nebbia avanz verso di me e il cielo, che prima era limpido, si copr. Faceva un freddo
feroce, avevo i capelli madidi e non avevo niente con cui riscaldarmi le mani. Cercai il sentiero ma
trovai solo lepri con gli occhi sbarrati, acquattate in mezzo al campo, impietrite. Cominciai a
camminare con le mani protese davanti a me, come fa chi soffre d'insonnia, e fu cos che, per la prima
volta, tracciai i miei lineamenti di fronte a me.
Ogni viaggio ne cela un altro nella sua rotta: il sentiero che non  stato seguito e l'angolo
dimenticato. Sono questi i viaggi che vorrei registrare. Non quelli fatti bens quelli che avrei potuto fare
o che magari m' capitato di fare in un altro luogo o in un'altra epoca. Chiss che non possa esser io a
dirvi la verit, come quella scritta nei diari, sulle carte e sui giornali di bordo. Sono certo di descrivere
fedelmente tutto quel che ho visto e sentito, mettendo a vostra disposizione un libro di viaggio. Allora
s che potreste seguirlo passo passo, seguendo quei viaggi con la punta di un dito, indicando i posti in
cui sono stato con le bandierine rosse.
Per i greci, la vita nascosta esigeva inchiostro invisibile. Scrivevano una comunissima lettera,
dopo di che, tra le righe, ne vergavano un'altra, scritta col latte. Il documento aveva un'aria del tutto
innocente finch qualcuno che la sapeva lunga lo cospargeva di polvere di carbone. La vecchia lettera
perdeva ogni significato; contava solo la vita che divampava inaccessibile... fino ad ora.
Scoprii che anche la mia vita era scritta con l'inchiostro invisibile, che era schiacciata tra i fatti,
che volava senza di me come le Dodici Principesse Ballerine che ogni sera si catapultavano fuori dalla
finestra e che tornavano a casa ogni mattina coi vestiti laceri e le scarpette consunte e che non
ricordavano niente.
Presi la decisione di montar la guardia alla mia persona, come un padre geloso, di bloccarmi
nell'atto di sparire attraverso una porta a malapena visibile sulla parete. Sapevo di essere un adultero;
che quel che amavo non accadeva a casa mia. Mi facevo lo sgambetto da solo e camminavo in giro per
il mondo come un'ombra. Pi cercavo di evitarmi pi ero ossessionato dal pensiero della scoperta. Di
tanto in tanto, quand'ero in compagnia, qualcuno mi schioccava le dita davanti al volto chiedendomi:
Dove sei?. A lungo non seppi cosa rispondere, ma un po' alla volta ebbi le prove dell'esistenza di
un'altra vita che gradatamente mi si par dinnanzi.
Ricorda la roccia da cui sei stato sbozzato e il pozzo da cui sei stato ripescato.
Mia madre incise queste parole su un medaglione e me lo appese al collo il giorno in cui mi
trov nel fango accanto al fiume. Ero avvolto in un sacco marcio, simile a quelli in cui s'affogano i
gattini appena nati, ma avevo la testa infilata nella riva del fiume. Sentii avvicinarsi una muta di cani e
un ruggito nell'acqua e una faccia da luna piena coi capelli che le cadevano lungo le guance si chin su
di me. Mi tir su, mi leg tra i suoi seni coi capezzoli irti come noci. Mi port a casa sua e mi costrinse
a vivere con cinquanta cani, senz'altra compagnia che non fosse la sua.
Avevo un nome ma l'ho dimenticato.
Mi chiamano la Donna Cane e mi sta bene cos. Io lo chiamo Jordan e mi sta bene cos. Non ha
nessun altro nome, n prima n dopo. Che altro nome dargli visto che  stato pescato dal mefitico
Tamigi?  impossibile chiamare un bambino Tamigi, no, e nemmeno Nilo, per quanto possa avere dei
punti in comune con Mos. Eppure volevo dargli il nome di un fiume, un nome che non fosse collegato
a niente, proprio come l'acqua che non  collegata a niente. Quando una donna partorisce si rompono le
acque e il bimbo sgorga da lei e il bimbo corre libero. Mi sarebbe piaciuto far sgorgare un bimbo dal
mio corpo ma per farlo c' bisogno di un uomo e non c' un solo uomo che mi stia alla pari.
Quando Jordan era piccolo, si metteva a cavalcioni su di me, come una mosca su un mucchio di
letame. E io lo nutrivo, proprio come un mucchio di letame nutre una mosca, ma, quando ebbe
mangiato fino a saziarsi, m'abbandon.
Jordan...
Avrei dovuto dargli il nome di un laghetto stagnante, allora s che sarei riuscita a tenerlo sempre
per me, ma gli diedi il nome di un fiume e lui se ne and con la piena.
Quando Jordan aveva tre anni, lo portai a vedere una cosa molto rara e quella fu la mia rovina.
In giro s'era sentito dire che un certo Thomas Johnson s'era procurato un frutto commestibile mai visto
prima in Inghilterra. Questo Johnson, morto ormai da una ventina d'anni, faceva l'erborista, anche se
sono convinta che fosse un po' pi di un semplice erborista. Quando una donna si sentiva troppo tonda
per i suoi gusti e saltava il ciclo mestruale, andava a far visita a Johnson accompagnandosi solo con una
lanterna. Quando poi tornava a casa, snella e sorridente, andava in giro a dire che doveva ringraziare il
Vischio o l'Erba Gattaia o cose del genere, ma per me era stato lui a succhiarle il grasso nel nome del
Diavolo.
Ciononostante, visto che era giorno e c'era una folla come si vede solo quando combattono i
cani e gli orsi, legai Jordan con un guinzaglio e mi feci largo a forza tra i creduloni e i peccatori finch
non arrivammo in prima fila, proprio di fronte a Johnson che batteva cassa solo per farci dare
un'occhiata a quella sua cosa.
Presi in braccio Jordan e dissi a Johnson che se non avesse alzato il panno, consentendoci cos
di vedere la sua meraviglia, gli avrei schiacciato la faccia contro il mio petto con tale forza da fargli
desiderare di non essersi mai nutrito al seno di una donna; lo avrei soffocato, quant' vero Dio.
Al che lui cominci a fischiettare e a bofonchiare mentre allungava una mano dietro alla testa
per prendere qualcosa da un vaso colorato, e io pensavo, no, non mi far incantare dalla sua lingua
biforcuta e dalle sue palle spacciate per gioielli, cos lo presi per il bavero e lo spiaccicai contro il
vestito. Al che lui cominci a tossire e a piangere, perch erano cinque anni filati che non me lo
toglievo.
Insomma gli dissi rimettendolo al suo posto proprio come si fa con chi fa troppo il furbo.
Dov' questa meraviglia?
Dio abbia piet di me! strill. Mi dia il tempo di andare a prendere i sali, signora mia!
Ma non volli sentir ragioni, cos strappai il panno e giuro che quel suo coso assomigliava solo
all'ammennicolo di un orientale. Era giallo, livido e oblungo.
 una banana, signora disse il malandrino.
Una banana? Ma che diavolo era una banana?
Una cosa del genere non  certamente cresciuta in Paradiso dissi.
E invece  proprio cos, signora fece lui, sibilando come una vipera. Questo  un frutto che
cresce alle Bermude, il posto pi vicino al Paradiso di quanto lo sarete mai voi.
La sollev sopra la testa e la folla, vedendola per la prima volta, se ne usc con un grido,
cominci a darsi di gomito e gli ordin di dire chi fosse quel poveraccio cos malridotto da esser
costretto a vendere la sua virilit.
 dipinta o infetta dissi io, perch non ho mai visto un coso di quel colore.
Johnson cominci a gridare a pieni polmoni nel tentativo di farsi sentire in quel chiasso
generale.
Questo non  l'organo di un donnaiolo.  il frutto di un albero. Va sbucciato e mangiato.
La risposta fu un conato di vomito generale. Nessuna donna onesta poteva mettere in bocca un
affare del genere, se l'avesse fatto un uomo, sarebbe stata un'azione degna di un cannibale. Non
eravamo certo andati in chiesa per tutti quegli anni e non eravamo stati mondati dal sangue di Cristo
per mangiarci tra di noi come fanno i Pagani.
Diedi uno strattone al guinzaglio decisa a portar via Jordan ma mi ritrovai con la corda in mano.
M'accovacciai infilandomi tra un gran turbinio di piedi nudi, di calze bucate e anche, di tanto in tanto,
tra le borchie delle scarpe di qualche gentiluomo. Jordan era sparito. Il mio ragazzo era sparito. Me ne
uscii con un muggito, come quello di una vacca, e avrei continuato a muggire fino alla fine del mondo
se un poveraccio non mi avesse presa per un orecchio costringendomi a voltarmi per guardare sotto al
diabolico tavolo di Johnson.
Vidi Jordan, immobile come una statua. Se ne stava l, a braccia alzate, con lo sguardo fisso
sulla banana sollevata sopra la testa di Johnson. Accostai la testa a quella di Jordan, guardai dove
guardava lui e vidi acque azzurre e profonde sullo sfondo di una spiaggia pallida e di alberi i cui rami
cantavano di verde nonch uccelli colorati come un parco per divertimenti oltre a un vecchio che
indossava un perizoma.
Fu quella la prima volta che Jordan prese il largo.
Londra  un gran brutto posto, pieno di peste e di marciume. Mi piacerebbe trasferirmi in
campagna con Jordan ma sono costretta a vivere dalle parti di Hyde Park per far partecipare i miei cani
alle gare di corsa e di lotta. Ogni sabato me ne torno a casa coperta di sputi e piena di morsi ma in tasca
ho dei bei soldoni e ho bisogno solo di un corpo che mi faccia compagnia.
La mia vicina di casa, cos nera e spelacchiata che un paio di volte  stata scambiata per un
quarto di roastbeef avvolto nella mussola, si fa bella dicendo in giro che  una strega. Nessuno sa
quanti anni ha; ma che et pu avere quel pallone di cuoio che le fa da testa e quell'incredibile mucchio
di stracci che le fa da corpo? N io n altri le abbiamo mai visto i piedi sotto la gonna, e non si sa con
cosa cammini. Le sue mani, che non smettono mai di far cenni e di contorcersi, assomigliano alle
scimmie grinzose portate in giro dai suonatori d'organetto. Lei non si muove ma le sue mani non
stanno ferme un istante, sempre l a grattare la testa e il pube, sempre pronte a ghermire cibo che infila
in bocca in un lampo. Non sono certo una donna abituata a usare coltello e forchetta, per so come ci si
deve comportare a tavola in compagnia. So servirmi del pane a mo' di piatto e versarci sopra il sugo
senza che sgoccioli sul vestito. Invece basta guardarle il mento per indovinare, senza chiederlo a una
strega, che cosa ha mangiato nelle ultime tre settimane. Quando ho trovato Jordan, coperto da tanto
fango che avrei potuto cucinarlo al forno come un riccio, fu lei ad aiutarmi a lavarlo per scoprire di che
sesso era. Mentre cercavo di inumidire la crosta con una spugna intrisa d'acqua calda, lei la grattava via
con le dita rapaci strappandogliela a pezzetti, come si fa con un cane tornato dalla caccia.
Ti spezzer il cuore disse lei, felice di avere trovato da pescar nel torbido vicino a casa.
Trover il modo di farti innamorare di lui e poi ti spezzer il cuore.
Dopo di che si ferm per un po', appoggi l'orecchio sul torace del ragazzo e il battito del suo
cuore riemp la stanza.
Saranno molti a desiderare questo cuore, ma nessuno lo avr. A eccezione di una donna che gli
si negher. A quel punto la vecchiaccia per poco non si strozzava con quelle sue risate stridule mentre
io fui costretta a darle delle botte sulla schiena fino a quando non sput un po' di catarro e mi ringrazi
della gentilezza. A dire il vero avrei potuto spezzarle la spina dorsale come una lisca di pesce. Se lo
avessi fatto, forse avrei cambiato il nostro destino, perch il destino pu manifestarsi in ogni momento
e pu esser cambiato in ogni momento. Avrei dovuto ucciderla, dopo di che la nostra storia sarebbe
stata completamente diversa.
Si trascin fuori, nel buio della notte, e io la seguii.
Ero invisibile allora. Io che sono costretta a mettermi di coltello per passare da una porta, posso
dissolvermi nel buio notturno con la stessa facilit di un esserino sottile che canta nel coro della chiesa.
Io amo cantare ma non in chiesa perch il pastore dice che i mascheroni devono stare fuori e non trovar
spazio negli scranni del coro. Cos canto dentro la montagna della mia carne e la mia voce  sottile
come una canna e la mia voce non  intasata di lardo. Quando canto i cani s'accucciano in silenzio e i
passanti notturni smettono di blaterare e di lamentarsi e pensano ai bei d, quando erano felici. E io
canto i bei d, quand'ero felice, anche se so che sono solo mie fantasie e che non sono mai stata altrove.
Ma che importanza ha che il luogo non si trovi sulla carta se riesco ancora a descriverlo?
Una notte Jordan mi port a fare una gita in barca. Mollammo gli ormeggi con l'alta marea, al
calar del giorno. Percorremmo il Tamigi fino a che non uscimmo in mare aperto mentre io continuavo a
guardare indietro meravigliandomi di come sparivano rapidamente i luoghi che conoscevo meglio.
Jordan disse che, servendosi delle stelle, si pu andare dappertutto. Su entrambe le rive, s'affacciavano
sull'acqua bassi edifici costruiti su palafitte. Qui e l i dragatori si trascinavano da una palafitta
all'altra, smuovendo l'acqua scura con un bastone e riempiendo d'immondizia i loro canestri di giunco.
Giusto una settimana prima, uno di loro aveva trovato un'ancora che si diceva fosse d'epoca romana
quando eravamo tutti barbari coi capelli lunghi fino alla vita. I dragatori non hanno dignit, sono pronti
a tuffarsi nell'acqua melmosa per un niente.  vero che uno di loro vive in una grande villa di Chelsea
ma, per ricchi che siano, lui, sua moglie e i loro marmocchi assomigliano all'immondizia che gli d da
mangiare. Lei  magra come una stringa mentre lui  uno stronzo di prima categoria. I loro bambini
riempiono il prato di casa come cacche di coniglio. Io sono una peccatrice, per giunta sono una
popolana, ma, se fossi abbastanza furba da potermi permettere una collana di perle, mi laverei il collo
prima di metterla.
Jordan mi disse d'indossare il mio vestito pi bello per la nostra gita in barca. Feci quel che
m'aveva chiesto. In testa calcai un cappello piumato, come un uccello che fa il nido su un albero. Mi
sistem in un posto comodo e mi domand almeno dieci volte se avevo abbastanza caldo. Io avevo
caldo. Vedevo il mondo.
Quando cal il buio, Jordan accese diverse lanterne lungo le fiancate della barca. Mi s'avvicin
dicendomi che era la notte pi corta dell'anno e che di l a qualche ora sarebbe sorto il sole e io avrei
avuto modo di assistere a uno spettacolo mai visto prima. Non aggiunse altro e io mi scervellai per
capire che spettacoli straordinari aveva preparato per me. Tanto pi che posso dire con orgoglio di aver
visto pi cose del popolino, ivi compresa una mummia egiziana. Non ho visto le bende ma ho visto il
sarcofago laccato d'oro mentre la portavano da Londra a Enstone. Era un dono della buona regina
Henrietta a un suo favorito che aveva costruito un giardino meraviglioso con magnifici giochi d'acqua.
E ho visto una banana.
Insomma, chiss cosa aveva preparato Jordan?
Aspettammo a bordo con la barca che dondolava dolcemente da una parte all'altra e Jordan mi
parl dei posti che aveva visitato e delle piante che aveva portato in Inghilterra. Aveva visto le strade di
Francia, e anche quelle d'Italia e, insieme a John Tradescant, s'era spinto fino in Persia. Tradescant
mor subito dopo che Jordan ebbe portato in Inghilterra il primo ananasso; prima per aveva fatto in
tempo a riempire la sua casa di Lambeth di oggetti strani e rari raccolti negli angoli pi remoti della
terra. L'Arca, era questo il nome che aveva dato alla sua casa, era cos ingombra di oggetti curiosi
che un visitatore non avrebbe saputo dove appoggiare il cappello. Per tutti i personaggi pi importanti
erano andati a fargli visita, compreso il Re, ed io ho visto il Re. Quali altre meraviglie mi restavano?
Guarda disse Jordan.
Eravamo in mare aperto. Onde grigie con la cresta bianca. Una linea sottile all'orizzonte dove il
cielo s'inabissava in mare. Niente uccelli, niente palazzi, niente persone, niente barche. Fummo
investiti da una brezza leggera.
Poi vedemmo il sole. Vedemmo sorgere il sole dal mare e la luce gridava sempre pi forte
finch fummo costretti a urlare per capirci, e vidi il sole sul viso di Jordan, e gli ultimi bagliori delle
lanterne, e, sullo sfondo dell'ultima sbiadita traccia di luna, uno stormo di gabbiani spuntati dal nulla
che sembravano nati dal sole.
Rimanemmo l, a farci cullare dalle onde, fino a quando vedemmo passare il convoglio
silenzioso delle barche dei pescatori notturni. Ci salutarono e lanciarono un paio di pesci a Jordan dopo
di che, dopo avermi vista bene, ne lanciarono un terzo.
Avevo con me un filone di pane, ci preparammo la colazione e buttammo gli avanzi ai gabbiani
che volavano bassi intorno a noi. Poi facemmo vela verso casa col sole alle spalle e, proprio mentre
stavamo entrando nel Tamigi, mi voltai una volta. Ricordo solo l'acqua lucente e l'immensit del
mondo.
L'acqua lucente e l'immensit del mondo.
Le ho viste entrambe molte altre volte da quando ho lasciato mia madre sulle rive del nero
Tamigi, eppure torno sempre con la mente in quel luogo, un luogo che non  n il pi bello n il pi
incredibile.
Per sfuggire al peso del mondo abbandono il corpo dov', sia che io chiacchieri o che ceni con
qualcuno, e percorro a piedi un dedalo di vicoli tortuosi fino a una casa un po' distante dalla strada.
I vicoli sono male illuminati e la distanza tra un lato e l'altro non  pi larga della mia apertura
di braccia. La pietra si sgretola, i ciottoli sono irregolari. La gente che affolla la strada si manda a quel
paese, le loro voci s'involano dalla massa di teste e arrivano galleggiando fino alle guglie della chiesa,
fino alle grandi campane di bronzo che coi loro rintocchi annunciano la fine del giorno. Le loro parole,
volando in alto, formano sulla citt una densa nube che, di tanto in tanto, deve venir ripulita a fondo da
quell'ammasso di parole. Uomini e donne a bordo di mongolfiere salgono dalla piazza principale verso
il cielo e, armati di scope e scopettoni, ingaggiano una dura battaglia con la cupola di parole
intrappolate sotto il sole.
Le parole resistono alla cancellazione. Le pi vecchie e cocciute formano una spessa crosta di
rabbia chiacchierina. Gli spazzini sono stati morsi da parole che litigavano ancora tra di loro e, in
occasione di un processo rimasto famoso, una donna che s'era vista mangiare lo scopettone e ferire le
mani da una lite furibonda si decise a citare in giudizio il suo antagonista. I responsabili di quel gran
chiasso cercarono di difendersi dicendo che quelle parole non erano pi loro. Erano passati degli anni.
Non era mica colpa loro se la citt non era riuscita a liberarsi di quel che aveva sopra la testa. Il giudice
diede torto alla querelante ma ordin al Comune di comprarle uno scopettone nuovo. Lei non fu affatto
soddisfatta e, qualche tempo dopo, venne scoperta mentre spruzzava di vetriolo i camini degli uomini
da lei citati in giudizio.
Una volta mi capit d'accompagnare una spazzina su una mongolfiera e, con mia grande
sorpresa, udii, mentre la citt si rimpiccioliva sempre di pi, un lieve ronzio simile a quello delle api. Il
ronzio divent sempre pi forte fino quando non assomigli al chiasso di uno stormo di uccelli e poi al
vociare assordante dei bambini quando escono dalla scuola il giorno in cui cominciano le vacanze. Lei
m'indic qualcosa con lo spazzolone e vidi davanti a noi una massa vibrante e multicolore. Non
riuscivamo neppure pi a parlare assordate com'eravamo.
Lei m'indic, sempre con lo spazzolone, una striscia di parole di un rosso acceso che, per quel
che ne capii, erano uscite dalla bocca di un gruppo di giovanotti che tornavano a casa da un bordello.
Dalla smorfia della mia compagna capii che quel lavoro la disgustava per continu a sgobbare e, dopo
qualche istante, non rest che il rosa sbiadito di qualche bestemmia spettrale.
Poi fummo attaccate da una nuvola rabbiosa sputata da un parroco sorpreso a fornicare con sua
madre. La nuvola avvolse completamente la mongolfiera e temetti il peggio. Non vedevo pi la mia
guida ma la sentivo tossire per via del puzzo tossico. A un tratto mi ritrovai immersa in un dolce fluido
e tutto torn limpido.
Le ho battute con l'acqua santa disse mostrandomi un vaso di pietra col sigillo del Vescovo.
Dopo di che il nostro lavoro risult molto pi agevole. In realt mi spiacque quando le vidi
spazzar via i sospiri d'amore di tante ragazze. La mia compagna, pur dicendomi che era severamente
proibito, prese un sonetto, lo ripose in una scatola di legno e me lo diede per ricordo. Bastava sollevare
appena appena il coperchio per sentirlo ripetersi all'infinito, cosa che seguiter a fare finch qualcuno
non lo liberer.
All'imbrunire, ci unimmo alle altre mongolfiere che spazzavano via le ultime parole disperse e
vagabonde. Al calar del sole il cielo aveva il colore del marmo venato mentre intorno a noi era scesa
una gran pace. Mentre calavamo nell'aria tersa notammo che, di tanto in tanto, ci passavano accanto
nuovi stormi di parole provenienti dai passanti che, insoddisfatti del peso della loro vita, trasformavano
in continuazione le cose pi pesanti nelle pi leggere delle propriet.
Atterrammo dalle parti dell'universit dove i professori, le cui discettazioni avevano
densamente affollato l'etere al punto che negli ultimi cinque anni non avevano mai visto n il sole n la
pioggia, ci riservarono un'accoglienza degna di due eroine invitandoci a festeggiare con loro.
Quella notte due innamorati che sussurravano sotto la navata a piombo della chiesa rimasero
vittime della loro stessa passione. Il profluvio delle loro parole, impossibilitato a sfuggire
all'intransigenza saturnina del piombo, aveva riempito la navata al punto che l'aria era stata
completamente eliminata. I due innamorati morirono soffocati ma, quando il sagrestano apr il
portoncino, le parole lo scaraventarono per terra, desiderose com'erano di guadagnare la libert, e
furono viste volare alte sopra la citt in forma di colombe.
Quando Jordan era piccolo costruiva barchette di carta e le faceva navigare sul fiume. Cos
impar l'effetto del vento sulle vele ma non impar mai l'effetto dell'amore sul cuore. La sua pazienza
era seconda solo alla sua speranza. Passava giorni e notti ad armeggiare con dei legnetti staccati dalle
cassette della frutta e a trasformare in vele ogni pezzo di carta che rubava. Avevo l'abitudine
d'osservarlo mentre se ne stava in piedi sul fango o steso a faccia in gi col naso che sfiorava la
corrente, con le mani che raddrizzavano la barchetta prima di spingerla nella direzione del vento.
Dimentico di s per ore e ore. Al momento opportuno si sarebbe comportato cos anche col suo cuore.
Lui non credeva ai naufragi.
E se ne tornava a casa con la barchetta rotta e col viso rigato di lacrime, sedevamo accanto alla
lampada, l'aggiustavamo alla meglio e il giorno dopo era di nuovo come il primo giorno. Ma quando
perse il cuore non aveva nessuno accanto a s. Era solo.
Nella citt delle parole di cui vi ho parlato il profumo delle fragole di bosco era il profumo
caratteristico della casa di cui non vi ho ancora parlato. Gli stoloni delle piante spuntavano dalle aiuole
delimitate da piastrelle in pietra per poi avvolgersi intorno ai vasi di terracotta e alle grate di ferro
nascondendo i lastroni che pavimentavano il cortile. Chiunque si presentasse al cancello si trovava di
fronte a ondate di verde punteggiate di fragoline rosse, imprigionate dalle ragnatele, come rubini
dimenticati. C'era un sentiero che attraversava il cortile e conduceva a un uscio di quercia; dietro
all'uscio c'era l'ingresso quadrato della casa su cui se ne aprivano altri che portavano altrove.
Nell'ingresso c'erano quattro armature complete, nonch una mazza.
La famiglia che viveva in quella casa aveva una strana abitudine. Tutti evitavano accuratamente
di toccare il pavimento coi piedi. Se si aprivano le porte che davano sull'ingresso non si vedevano
pavimenti ma pozzi senza fondo. I mobili della casa erano appesi a scaffalature che calavano dal
soffitto; il tavolo della sala da pranzo era tenuto sollevato con robuste catene di venti centimetri di
diametro. Cenare in quella casa  strano, molto strano, perch l'ospite deve accomodarsi su una sedia
dorata e farsi sollevare con un argano finch non raggiunge il posto assegnato.  lui l'ultimo ad
accomodarsi mentre gli abitanti della casa sono gi seduti e si divertono dondolando i piedi sull'abisso
abitato dai coccodrilli. Tutti i commensali hanno a loro disposizione un certo numero di bicchieri e di
posate nel caso in cui li facciano cadere accidentalmente. Gli avanzi della cena, tanti o pochi che siano,
finiscono nel pozzo da cui proviene un rumore sinistro.
Quando tutti hanno mangiato a piacimento, i signori rimangono al loro posto mentre le signore,
rispettando un ordine ben preciso, si spostano, camminando su una corda tesa, nella stanza accanto
dove mangiano biscotti e vino annacquato.
Come si sa, il soffitto di una stanza funge da pavimento di quella al piano superiore ma la gente
che vive in quella casa ignora questa degradante necessit e continua a salire verso l'alto, celebrando i
soffitti ma negando i pavimenti, cos la loro casa non finisce mai e loro devono servirsi di carrucole e
corde per passare da una stanza all'altra, chiamandosi ad alta voce mentre si spostano.
La casa adesso  vuota, ma fu l, dondolando sulla cena, illuminata dalla conversazione ed
arricchita della salsa di anatra selvatica, che notai una donna con una faccia come un viaggio per mare
in cui non trovavo il coraggio d'avventurarmi.
Non le rivolsi la parola, anche se parlai con tutti gli altri e lei, a mezzanotte, calz un paio di
scarpine da ballerina e s'avventur sulla corda senza mai esitare. Era una ballerina.
Trascorsi la notte nel mio letto sospeso e dormii male. All'alba, mi sporsi fuori dalla finestra
con una corda legata alla vita. Si vedeva ancora la luna: ebbi l'impressione d'essere pi vicino alla luna
che alla terra. Un vento freddo m'intirizziva le orecchie.
Poi la vidi. Scivolava gi dalla sua finestra aggrappata a una cordicella che tagli e riannod pi
volte durante la discesa. Strizzai gli occhi per seguire le sue mosse, ma lei era sparita.
Deve esser successo pi o meno nel 1640, quando Jordan aveva una decina d'anni; fu allora che
conobbe John Tradescant, sulle rive del ribollente Tamigi. L'estate era cos calda che una casalinga non
aveva bisogno d'accendere il fuoco per arrostire il maiale: le bastava appenderlo in cortile per un'ora.
Per quel che mi riguardava, le vampate di calore che m'assalivano senza posa sembravano arrivare
direttamente dalle porte dell'Inferno e sono certa che il Giorno del Giudizio quelli che non entreranno
nella schiera degli angeli sentiranno la stessa vampata di calore sul viso e sui piedi, un'anticipazione
dei tormenti che li aspettano. Mi bastava mettere un piede fuori dall'uscio per sudare tanto da riempire
un secchio. Queste cascate di sudore erano seguite da branchi di pidocchi nonch da altre timide
creature e, costretta com'ero a mettermi spesso sotto la pompa dell'acqua, posso affermare con assoluta
certezza d'esser stata pulitissima.
La pulizia  la condizione che pi s'avvicina alla Santit disse un Puritano che passava da
quelle parti.
Dio guarda dentro il cuore, non a come si veste una povera donna gli risposi a bruciapelo. Ma
non ci fu verso d'impedire la sua predica che pronunci con le pupille rovesciate, innocenti come
quelle di un coniglio.
 vero che se la citt  in fermento non  solo per l'ondata di calore, ma anche perch il Re
minaccia di diventare seguace del Papa, e il Parlamento  in rivolta, sobillato di continuo da Cromwell
con quella sua testa di rapa che mesta e rimesta.
Una mattina Jordan s'era alzato presto per andare a giocare con le sue barchette e gli avevo
promesso una mela quando avrei finito di accudire i cani. Strizzando gli occhi per proteggerli dalla luce
violenta, uscii di casa per andare a cercarlo e lo vidi da lontano seduto su un pontile marcio; accanto a
lui c'era un signore. Affrettai il passo convinta che fosse un farabutto dalla faccia d'angelo che voleva
convincerlo a seguirlo.
Mentre m'avvicinavo, Jordan mi salut agitando la mano mentre il signore s'alz inchinandosi
leggermente, una forma di cortesia di cui mi compiacqui, e mi disse di chiamarsi John Tradescant.
Dopo di che si concesse una pausa prima di aggiungere giardiniere di Sua Maest il Re.
Era un bell'uomo sulla trentina e non dava l'impressione d'essere impaurito all'idea che il
pontile mangiato dai tarli potesse crollare da un momento all'altro sotto il mio peso che lo faceva
dondolare come un corvo posato sul nido di uno scricciolo. Mi chiese se desideravo accomodarmi ma
ebbi piet di lui e indietreggiai fino alla riva del fiume. Lui s'accovacci a frugare nella borsa
cavandone tre pesche. Ne offr una a me e l'altra a Jordan che la tenne ferma con entrambe le mani,
come fosse una sfera di cristallo.
Le ho coltivate io disse Tradescant. State mangiando un frutto dell'albero del Re!
Dopo di che morse la sua pesca e tutto il succo gli col addosso. Io addentai cautamente la mia,
con la grazia di una vera signora. Jordan invece non fece niente e fui costretta a ricordargli le buone
maniere.
Tradescant mi disse di aver camminato lungo la riva del fiume da Putney al Molo della
Sirenetta mentre si lambiccava il cervello per risolvere un problema. Aveva visto una barchetta
passargli accanto e l'aveva cos incantato la facilit con cui scivolava sull'acqua da dimenticare il suo
umor melanconico per ricordare i giorni delle sue avventure in mare. Per anni, fino al 1637, quando era
morto suo padre, aveva navigato in luoghi esotici raccogliendo piante cos rare che occhi mortali non
ne avevano mai viste di simili. Le aveva coltivate nel museo e nel giardino paterno, a Lambeth. Alla
morte di suo padre, fu costretto a rientrare dalla Virginia per assumere il posto tradizionalmente
riservato alla sua famiglia, quello di giardiniere del Re. Non aveva nulla contro quel lavoro, anzi, ma a
volte si sentiva vuoto e in quei giorni sapeva che il suo cuore andava per mare.
Un uomo deve assumersi le sue responsabilit disse. Ma non sempre sono quelle che
avrebbe scelto.
Giusto cos, dissi io e per una donna il fardello del Diavolo pesa il doppio.
Mentre Tradescant se ne stava l, sulla riva, con lo sguardo fisso sulla barchetta, impietrito, col
cervello che vorticava, Jordan era arrivato di corsa gridando parole d'incoraggiamento alla sua
barchetta. Aveva occhi solo per quella, non per le cosce di Tradescant e, un momento dopo, si
ritrovarono riversi sulla riva, con Jordan combattuto tra il terrore di venir picchiato e il timore di
perdere la barca. Invece Tradescant lo rimise in piedi, recuper il natante e and a sedersi insieme a lui
sul pontile dove li avevo trovati.
Fece vedere a Jordan quel che avrebbe dovuto fare per allungare il timone in modo che la
barchetta potesse navigare in acque pi profonde senza capovolgersi. Gli raccont storie di scogli che
spuntavano dall'oceano, l'unica terraferma all'orizzonte; e nessun segno di vita tranne qualche uccello
gracchiante. Disse che il mare  cos immenso che nessuno potr mai percorrerlo tutto. Che ogni
viaggio tracciato su una mappa ne contiene un altro nascosto dai suoi stessi segni...
Lo presi in giro per quest'affermazione; la terra  sicuramente un posto agibile, fatta di sangue e
di pietra e completamente piatta. Sono convinta che potrei attraversarla tutta, da un capo all'altro, se
solo ne avessi voglia. E se molti uomini avessero la stessa voglia, non ci sarebbe un solo angolo della
terra incontaminato. E dove andavano a finire i suoi viaggi dalle mille pieghe come una fisarmonica?
Per Jordan gli credette e, quando Tradescant se ne and, prendemmo la strada di casa mentre
Jordan saltellava qualche passo davanti a me con la barchetta sottobraccio. Guardai il corpo esile, i
capelli neri e mi domandai quanto tempo sarebbe passato prima che cominciasse a costruire barche cos
grandi che non avrebbe mai potuto trasportarle e su cui un giorno sarebbe salito a bordo
abbandonandomi per sempre.
Fino a che punto sono ripugnante?
Ho il naso piatto, le ciglia ispide. In bocca mi sono rimasti pochi denti e anche quelli fanno
pena, anneriti e rotti come sono. Da ragazza ho avuto il vaiolo e il mio viso butterato sembra un covo
ideale per le pulci. Per ho dei bellissimi occhi azzurri che vedono al buio. Della mia corporatura posso
dire solo che, prima di trovare Jordan, pass da Cheapside un circo e nel circo c'era un elefante.
Eravamo tutti contenti di vedere l'elefante, un bestione enorme con la proboscide che frugava
dappertutto. Il suo numero era quello di starsene seduto su una panca come un gentiluomo ben educato
e portare il monocolo. Di fronte a lui c'era una panca con cui si faceva un gioco; s'invitava un certo
numero di persone a mettercisi sopra, ammucchiate alla meglio, per vedere se pesavano pi di Sansone,
cos si chiamava l'elefante. Non c'era mai riuscito nessuno, anche se la posta in gioco era un barile di
birra.
Una sera in cui m'ero presentata con i capelli legati con un nastro, pensai che avrei potuto esser
io a sfidare Sansone. Lo avevo squadrato per bene e m'ero fatta l'idea che non fosse molto pi grosso
di me. Cos presi per un braccio l'uomo che strillava e sbeffeggiava gli spettatori invitandoli a
gareggiare con quello che dopo tutto era solo un animale e gli dissi che mi sarei seduta io sulla panca.
Ma signora, strill quel parassita secondo me lei non pesa pi di un angelo.
Lei non conosce le Sacre Scritture gli risposi. Perch nei sacri testi non c' scritto quanto
pesano gli angeli.
Con le sopracciglia puntate verso il Cielo, l'unica parte di lui che avesse una qualche possibilit
di arrivarci, cominci a menar colpi sul suo tamburo e a lanciare urli strazianti, come a un funerale,
dicendo: Signori, che spettacolo! Venite! Venite!. Un attimo dopo faticai a respirare per il calore di
tutti quei corpi; anche l'elefante venne rinvigorito con una secchiata d'acqua gelata.
Mi permetta di scortarla alla panca disse quel goffo buffone coi campanellini del cappello che
non smettevano un attimo di tintinnare.
Siccome sono naturalmente cortese, gli concessi di accompagnarmi al mio posto.
Prima sar costretto a perquisirla disse la creatura roteando gli occhi verso la folla. 
necessario che m'accerti che non nasconda pesi di piombo o qualche altra diavoleria.
Non mi mettere le mani addosso! strillai. Te lo faccio vedere io cosa c'ho qui sotto.
Sollevai il vestito fin sopra alla testa. Non indossavo biancheria intima per via del gran caldo.
La gente and in delirio e sentii una voce che mi paragonava a una catena montuosa. Comunque
tanto bast per far chiudere il becco al mio Signor Buffone che non s'azzard a parlar pi di
perquisirmi limitandosi a indicarmi la panca.
Inspirai a fondo, riempii i polmoni d'aria e mi scaraventai a tutta forza sulla panca. Intorno a me
sentii levarsi un grido prodigioso. Aprii gli occhi puntandoli su Sansone. Era sparito. La sua panca
oscillava vuota come la sedia a dondolo in una casa per le vacanze estive, il monocolo era finito in
terra. Guardai in cielo nella stessa direzione degli spettatori. Lass, in alto, come una stella scura in un
cielo bianco, volava Sansone.
 una responsabilit per una donna spedire in cielo un elefante. Che cosa questo spieghi della
mia corporatura non saprei perch  vero che un elefante  un bestione ma come faccio a sapere quanto
pesa? Una mongolfiera sembra grande ma non pesa niente.
So che la gente ha paura di me, forse per i latrati dei miei cani o forse perch sono pi alta di
tutti. Quand'ero bambina mio padre mi prese sulle ginocchia per raccontarmi una favola e si ritrov
con le gambe spezzate. Non mi tocc pi, se non con la punta della frusta che adoperava coi cani. Per
mia madre, che visse solo per un breve periodo e che pure era cos leggera da evitare di uscir di casa
quando tirava vento, mi metteva a cavalcioni sulle spalle e mi portava in giro per miglia e miglia. C'era
chi l'accusava d'essere una strega, ma c' qualcosa di pi forte dell'amore?
Quando trovai Jordan me lo mettevo sul palmo di una mano, come avrei fatto con un cucciolo,
lo sollevavo all'altezza del volto e gli facevo grattar le pulci dai butteri.
Lui era sempre felice. Eravamo felici insieme e, ammesso ma non concesso che avesse notato
che io sono pi grande e grossa di quasi tutti gli esseri umani, non me ne parl mai. Andava fiero di me
perch nessun bambino aveva una madre che riusciva a tenere in bocca una dozzina di arance
contemporaneamente.
Fino a che punto sono ripugnante?
Una mattina, all'inizio della Guerra Civile che avrebbe dovuto finire nel giro di un mese e che
invece dur otto anni, Tradescant si present a casa mia per far visita a Jordan. Io stavo insultando un
mio vicino, un coglione macilento con gli occhi strabici e il naso cos lungo che ci si sarebbe potuto
appendere un cappello. Quel becco lungo aveva osato dirmi che il Re non avrebbe mai dovuto far
guerra contro il suo popolo, al che gli risposi che se quegli sporcaccioni di scozzesi non avessero
ricominciato a fare i loro soliti giochetti sporchi, sempre desiderosi di battersi con qualche nemico, di
guerre non se ne sarebbe neppure parlato. Avevamo vissuto con un Re e senza Parlamento per undici
anni, adesso invece avevamo un Parlamento ma quasi niente Re.
A quel che mi risultava, ma io ne so poco, il Re era stato costretto a convocare il Parlamento per
avere i soldi per far guerra a quelle belve in kilt e alle loro selvagge abitudini. Selvagge al massimo
grado, mentre quel nostro povero Re voleva solo costringerli a servirsi del giusto libro di preghiere. Ma
loro non volevano sentirne parlare e, con modi nient'affatto cristiani, minacciavano il trono. Il Re, che
aveva deciso di rivolgersi al popolo, s'era ritrovato con un Parlamento pieno zeppo di Puritani che non
gli avrebbero dato un centesimo per la guerra se lui non avesse concesso loro le riforme. Non gli
bastava la Chiesa d'Inghilterra che il buon Re Enrico aveva lasciato in eredit a noi tutti, pretendevano
quella che chiamavano la Chiesa di Dio.
Dicevano che il Re era uno scostumato, che aveva le mani bucate, che i vescovi erano corrotti,
che il nostro Libro di Preghiera Comune era pieno di cose care al Papa, che la Regina stessa, essendo
francese, era inevitabilmente legata alla Chiesa cattolica. Oh, odiavano tutto quello che fosse
grandioso, bello e vitale, mentre loro se ne andavano in giro con quei loro vestiti grigi tutti uguali, con
quelle facce grigie tutte uguali che spuntavano dal colletto. L'unica nota di colore che si concedevano
erano i fazzoletti: gli piacevano di pizzo e immacolati, proprio com'era la loro anima. Ho visto dei
Puritani passare accanto a un teatro, dove tutto era allegria e piacere, coi fazzoletti inamidati sul naso
per proteggersi per paura di sentire l'odore del piacere e di infettarsi.
Non gli ci  voluto molto per chiudere tutti i teatri di Londra appena hanno avuto un po' di
potere.
Ma non era stato forse il nostro Salvatore a trasformare l'acqua in vino?
Il nostro pastore divent subito Puritano e cominci ad attaccare il Re dal pulpito.
Predicatore Scroggs, gli dissi una mattina dopo che aveva fatto un sermone sul tema E la
memoria dei malvagi marcisca ma lo sa che il nostro Re  Re per diritto divino?
Lui mi fiss come meglio pot con quei suoi occhi strabici e strinse le mani a pugno.
Pensi al Re dei cieli, signora rispose. In terra il potere appartiene solo a Satana.
Sua moglie mi aveva detto che lui faceva all'amore da un buco nel lenzuolo.
Ma non ti bacia mai? le avevo chiesto.
Non mi ha mai dato un bacio, rispose lei per paura della lussuria.
Quand' cos la lussuria dev'essere molto forte se gliel'attizzava baciare quella che, pi che a
una donna, faceva pensare a una lepre con quelle sue enormi orecchie e quel suo sguardo fisso.
Allora  giusto il detto secondo cui quel che si teme si trova.
Il mio vicino, che aveva un debole per il Predicatore Scroggs, soprattutto perch Dio li fa e poi
li accoppia, la menava con grandi paroloni sulla volont di Dio, come se lo conoscesse, come io
conosco i miei cani. Insomma, per questo ero stata costretta ad alzar la voce, per farlo star zitto, perch
ragionare sarebbe stato tempo sprecato con quella testa di rapa; a quel punto spunt Tradescant.
Signora, signora, si calmi mi disse con quei suoi modi gentili.
Mi voltai e, anche se non lo vedevo da due anni, lo riconobbi immediatamente.
Signor Tradescant, dissi sto difendendo il Re.
Una nobile causa fece lui.
A quel punto il mio vicino dichiar che si sarebbe inginocchiato di fronte al Re solo se il Re si
fosse inginocchiato davanti a Ges. Da un momento all'altro, aggiunse, in terra sarebbe cominciato il
Governo dei Santi e tutti i peccatori sarebbero stati sconfitti e mandati al rogo.
Non mi restava che strangolarlo e, anche se l'avevo preso con una mano sola e lo tenevo
sollevato da terra col braccio proteso, in un baleno divent paonazzo mentre il povero John Tradescant
mi s'era aggrappato al braccio come una scimmietta, implorandomi di mollare la presa.
Lo risparmier solo per amor suo, signore dissi prima di lasciar cadere quell'essere immondo
sul suo letamaio.
Mi dimenticai di lui e accompagnai Tradescant a casa mia dove gli offrii un boccale di birra. Mi
sembrava pallido, sicuramente per il lungo viaggio.
Sono qui per Jordan disse.
A quel che capii aveva bisogno di un aiuto-giardiniere a Wimbledon dove stava allestendo un
grande giardino per la regina Henrietta. Rifiutava di farsi disturbare nel suo lavoro dai disordini. S'era
messo in testa che, quando dal Continente la Regina sarebbe tornata in trionfo dal Re, portando con s i
principini che teneva nascosti per motivi di sicurezza, quel giardino avrebbe rappresentato un
monumento al suo coraggio.
Ma come avrei potuto perdere Jordan a me cos caro e il mio unico conforto?
Tradescant cerc di convincermi con i suoi modi pi gentili. Continuai a rifiutare dicendogli
che Wimbledon era troppo lontana perch il ragazzo affrontasse il tragitto due volte al giorno. Al
tempo stesso, per, desideravo che Jordan lavorasse al progetto, ben sapendo che si sarebbe divertito un
mondo a vedere tutte quelle piante esotiche riunite in un sol posto. Alla fine trovai la soluzione.
Lo accompagner io dissi.
Tradescant sembr sorpreso, cos proseguii.
M' venuto in mente che mi farebbe bene respirare l'aria di Wimbledon, almeno per un po'.
Non posso ospitarla perch non c' posto disse. Jordan allogger insieme agli altri uomini
che lavorano nella propriet.
Credo di avere una certa predisposizione per l'architettura  ero stata io a costruire la capanna
in cui vivevo  cos assicurai Tradescant che avrei saputo costruirne un'altra.
Allarg le braccia, sospir, ma sapevo di averla avuta vinta.
Ci sono i cani. Naturalmente dovr portare anche loro.
Lui mi chiese quanti ne avessi ma lo confortai dicendogli che al momento erano pochi.
Quando pensate di arrivare?
Ci metteremo in viaggio gi domani. Da che parte  Wimbledon?
Mi rispose che il cocchiere conosceva sicuramente la strada e, visto che sembrava avere una
gran fretta d'andarsene, non gli posi altre domande, sicura che me l'avrebbe spiegato l'oste della
Corona di Spine.
Tre giorni pi tardi un mattocchio arriv correndo a pi non posso e balbett singhiozzando al
signor Tradescant che il giardino era stato invaso da uno spirito maligno in compagnia dei suoi Cani
Infernali. Tradescant si precipit al cancello principale e si sent certamente sollevato vedendo che si
trattava solo della sottoscritta che teneva per mano Jordan.
I suoi cani? disse col pomo d'Adamo che andava su e gi.
S, non sono pi di una trentina gli risposi. E solo cinque cagne gravide.
Lui era un gran signore e, se aveva dato l'impressione d'esser rimasto di stucco, si riprese
subito e mi chiese se poteva pagare la carrozza e mandare qualcuno a prender le nostre cose.
Non c' nessuna carrozza, gli dissi e le nostre cose sono tutte qui.
Sollevai un fagotto di panno rosso come un grosso budino natalizio. Jordan teneva la sua
barchetta sottobraccio.
Ma come avete fatto...?
Abbiamo camminato dissi. E quando Jordan era stanco lo portavo io.
Tradescant non fece commenti ma cerc di sottrarmi il fagotto che lo fece cadere per terra. Con
grande tenerezza, proprio come sa fare solo una madre, lo presi in braccio col fagotto e tutto e, seguita
dai miei trenta cani e da Jordan, varcammo il cancello della grande casa e cominciammo la nostra
nuova vita di servitori del Re.
Dormii per due ore nel mio letto sospeso per aria, svegliandomi pi volte, e poi mi calai gi per
la colazione con la carrucola. Avevo il mal di mare.
Quella mattina le persone di cui ero ospite erano impegnate ad addestrarsi al tiro con l'arco,
cos potei setacciare la citt in cerca della ballerina. Nessuno della casa la ricordava, anche se non
capivo come si potesse dimenticare quella bellezza che divorava con lingue di fuoco il resto della
compagnia.
Cominciai dal teatro, dopo di che andai all'opera e poi, col timore che cresceva mano a mano,
scesi i gironi dell'infamia: i caff e i casin, i bordelli e infine una casa di prostitute assoldate da un
ricco signore che le teneva a disposizione dei suoi amici. Le ragazze erano belle ma mi pregarono che
tornassi vestito da donna. Solo cos, forse, mi avrebbero lasciato entrare. Vestito da uomo, anche se
casto, mi avrebbero cacciato o castrato.
Feci quel che mi era stato consigliato e tornai indossando un costume molto semplice
noleggiato per l'occasione. Le ragazze apprezzarono il mio vestito e mi fecero arrossire
accarezzandomi una guancia e lodando la mia pelle liscia.
Bevemmo vino non speziato e quando sopraggiunse la matresse chiedendo chi fosse la donna
con cui s'intrattenevano, una ragazza s'alz dicendole che ero una sua lontana cugina.
Non sapevano niente della ballerina. Non apparteneva al loro gruppo, anche se promisero che
avrebbero chiesto notizie ai loro amici.
Ma come facevano a resistere cos recluse?
I loro alloggi erano molto comodi, con poltrone, divani, letti e giochetti d'ogni genere, per non
potevano mettere il naso fuori della porta.
Come facevano a vivere senza spazio?
Tacevo ed ebbi la sensazione che comunicassero tra di loro senza bisogno di parlare. Poi una di
loro parl, dicendomi che non erano recluse come poteva sembrare. Che durante la notte andavano e
venivano a piacimento.
Com'era possibile? Il portone era sbarrato. Ogni porta aveva tredici chiavistelli. Le finestre
erano cos alte da risultare irraggiungibili e i lucernari, che peraltro venivano lasciati costantemente
aperti, erano inaccessibili.
Sotto la casa scorreva un torrente. Il torrente, che s'immetteva in un fiume che s'immetteva nel
mare, scorreva sotto l'abitazione di una congregazione di donne completamente diverse da loro.
Monache. Questo convento, il Convento della Santa Madre, aveva le cellette che s'affacciavano sul
torrente. Ogni notte le ragazze che volevano andare a divertirsi in citt, visitare gli amici o cenare in
compagnia dell'innamorato, si lasciavano cadere nella corrente rapida e venivano trasportate a valle
dalle parti del convento. Le monache avevano l'abitudine di montar la guardia al torrente per tutta la
notte, e quando una delle ragazze passava davanti al sotterraneo del convento, finiva immediatamente
nella grande rete a bilancia manovrata dalla suora di guardia.
Alcune delle ragazze avevano l'innamorata al convento; altre invece si cambiavano l dentro
prima di andare in giro per i fatti propri. All'alba le ragazze entravano in acqua e, mulinando le braccia,
nuotavano controcorrente per tornare nella loro cittadella chiusa a chiave.
Il loro padrone, un uomo miope e di scarso comprendonio, non s'era reso conto che le donne
che circolavano in casa sua cambiavano in continuazione. In citt c'era un tacito accordo per cui
qualsiasi donna volesse far fortuna in fretta andava a lavorare in quella casa dove avrebbe derubato i
clienti e portato via gli arredi che teoricamente avrebbero dovuto essere sicuri solo perch fissati alle
pareti. A sua insaputa, quell'uomo egoista per cui la vita era solo una merce tra le tante, aveva
finanziato il futuro di migliaia di donne che adesso vivevano in giro per il mondo; erano diventate
negozianti o mercanti. Aveva anche pagato di sua iniziativa la famosa collezione di vini rari del
convento, nonch un numero imprecisato di pale d'altare.
Qualche anno pi tardi venni a sapere che un giorno quel tale s'era presentato nella camera
destinata al suo piacere trovandola senza donne e svuotata dei tesori che conteneva. Per non
approfond mai il problema n lo colleg all'improvviso aumento delle novizie del Convento della
Madre Santa.
M' capitato di conoscere parecchia gente che, volendo liberarsi delle seccature tipiche del
sesso a cui apparteneva, s'era travestita. Gli uomini da donna e le donne da uomo.
Alla fine della mia esperienza nella casa delle prostitute, decisi di continuare a far la donna
ancora per un po' e trovai lavoro in una pescheria.
Avevo notato che le donne hanno un linguaggio tutto loro. Un linguaggio che non dipende dalle
costruzioni degli uomini ma che  strutturato dai segni e dalle espressioni in cui le parole d'uso
corrente vengono utilizzate in codice, cio con un significato diverso.
Con le sottane, ero una viaggiatrice in terra straniera. Non parlavo la lingua locale. Ero guardata
con sospetto.
Osservai che le donne flirtavano con gli uomini, li vezzeggiavano, ci facevano affari, dopo di
che le vedevo ridere a crepapelle alle loro battute mentre gli uomini, del tutto ignari, si sentivano
padroni della situazione e andavano a vantarsi nei caff e a predicare dal pulpito la follia del sesso
debole.
Questa congiura delle donne mi sciocc. Mi piacciono le donne: mi intimidiscono ma le stimo
molto. Non avrei mai immaginato quanto ci odino o quanta profonda piet nutrano per noi. Ci
considerano bambini con troppi spiccioli di mancia a disposizione. La proprietaria della pescheria
m'avvert di non provare mai ad imbrogliare una donna, ma di provarci sempre con gli uomini,
raddoppiando i prezzi o rifilandogli pesce marcio.
Non hanno naso mi disse. Non sono capaci di distinguere un'aragosta vecchia di un giorno
da una appena pescata.
E mi preg di ricordare che, se una donna viene ingannata, se la legher al dito per sempre e un
giorno te la far pagare anche se dovesse aspettare anni e anni mentre un uomo magari far fuoco e
fiamme, forse ti rifiler un ceffone, ma poi si lascer distrarre da qualcos'altro.
Convinta di dovermi istruire sugli uomini, preoccupata che non li conoscessi, scrisse a mio uso
e consumo un libro di regole di cui riprodurr la prima pagina.
1) Gli uomini si fanno abbindolare con niente ma si stancano in fretta, cos cercano di
procurarsi qualche nuovo trastullo.
2) Gli uomini hanno la passione facile ma non la reggono a lungo.
3) Gli uomini danno sempre la caccia alle donne tenere ma se non hanno accanto una donna
forte fanno una brutta fine.
4) Gli uomini devono aver sempre qualcosa da fare altrimenti finiscono per combinare guai.
5) Gli uomini sono convinti di avere molto peso specifico e che le donne siano leggere. Cos 
facile legargli una pietra al collo e affogarli quando diventano insopportabili.
6)  preferibile che gli uomini facciano gruppo tra di loro, cos si consumano in sbornie e
competizioni. Mentre ci accade, una donna pu fare quel che le pare, senza incontrare ostacoli di
sorta.
7) Per niente al mondo bisogna confidare a un uomo quel che pi preme a una donna; se poi
sono loro a premervi di pi, taceteglielo.
8) Se un uomo vi chiede dei soldi, non dateglieli.
9) Se siete voi a chieder soldi a un uomo che non ne vuol sapere, vendete le sue cose pi
preziose e andatevene senza perder tempo.
10) La vostra forza pi grande consiste nel fatto che ogni uomo  convinto di conoscere la
sostanza e il potenziale di ogni donna.
Fui non poco turbato leggendo questa pagina, ma analizzando il mio cuore e il comportamento
delle persone che mi circondavano, ammisi che era giusta. Avevo il cuore pesante, cos pesante che non
ce la facevo pi ad alzarmi da dov'ero seduto. Per mi guardai in giro e vidi che ero soltanto uno di una
lunga fila di persone sfortunate che stavano come corvi su un albero caduto. Tutte si lamentavano da
far pena ma nessuna riusciva a muoversi per il dolore.
Per mia fortuna avevo le mani libere e, infilatane una nel canestro del pesce, ne cavai una triglia
che cominciai ad agitare sopra la testa.
Subito uno stormo di gabbiani spunt stridendo alla vista del pesce. Ne agitai un altro con la
sinistra e, proprio come avevo sperato, gli uccelli si lanciarono a capofitto per prendere i pesci.
Una volta che ebbero piantato il becco nell'esca, mi guardai bene dal mollar la presa e gli
uccelli, resi folli dalla resistenza che opponevo al loro tentativo di procurarsi il cibo, frullarono le ali a
tutta forza e mi sollevarono in volo insieme a loro. Mollai subito la presa ma gli uccelli, che dovevano
avermi scambiato per un pesce enorme, mi trascinarono in aria facendomi volare sopra la citt e in
mare aperto.
Sotto di me, lontane, vidi le onde infrangersi contro le scogliere e le vele delle navi dirette ai
Tropici. Svenni per la paura e, quando rinvenni, non volavo pi ma ebbi la sensazione di trovarmi sul
davanzale di una casa ben arredata in una citt che non conoscevo. Una ragazzina s'avvicin alla
finestra e, dopo avermi chiesto se fossi io la sorellina per cui aveva pregato tanto, m'invit gentilmente
a seguirla nel suo letto in cui trascorsi una notte un po' agitata.
Che cos' l'amore?
Il mattino dopo il nostro arrivo a Wimbledon mi svegliai in un pantano di pensieri filosofici
anche se confortata dal respiro regolare di Jordan e dal ronfare dei miei trenta cani.
Sono troppo enorme per l'amore. Nessuno, n maschio n femmina, s' mai azzardato a farmi
una dichiarazione. Hanno paura di scalare le montagne.
Se mi sono fatta questa domanda sull'amore  perch il pastore sostiene che soltanto Dio ci ama
veramente mentre il resto  solo libidine ed egoismo.
In chiesa ci sono dei bassorilievi in cui si vede un uomo col membro eretto duro come un osso
mentre prende una donna con le tette che sfiorano il terreno simili a quelle di una vacca in attesa
d'essere munta. Lei tiene gli occhi chiusi mentre quelli di lui guardano in alto; nessuno dei due s'
accorto che la prateria  in fiamme.
Se il pastore ha fatto scolpire quei bassorilievi  soprattutto per costringerci a contemplare i
nostri peccati con le relative conseguenze.
Ci sono anche donne in fregola che se ne stanno l con le bocche incollate e uomini avvinghiati
come quando si sprona un bue.
Ogni domenica sfiliamo davanti ai bassorilievi per umiliarci e restare puri per un'altra
settimana, per m' capitato di vedere qualche rigonfio qui e l in un luogo che invece dovrebbe essere
sereno, unicamente dedicato a Dio.
Per quel che mi riguarda, l'amore che conosco  quello dei miei cani, a cui non interessa il mio
aspetto, nonch quello di Jordan secondo cui, anche se sono larga e limacciosa come il fiume di cui lui
porta il nome, sono comunque del suo stesso sangue. Il resto di questo mondo peccaminoso mi tratta
abbastanza bene, a quel che ne capisco io, e mi passa accanto senza degnarmi d'uno sguardo ogni volta
che pu.
Allevo cani per la caccia al cinghiale, lo stesso lavoro di mio padre; speravo che lo avrebbe
fatto anche Jordan dopo di me. Ma lui non vuole fermarsi qui. Nel cervello gli ronzano le storie di altri
continenti in cui gli uomini hanno la testa sul petto mentre altri saltellano su un piede solo sfidando la
legge di gravit.
Questi saltatori coprono la distanza di un miglio con un balzo e mangiano solo la corteccia degli
alberi.  noto che i loro compagni sono i serpenti, proprio quella bestia che ci ha cacciati dal Paradiso e
che ancora c'invita a peccare. Sono cos scaltri che, se sentono le note di un incantatore di serpenti,
appoggiano un orecchio a terra e si tappano l'altro con la coda. Ah, se solo potessi tenermi lontana dal
peccato tappandomi le orecchie con la coda o con qualsiasi altro sistema!
Sono una peccatrice, non col corpo ma con la mente. Conosco i suoni dell'amore perch li ho
sentiti dietro al muro, ma non so che effetti faccia. Ma cosa ci sar di tanto bello in due corpi viscidi
come anguille nel fango che ansimano come cani che danno la caccia al cinghiale?
Una volta mi sono innamorata anch'io, se l'amore  quella cosa crudele che ci trascina di colpo
alle porte del Paradiso solo per ricordarci che sono sbarrate per sempre.
C'era un ragazzo che aveva l'abitudine di passare davanti a casa mia coperto dalla testa ai piedi
di cose da vendere. Da dentro il pastrano penzolavano perline e nastri e aveva le tasche piene di coltelli
da frutta e fazzoletti e fibbie e fili splendenti. Aveva una faccia che mi rallegrava.
Mi alzavo un'ora prima del solito per pettinarmi i capelli, una cosa che faccio solo a Natale in
onore del Salvatore. Indossavo il mio abito pi bello, come una giovenca alla fiera, ma invano perch
lui sembrava non vedermi neppure e mi si stringeva il cuore che diventava piccolo come un pisello.
Quando poi lui girava sui tacchi per andarsene, allungavo sempre una mano per trattenerlo un attimo
ma aveva scapole troppo aguzze per toccargliele. Disegnavo il suo ritratto nella polvere accanto al letto
e davo il suo nome a tutti i polli di mia madre.
Alla fine decisi che l'amore vero doveva essere un amore pulito, cos preparai del sapone...
Odio lavarmi perch cos esponiamo la pelle ai contagi. Seguo l'esempio di Re James che si
limitava a lavarsi i polpastrelli ma che tuttavia era sufficientemente puro di cuore da donarci una
versione della Bibbia scritta in buon inglese.
Odio lavarmi, ma sapendo che  un sintomo dell'amore non mi sorpresi quando, nel cuore della
notte, mi ritrovai a strisciare verso la pompa dell'acqua come un tombarolo. Ero decisa a lavare i miei
vestiti e la mia biancheria, oltre che me stessa. Lo feci in una volta sola azionando il manico della
pompa, prima lavando la parte sinistra del corpo con la mano destra, poi con la sinistra sfregai la parte
destra. Quando fui cos grondante d'acqua che, asciugando qualsiasi parte di me, affondavo in una
pozzanghera, aspettai fuori del forno che la fornaia cominciasse a lavorare; sedetti vicino al forno fino
al mattino seguente. Mi coprii con uno strato di farina, cosa che mi torn utile per schiarire la mia
carnagione scura.
Cos mi presentai al mio innamorato che mi omaggi mostrandomi tutti i suoi denti e giur che,
se fosse riuscito a raggiungere la mia bocca, mi avrebbe baciato all'istante. Lo sollevai da terra e gli
dissi: Baciamoci, allora e chiusi gli occhi per il piacere. Li chiusi per cinque minuti buoni ma poi,
quando li riaprii per vedere cosa fosse successo, vidi che lui era svenuto di colpo. Lo trascinai fino alla
pompa che era stata testimone della mia dedizione e lo tenni sotto il getto dell'acqua finch non
rinvenne dibattendosi come una volpe in trappola e implorandomi che lo rimettessi gi.
Che succede? gridai.  questo l'effetto che ti fa l'amore per me?
No rispose lui.  il terrore.
Qualche mese pi tardi, lo incontrai per caso in un altro quartiere della citt mentre se ne
andava in giro sottobraccio a una puttanella, allegro come sempre.
Al mattino la ragazza, che si chiamava Zillah, mi disse che era stata rinchiusa nella torre sin
dalla nascita.
Non  una torre dissi.  solo una casa piuttosto alta.
No fece lei. Ti sbagli. Affacciati alla finestra.
Feci quel che mi aveva consigliato e, pochi metri pi in basso, vidi una strada dove stavano
allestendo il mercato. Alcune donne coi grembiuli di cuoio ammassavano ravanelli su bancarelle di
legno, un prete benediceva un carico di Sante Reliquie, mentre un sant'uomo, arrivato di buon'ora,
contrattava litigando il prezzo di una cotoletta.
La mattinata era bella; l'aria profumava di limoni.
Mentre guardavo l sotto, un ambulante alz lo sguardo e mi fiss. Gli feci un cenno di mano,
gli sorrisi, ma lui non parve vedermi. Non me ne preoccupai pi di tanto; la gente  spesso nervosa con
i forestieri.
Non  terrificante? chiese Zillah.
Allora capii che stava giocando con me, cos m'accostai a lei per costringerla ad affacciarsi alla
finestra.
Vieni a vedere quella montagna di ravanelli.
Lei taceva. Notai che era pallida e che i suoi occhi erano innaturalmente luminosi. Mi sporsi per
indicarle qualcosa che potesse piacerle ma le parole mi rimasero attaccate al palato. Lei fissava la scena
sottostante. Seguii il suo sguardo che scendeva sempre pi in basso. Ci trovavamo in cima a una torre
molto bizzarra. Il cilindro di pietra si presentava liscio fino a una base di rocce aguzze sferzate dalla
schiuma delle onde. La costa tortuosa non presentava segni di vita. N capanne n ovili interrompevano
la fila di aggrovigliati cespugli di rosmarino. Nient'altro che il vento e il mare color ardesia.
La ragazza s'allontan da me e si rimise a sedere sul letto. Dando le spalle alla finestra le chiesi
che cosa la trattenesse l.
Io disse. Soltanto io.
Solo allora mi resi conto che la stanza non aveva porte.
Puoi darmi qualcosa da mangiare? le chiesi.
Sorrise, allung una mano sotto il letto e tir fuori due topi tenendoli per la coda.
Scoppi a ridere e mi s'avvicin con un topo per mano. Gli occhi le si stavano rannuvolando,
stavano sparendo. Avvertivo il suo fiato, come formaggio avvolto nella mussola.
Non pensai al rischio che correvo; mi catapultai gi dalla finestra atterrando sulla montagna di
ravanelli.
La donna col grembiule di cuoio mi men un gran fendente in testa ma qualcuno dietro di lei la
stratton via e mi sollev per le ascelle intimandomi di dirgli da dove fossi piovuto cos all'improvviso.
Dalla torre risposi, indicandola.
Il chiacchiericcio del mercato cess di colpo e tutti s'inginocchiarono facendosi il segno della
croce. Il venditore di Sante Reliquie indoss una collana di denti di martire e mi spruzz addosso una
manciata di polvere di Sant'Antonio.
La storia era tremenda.
Una ragazza, sorpresa mentre aveva rapporti incestuosi con la sorella, era stata condannata a
costruire la torre dove sarebbe morta. Per allungarsi la vita cerc di costruirla pi alta che pot
trasportando le pietre su una scala a chiocciola che sembrava non dovesse finire mai. Quando non le
rimasero pi pietre, sigill la stanza e la gente del villaggio che non sopportava le sue urla mortali, fu
costretta ad allontanarsi quanto bastava per non sentirla pi. Molti anni dopo, la torre venne demolita
da un forestiero che al suo posto aveva costruito la casa che avevo visto. Un po' alla volta gli abitanti
del villaggio erano tornati, ma n il forestiero n altri potevano abitare in quella casa. Di notte le grida
erano troppo laceranti.
Gli abitanti del villaggio si dimostrarono gentili con me e io contraccambiai dando loro una
mano coi banchetti di frutta esotica e di pesce; di notte gli uomini riempivano le pipe, si sedevano con
la schiena contro il molo e mi chiedevano di dove fossi e perch mi trovassi l.
Non gli raccontai con quali strani stratagemmi fossi giunto fin l, in compenso gli parlai di dove
fosse diretto il mio cuore.
Il mondo  pieno di ballerine disse uno di loro soffiando il fumo in cerchi intorno alla mia
testa.
E poi l'hai vista solo di notte disse un altro.
Per di pi scivolando gi da un muro disse la moglie di quest'ultimo che stava mettendo della
polpa di granchio in una pentola.
Il filosofo del villaggio m'ammon dicendomi che  meglio ignorare che esplorare l'amore
perch  pi facile scoprire le tracce di una bernacla che cercare di seguire le vie del cuore. Al che
segu una discussione sull'amore di cui vi riferir una parte.
C'erano quelli secondo cui l'amore, sempre che se ne accetti l'esistenza, deve esser tenuto sotto
controllo con le nozze e coi legami familiari in modo che il suo calore intenso riscaldi il focolare senza
appiccare il fuoco alla casa.
Secondo altri, invece, solo la passione poteva liberare l'anima dalla sua capanna di fango; solo
lasciando correre il cuore come una lepre braccata e inseguendolo fino al tramonto un uomo o una
donna potevano dormire sonni tranquilli.
La scuola della pesantezza, che vorrebbe impedire l'amore, utilizzava a mo' di esempio quei
passi delle antiche letterature secondo cui coloro che si fanno trascinare dal desiderio, la pi lieve di
tutte le cose, sono costretti a portare un peso peraltro intollerabile. Pesi ben pi insostenibili che
accettare da subito l'idea secondo cui la passione dev'essere tenuta in catene per tutta la vita.
E che dire della donna che si trova trasformata in un albero di loto mentre cerca di sfuggire al
suo ardente innamorato? I piedi le si radicano alla terra, sulle gambe le cresce una corteccia leggera
che, poco per volta, le arriva fino al grembo. Quando prova a strapparsi i capelli si ritrova con una
manciata di foglie in mano.
E che dire di Orfeo che, inseguendo il suo amore, varca le porte dell'Inferno ma fallisce
all'ultimo istante perdendo la sua diletta per sempre?
E di Atteone che, desiderando Artemide, fu trasformato in cervo e dilaniato dai suoi stessi cani?
Queste cose vanno proprio cos e potrebbero venir rappresentate in un fregio solenne che
incornicia i confini della terra.
Allora fu il mio turno di alzarmi per ricordare ai presenti la storia di Penelope che, amando un
unico uomo, aveva rifiutato il facile compromesso di un regno dorato e che, nottetempo, disfaceva la
tela tessuta in una giornata di lavoro in modo da presentarsi il mattino seguente ancora una volta a mani
vuote.
E di Saffo che, piuttosto di perdere la sua innamorata per unirsi a un uomo, si tuff dalle
scogliere ventose trasformandosi in uccello.
 noto che chi vive sotto gli effetti di un incantesimo si risveglia solo al tocco dell'innamorato.
I morti apparenti, gi sul punto di essere restituiti alla terra, possono tornare in vita soltanto per
l'intervento di una persona che ha il calore della vita.
A quel punto, quando ormai era calata la notte e le stelle gemelle di Castore e Polluce si
vedevano appena in cielo, raccontai la tragica storia dei due fratelli, vittime di un amore che
consideriamo contro natura; quando uno fu ucciso, l'altro s'addolor al punto che, mentre implorava
che il fratello tornasse in vita, accett di vivere sei mesi all'anno e il fratello gli altri sei, mentre per il
resto dell'anno avrebbe vissuto l'altro, a costo di non vivere mai pi insieme. Lo stesso vale anche per
noi che, mentre siamo sulla terra coi nostri abiti di piombo, avvertiamo la presenza della persona
amata; non  lontana, ma lo  abbastanza perch non ci sia possibile toccarla.
Gli abitanti del villaggio rimasero in silenzio e, uno alla volta, cominciarono ad allontanarsi,
ognuno immerso nei suoi pensieri. Una donna m'accarezz i capelli. Io rimasi dov'ero, con le spalle
contro la superficie ruvida del molo, e chiesi a me stesso quel che non avevo domandato agli altri.
Cercavo una ballerina di cui non conoscevo il nome o cercavo la parte ballerina di me stesso?
Notte.
Nell'acqua, al buio, non ho peso. Non ho vanit, ma gradirei la consolazione del viso di un
innamorato. Dopo la mia unica incursione nel regno dell'amore decisi di non rendermi pi ridicola. Mi
venne offerto un posto in un bordello ma rifiutai, per via della fragilit del mio cuore. Tutto quel viavai,
che continua notte e giorno, deve per forza indebolire il cuore e renderlo incline all'amore? Non in
maniera diretta, cercate di capire, bens indiretta, giacch la lussuria, in mancanza di romanticismo, con
ogni probabilit finisce per stancare, almeno dopo un po'. Ne parlai con una ragazza che lavorava in
una casa chiusa di Spitalfields; mi disse che odiava i suoi amanti a ore ma che sperava ancora
nell'arrivo di un uomo su una carrozza che le desse da mangiare paste di frutta candita.
Ma qual  l'origine di questi sogni evanescenti?
Quanto a Jordan, lui non ha il mio buon senso e non c' dubbio che inseguir i suoi sogni in
capo al mondo finch non precipiter nel vuoto.
Non posso certo insegnargli l'amore, visto che non ne so nulla nemmeno io, per posso
senz'altro insegnargliene la privazione e forse convincerlo che esistono cose peggiori della solitudine.
Un uomo mi s'avvicin mentre andavamo a Wimbledon e mi chiese se non m'andava di
vederlo.
Vi vedo benissimo, signore gli risposi.
S, ma non tutt'intero fece lui prima di sbottonarsi i pantaloni mostrandomi un affare che
somigliava al baccello dei piselli.
Toccalo pure, vedrai come si gonfia m'assicur lui. Lo feci e in effetti quel suo coso si gonfi
finendo per assomigliare a un cetriolo.
Meraviglioso, meraviglioso, meraviglioso disse in estasi, anche se non capivo proprio perch
fosse cos esaltato.
Ficcatelo in bocca disse. S, come faresti con un boccone prelibato.
Mi piace allargare i miei orizzonti ogni volta che posso, cos feci quel che m'aveva suggerito,
inghiottendolo tutto prima di staccarglielo di netto con un morso.
Mentre lo facevo, il mio amico voglioso sprofond sempre pi nell'estasi fino a quando non
svenne mentre io, a un tempo stupita dalla sua esaltazione e disgustata da quell'affare simile al cuoio
che mi riempiva la bocca, sputai quel che restava del suo coso e lo diedi a uno dei miei cani.
La puttana di Spitalfields mi aveva detto che agli uomini piace godere nella bocca di una donna,
tuttavia sono ancora convinta che  imprudente perch certamente deve passare un po' di tempo prima
che il loro membro torni a crescere. Comunque sia, il corpo  loro e, visto che non so niente degli
uomini, devo obbedirgli, in tutta umilt; cos, se un uomo mi chiedesse di far quella cosa la rifarei di
certo, anche se l'operazione mi lasci del tutto indifferente.
Nella copula, una situazione in cui la donna recita una parte pi piacevole, il membro virile
trova la sua strada nel cunicolo e striscia nel grembo dove, dopo un po', si apre come un pisello
depositando una creaturina umana che crescer in quel terreno fertile.  questo quel che mi hanno
riferito certe donne rimaste incinte che sicuramente conoscono il membro del marito proprio come io
conosco i miei cani.
Quando Jordan sar grande gli dir quel che so del corpo umano e lo avvertir di star bene
attento al suo membro. Ma non  quella la parte del suo corpo che mi preoccupa di pi, bens il cuore.
Il suo cuore.
Qui a Wimbledon lavora un giardiniere francese, un certo Andr Mollet, invitato da Tradescant
perch gli insegni i metodi usati in Francia per costruire fontane e aiuole.
Proprio come la maggior parte dei suoi connazionali, anche lui  pi interessato al suo membro
che alla vanga e ha fatto delle avances a tutte le donne del posto, ad eccezione della sottoscritta. In
onore della sua instancabilit, abbiamo deciso di creare un getto d'acqua che raggiunga i tre metri
d'altezza con una palla d'argento in bilico sulla cima. Il getto, ricadendo, si mescoler con una muro
d'acqua formando una barriera, separando il laghetto con i pesciolini dai campi coltivati.
I laghetti dei pesci sono tondi o quadrati, riempiti con acque rare, a volte salate, a volte dolci, ed
ospitano pesci favolosi magari immaginati ma mai visti prima.
Nel pi grande c' un branco di pesci volanti che, con un sol balzo, lanciano il loro corpo
lucente da una riva all'altra. Chiss se sognano chiome di alberi mosse dal vento?
In un altro, un laghetto curioso che brilla di luce propria alimentato con l'acqua di un pozzo
sacro dell'Estremo Oriente, vive un gruppo di rospi maculati famosi per il loro canto. Questi rospi non
gracchiano, ma fanno a gara a cantar madrigali intrecciando suoni pi dolci di quelli di qualsiasi coro in
chiesa. Neppure nel palazzo del Re Sole, in Francia, c' niente di pi raro e meraviglioso anche se ho
saputo che possiede una donnola ballerina ottenuta in cambio di cento peri. Per quel che mi riguarda,
preferisco il torrentello che scaturisce dalla riva dove sono piantati i ciliegi e che diventa un laghetto
nella grotta con la statua dell'eremita. L'acqua  bassa, col fondo coperto di sassolini e crescione sulle
rive. Sotto i sassolini vivono gamberetti d'acqua dolce che si nutrono di creature ancor pi minuscole
di loro. C' una roccia vicina alla sorgente e molto spesso, al tramonto, mi ci nascondo dietro; mentre
aspetto il calar del sole, canto canzoni d'amore e di morte. Quando la striscia arancione occupa tutto
l'orizzonte, spunta un martin pescatore con le sue vibratili ali blu che si tuffa a capofitto. Risale, diritto
e glorioso, come un santo, con un gamberetto nel becco.
In alto mare, lontano da casa, su una barca scricchiolante, con Tradescant addormentato accanto
a me, c' una citt di cui a volte mi capita di sognare, una citt dove vive gente talmente furba che, per
sfuggire ai creditori, in una notte smonta la casa per ricostruirla subito altrove. Cos il numero degli
edifici cittadini risulta invariato anche se si spostano da un giorno all'altro.
Per i gruppi familiari molto uniti, e la maggior parte degli abitanti di quella citt vive in nuclei
familiari di quel tipo, non  un problema e il pi delle volte accade che i fuggiaschi trovino i loro
inseguitori che li aspettano proprio nel posto in cui hanno scelto di ricostruire la casa.
Insomma,  un trucchetto che vale quel che vale ma come gioco  un passatempo molto
appagante che spiega la straordinaria longevit degli uomini e delle donne di quella citt. Un tempo
eravamo tutti nomadi, attraversavamo deserti e mari seguendo rotte invisibili ma che risultavano
chiarissime a coloro che conoscevano la strada. Da quando sono cominciati gli insediamenti e abbiamo
iniziato a metter radici, come gli alberi, ma senza la possibilit di sfruttare il vento per disperdere i
nostri semi, abbiamo scoperto solo le malattie e l'infelicit.
In quella citt gli abitanti hanno conciliato due desideri contrastanti: restare nello stesso posto
pur lasciandoselo alle spalle per sempre.
Arrivandoci per la prima volta feci amicizia con una famiglia e dopo cena promisi che sarei
passato a trovarli il giorno dopo. Loro insistettero perch lo facessi, e io lo feci, ma ci rimasi male
quando scoprii che, al posto della loro casetta, c'era il Museo delle Antichit. Il direttore simpatizz
con me e mi mise sulla strada giusta. M'ero messo in testa di tornare al museo per guardare lo scheletro
di una balena estinta. Mi sembrava improbabile che un edificio pubblico provasse lo stesso bisogno di
scappare di un individuo qualsiasi.
Mi sbagliavo. Il museo era tornato dov'era prima, vicino alle banchine del porto, e al suo posto,
in tutto quello spazio, c'era un mulino a vento. Mentre osservavo le pale mulinare l'aria, mi chiedevo
che razza di elemento fosse l'aria che sembrava fatta di niente e invece opponeva tutta quella
resistenza; a quel punto il mugnaio s'affacci alla finestra rotonda gridandomi qualcosa che non riuscii
a sentire. M'aggrappai a una delle pale mentre mi passava accanto e mi ritrovai vicino a lui.
Mi chiese se conoscevo la storia delle Dodici Principesse Ballerine. Gli dissi che ne avevo
sentito parlare, al che aggiunse che vivevano ancora in fondo a quella stessa strada anche se,
ovviamente, nel frattempo erano invecchiate. Perch non andavo a trovarle?
Pensando che una ballerina potesse benissimo conoscere una collega e che loro dodici
l'avrebbero di sicuro conosciuta, presi una manciata di aringhe per portagliele in dono e bussai alla loro
porta.
Storia delle Dodici
Principesse Ballerine
Bussai al portone e una voce da dentro mi domand come mi chiamassi.
Jordan dissi, anche se non sapevo con chi parlavo. Sono quaggi.
Accanto al portone c'era un pozzo con una corda sfilacciata e un secchio arrugginito.
Cerchi me?
Spiegai alla testa che spuntava fuori dal bordo del pozzo che ero l per rendere omaggio alle
Dodici Principesse Ballerine.
Puoi cominciare da qui allora disse la testa. Io sono la maggiore.
Con una certa timidezza, perch temo gli spazi ristretti, saltai il muretto e presi a scendere per
una scala a pioli. Mi ritrovai in una stanza circolare ammobiliata con gusto, con un bricco d'argento
che stava per bollire. Ben presto il caff sarebbe stato pronto.
Vi ho portato delle aringhe dissi impacciato.
Quando pronunciai la parola aringa sentii un gridolino gioioso, una mano s'appoggi sulla
mia spalla dopo di che si port via il pacchetto.
Ti prego di scusarla disse la principessa.  una sirena.
E gi la sirena, che era molto bella ma non conosceva le buone maniere, stava ingoiando i pesci
come potremmo fare io o voi con le ostriche.
 questo il prezzo da pagare per l'amore sospir la principessa e cominci a raccontarmi
senza indugio la storia della sua vita.
Dormivamo tutte nella stessa camera, io e le mie sorelle, e quella camera era pi stretta di un
fiume appena nato e pi lunga della barba del profeta.
Ecco spiegato che razza d'alloggio era il nostro.
Dormivamo in lettini bianchi con le lenzuola bianche, la luna entrava dalla finestra creando
delle ombre bianche sul pavimento.
Da questa stanza volavamo ogni notte in una citt d'argento dove nessuno mangiava o beveva.
Tutti erano occupati a ballare. Danzando ci consumavamo gli abiti e le scarpine ma siccome eravamo
ancora profondamente addormentate quando al mattino nostro padre veniva a svegliarci non aveva idea
di dov'eravamo state e come c'eravamo andate.
Come sai, alla fine un principe molto furbo ci sorprese mentre volavamo fuori della finestra.
Gli avevamo somministrato un sonnifero sciolto in una bevanda ma aveva solo finto di bere. Aveva
undici fratelli ai quali ci diedero in moglie e, come si dice, da quel momento in poi vivemmo felici e
contente. In effetti and cos, ma non coi nostri mariti.
Mi  sempre piaciuto nuotare, e fu in acque profonde che un giorno scoprii una caverna di
corallo in cui vidi una sirena che si pettinava. Fu un colpo di fulmine, e dopo qualche mese di incontri
clandestini, con mio marito che si lamentava sempre che puzzavo di pesce, me ne andai e misi su casa
con lei, con nostra grande felicit salmastra.
Per diversi anni non ebbi notizie delle mie sorelle, ma poi venni a sapere per caso che tutte, per
una ragione o per l'altra, ci eravamo separate dai nostri principi gloriosi e vivevamo ciascuna a suo
modo.
Abbiamo acquistato questa casa e adesso viviamo qui. Girando per la casa avrai modo di
conoscere le mie sorelle. Come vedi, io vivo nel pozzo.
Quello dipinto sul muro  il mio ultimo marito disse la seconda principessa. Sembra vivo.
M'accompagn a visitare la sua casa di vetro mostrandomi le cose pi curiose: il feto nato
morto dell'infame Papessa Giovanna che aveva finto di essere l'Unto del Signore finch, in occasione
della processione pasquale, partor. Conservava lei le tavole di pietra con i Dieci Comandamenti date a
Mos. La grafia era consunta ma non era difficile distinguere le impronte in bassorilievo del dito di
Dio.
Faccio collezione di oggetti religiosi.
Non aveva avuto particolari motivi per lamentarsi del marito, n pi n meno di molte altre
mogli, fino al giorno in cui lui non aveva cercato di impedirle di coltivare il suo passatempo.
Fece un fal e bruci il corpo di un santo. Il santo era molto vecchio e avvolto nelle bende. Mi
piaceva vederlo in casa; la sua presenza le dava tono.
Dopo di che tocc a lei avvolgere il marito con le vecchie bende e continu ad avvolgerlo
finch non arriv al naso. Se ne rammaric per un istante, poi continu.
Camminava illuminato dalla bellezza disse lei.
Gli occhi erano scure paludi, le ciglia somigliavano ai salici piangenti. Le sue sopracciglia,
sollevate all'unisono, formavano una diga tra la fronte e il volto. Gli zigomi erano alti e diafani, la
bocca un vulcano. L'alito era come quello di un drago e il suo cuore strappato a un toro. I tendini del
collo erano bianche colonne bloccate dal chiavistello delle clavicole. Riesco ancora a tracciare l'incavo
della gola. Il torace era un forziere, le costole d'ottone splendevano sotto la pelle quando il sole le
illuminava. Le scapole erano catene montuose, la colonna vertebrale una strada acciottolata. Il ventre
era colmo di gioielli e il cazzo si svegliava all'alba. I campi di grano mi ricordano ancora i suoi capelli
e ogni volta che mi capita di vedere una mano con le dita pi lunghe del palmo ho la sensazione che
possa esser lui, tornato a toccarmi ancora una volta.
Ma lui non mi tocc mai. Era innamorato di un ragazzo. Li trafissi entrambi con una sola
freccia nel luogo in cui giacevano.
Ancor oggi penso che sia stata una cosa molto poetica.
Mio marito mi spos solo perch le sue relazioni con altre donne, essendo proibite, risultassero
molto pi eccitanti. Per lui il pericolo era un afrodisiaco: non gli piacevano le cose facili n gentili. I
terremoti erano la sua passione. Ero stata messa in guardia, succede sempre cos, da persone ben
intenzionate o scontente, ma decisi che i pettegolezzi non m'interessavano. Mio marito era bello e
intelligente. Che importanza aveva se andava a sfogarsi in giro purch continuasse ad amarmi? Volevo
amarlo; ero decisa a esser felice con lui. Non ero mai stata felice prima di allora.
All'inizio non facevo quasi caso alle settimane che passava lontano da casa. Non m'ero resa
conto che parte del suo divertimento era farmi impazzire. Solo allora, dopo avermi ferito, riusciva a
godere appieno nei letti che visitava.
Ben presto scoprii che le sue preferite erano le degenti di un manicomio. Con loro organizzava
finti matrimoni in fienili abbandonati. Le donne indossavano un abito nuziale che in realt era un
sudario e al posto del bouquet di fiori ne avevano uno di carote. Lui le prendeva subito dopo, su un
altare che era stato una mangiatoia per i maiali. La maggior parte di loro erano vergini. Gli piaceva
tornarsene a casa, da me, con l'odore del loro sangue addosso.
 possibile che il corpo si odi a tal punto da cercare di liberarsi a qualsiasi costo?
Non lo uccisi. Lo lasciai che camminava sugli spalti del suo regno in rovina; il suo corpo era
piagato dalle malattie. Quell'inverno fu trovato morto in mezzo alla neve.
Perch non aveva potuto volgere la sua vita verso di me come fanno gli alberi che, anche se
piegati dal vento, seguono sempre il movimento del sole?
 possibile che il nome di Raperonzolo non ti giunga nuovo.
Contravvenendo ai desideri della sua famiglia, la cui passione pi grande era collezionare
bambole in miniatura, lei and a vivere in una torre in compagnia di una donna pi anziana di lei.
La famiglia era talmente furibonda per il suo rifiuto di sposare il principe che abitava accanto a
loro che cominci a denigrare la coppia dicendo che una era una strega e l'altra una ragazzina. Non
contenti degli insulti, fecero mille tentativi di far irruzione nella torre, al punto che la coppia felice fu
costretta a sbarrare qualsiasi ingresso che non fosse a livello del cielo. La sua innamorata entrava
arrampicandosi sulla lunga chioma di Raperonzolo mentre Raperonzolo entrava inchiodando una
parrucca sul pavimento e inerpicandosi sulle trecce che penzolavano dalla finestra. Entrambe avrebbero
potuto servirsi di una scaletta, ma erano innamorate.
Un giorno il principe, che aveva sempre avuto la passione d'indossare gli abiti della madre, si
vest come l'innamorata di Raperonzolo e s'arrampic sulla torre. Una volta entrato, leg la ragazza e
attese che la strega malvagia rincasasse. Nel momento stesso in cui lei balz in casa dalla finestra con
la cena in mano, il principe le diede una gran botta in testa facendola precipitare dalla torre. Poi si cal
a terra con Raperonzolo con la corda che aveva portato con s e la costrinse a guardarlo mentre
accecava la sua innamorata con le ossa rotte in un campo di spine.
Dopo di che, com' ovvio, i due vissero felici e contenti.
Quanto a me, il corpo guar ma non gli occhi e alla fine le mie sorelle, che dopo alterne
vicende erano venute a vivere in questa propriet, mi ritrovarono. E mio marito?
Ah, s, la prima volta che lo baciai si trasform in ranocchio.
Eccolo l, proprio accanto al tuo piede. Si chiama Anton.
A Capodanno, mentre attraversavo i profondi solchi dei campi inondati di luce, vidi mio marito
a cavallo; indossava il suo pastrano rosa. Si port alle labbra il corno da caccia e s'alz sugli speroni.
La caccia ebbe inizio; subito i cacciatori non furono pi grandi delle bacche di agrifoglio nascoste nel
verde.
Continuai a camminare, lontana dal sentiero, attraversai cespugli e roveti, spaventai fagiani
aprendomi una strada tra il bestiame paziente i cui zoccoli affondati nella melma erano inanellati di
gocce d'acqua. Avevo gli stivali appesantiti dal fango. A ogni passo il cammino diventava pi duro.
Ben presto mi ritrovai a sollevare i piedi come avrei fatto per salire su per una scala a pioli. Ero
infuriata e sudata. Volevo tornarmene a casa ma non potevo accelerare il passo. Dovevo tornare a casa
per portare il punch nell'immenso palazzo e incendiarlo con fiamme azzurrine.
Dopo esser giunta a prezzo di grande fatica in cima a una collina, guardai l'ampia vallata e vidi
che la neve chiazzava ancora i campi, come lenzuoli stesi ad asciugare. Amo le siepi spinose e gli
alberi con le foglie che cadono in una sola notte, come se qualche bambino si fosse intestardito a
strapparle tutte, deciso a non lasciarne neppure una a un rivale.
Vidi la mia casa col fumo che usciva dai camini, con le finestre arancioni.
Un altro anno.
Poi dal bosco sbucarono un cervo e cinque caprioli che attraversarono il campo proprio davanti
a me. I campi erano chiusi da una staccionata e il cervo la super con un balzo voltando la testa per
invitare gli altri a seguirlo. Non rimase in aria per pi di un secondo, ma in quel secondo ricordai il mio
passato, quando anch'io ero libera di volare, tanto tempo fa, prima di quel leggiadro atterraggio e di
una casa piena di cose.
Il cervo spar nel buio e io voltai le spalle alla casa. L'ultima cosa che udii fu il vociare dei
cacciatori all'ingresso del cortile di casa.
Avevo voluto solo lei. Volevo far correre l'indice dalla fossetta del mento all'incavo dei seni e
gi sulla pianura piatta del suo ventre fino al punto in cui sapevo che l'avrei trovata bagnata. Volevo
metterla prona e far scivolare le mani sul pendio della sua schiena. Volevo esser io la prima ad aprire il
solco segreto tra le sue natiche.
Quando lei si fu adagiata, le massaggiai i piedi con olio alla menta e le tagliai le unghie con
forbici d'argento. Le torsi i capelli trasformandoli in serpenti vivi e le strofinai i denti con la saliva.
Forai le orecchie e le ornai di diamanti. Le versai belladonna sugli occhi.
Quando era ammalata, le asciugavo la febbre con i miei asciugamani e quando piangeva
conservavo le sue lacrime in un vaso Ming.
Non c'era separazione tra di noi. Ci alzavamo al mattino e ci addormentavamo la sera come
gemelle. Avevamo quattro braccia e quattro gambe e quando, al pomeriggio, andavamo a leggere
nell'orto fresco, lo facevamo sedute schiena contro schiena.
Mi piaceva sentire il serpente della sua spina dorsale.
Ci baciavamo spesso, con le bocche piene delle nostre lingue, dei nostri denti, della nostra
saliva e del nostro sangue quando le mordevo il labbro inferiore mentre con le mani la stringevo contro
il bacino.
Facevamo all'amore spesso, specie nel pomeriggio, con le gelosie semichiuse e col corpo
adagiato sul freddo impiantito di pietra.
Per diciotto anni vivemmo da sole in un castello ventoso e non vedemmo nessuno, tranne noi
due. Poi qualcuno ci scopr e allora fu troppo tardi.
L'uomo che avevo sposato era una donna. Loro erano venuti per bruciarla viva. La uccisi con
un sol colpo in testa prima che loro arrivassero al cancello, scappai e adesso sono giunta qui. Possiedo
ancora un suo ricciolo.
Eravamo sposati da alcuni anni quando alla nostra porta si present un venditore di spazzole.
Mio marito era al lavoro, cos lo feci accomodare in cucina e gli diedi qualcosa da mangiare. Gli chiesi
di mostrarmi il contenuto della sua borsa e lui ne cav fuori, com' facile immaginare, strofinacci, una
pigna di saponette rotonde, pettini per i capelli, pettini per la barba di un caprone, e altri oggetti di casa.
Acquistai un paio di cose che mi servivano, dopo di che gli chiesi cosa avesse nell'altra borsa, quella
che non aveva aperto.
Che cosa vorrebbe? mi chiese.
Un veleno...
S, per i topi.
No, per mio marito.
La mia intenzione di assassinare mio marito non sembr sorprenderlo pi di tanto, cos apr la
borsa. Diedi un'occhiata dentro. Era colma di boccette e di sacchetti sigillati.
 un uomo robusto, suo marito?
 grasso, molto ma molto grasso.  l'uomo pi grasso del villaggio.  sempre stato grasso.
Lui ha undici fratelli, tutti snelli, come spighe di grano in primavera. Ogni giorno mangia prima un bue
intero e poi un maiale, sempre intero.
Ha delle buone ragioni per ucciderlo disse l'uomo. Gli metta questo nel latte prima che vada
a letto.
Arriv il momento di andare a letto, rimestai il secchio di latte e ci sciolsi dentro la polverina
seguendo le istruzioni. Mio marit s'avvicin alla stufa con passo d'elefante e ingoll il latte con
un'unica sorsata. Non aveva ancora finito di berlo che cominci a gonfiarsi. Si gonfi diventando
grande come la casa, mand in frantumi il tetto e, nel giro di pochi istanti, esplose. Dal suo ventre
squarciato uscirono una mandria di bestiame e un branco di maiali; tutti sbattevano le palpebre per la
luce ed erano coperti di latte.
Lui s'era sempre lamentato di avere una digestione difficile.
Radunai le bestie e partii alla ricerca delle mie sorelle. Meglio far la contadina che la cuoca.
Mi diede il nome di Jess perch cos si chiama il cappuccio che imprigiona il falcone.
Ero io il suo falcone. Mi portava in giro su un braccio e mi nutriva con le sue mani.
Diceva che avevo un naso aguzzo e crudele e che nei miei occhi c'era la follia. Diceva che lo
avrei fatto a pezzi se solo mi avesse trattato dolcemente.
Di notte, se lui usciva, m'incatenava al letto. La catena era lunga quanto bastava per usare il
pitale o mettermi al davanzale ad aspettare quei tiratardi dei gufi. Mi piace sentire il loro verso. Mi
piace osservare l'improvviso planare ad ali spalancate sulla preda, e poi la picchiata e il loro verso che
ricorda quello di un amante infelice.
Si serviva della catenella anche quando uscivamo a cavallo insieme. Io disponevo di un cavallo
forte quanto il suo, e lui frustava il mio da dietro costringendolo a caricare in mezzo agli alberi, mentre
lui ci seguiva, a mezza testa da noi, tirando la mia catenella e chiedendomi se la cavalcata fosse di mio
gradimento.
Il suo divertimento preferito era quello di farmi mettere a cavalcioni su di lui quando facevamo
all'amore tenendomi stretta per la vita. Diceva che dovevo stargli sopra poich temeva che, alla luce
tremula della candela, avrei potuto strappargli gli occhi.
Io non ero nessuna di queste cose, ma lo diventai.
Una notte, penso che fosse giugno, volai via dal suo polso e gli strappai il fegato, spezzai la
catena a furia di beccate e lo abbandonai sul letto con gli occhi spalancati.
Aveva un'aria sorpresa, chiss come mai. Tu sei come ti descrive il tuo innamorato.
Quando mio marito si fece l'amante, notai che, mentre cenavamo insieme, gli si appannavano
gli occhi e lo sentii cantare tutto solo, senza di me, e, quando lavorava in giardino, non lo faceva per
me.
Era gentile ed educato; gli piaceva starsene a casa ma quando fantasticava su casa sua, non ero
io la donna che rideva alle sue battute seduta di fronte a lui. Non voleva cambiare assolutamente niente;
amava la sua vita. L'unica cosa che voleva cambiare ero io.
Sarebbe stato meglio se mi avesse odiata, o se mi avesse maltrattata, o se avesse messo la sua
roba nelle valigie nuove e se ne fosse andato.
Invece continuava a passarmi un braccio intorno alle spalle, mi parlava della necessit di
costruire un muro di cinta nuovo al posto della staccionata ormai marcia che separava il nostro giardino
dal suo orto. Sapevo che non se ne sarebbe mai andato dalla nostra casa. Aveva lavorato a costruirla.
Mi sentivo sparire, giorno dopo giorno. Per mio marito non rappresentavo pi una realt, solo
una delle cose che lo circondavano. Ero io la staccionata che andava sostituita. Mi guardavo allo
specchio e notavo che non ero pi n vivace n attraente. Ero logora e grigia, come un vecchio golf che
non si ha il coraggio di buttar via ma che non s'indossa pi.
Ammise d'essere innamorato di lei ma disse che amava me.
In parole povere, voleva tutto. In parole povere voleva dire che non era ancora sicuro di volermi
ferire. In parole povere voleva dire non so che pesci pigliare, dammi tempo.
Ma perch, perch dovrei darti tempo? Qual  il tempo che mi dai tu? Sono in cella in attesa
d'essere giustiziata.
Lo amavo ed ero innamorata di lui. Non usavo le parole perch il mio cuore si trasformasse in
zona di guerra.
Sei cos semplice e buona mi diceva scostandomi i capelli dal volto.
Voleva dire che le mie emozioni non erano complesse come le sue. Il mio dilemma  poetico.
Ma non c'era alcun dilemma. Non mi voleva pi, in compenso voleva la nostra vita.
Alla fine, dopo aver passato qualche giorno da lei ed esser tornato a casa inquieto ma
conciliante, decisi che non avrei pi atteso nella mia cella. Entrai dove lui dormiva e gli chiesi di far
fagotto. Dando prova di grande pazienza, mi domand di ricordare che quella casa era sua, che non
potevo esigere che restasse senza un tetto solo perch era innamorato.
Medea lo ha fatto dissi. E Romeo e Giulietta, e Cressida, e Ruth, quella della Bibbia.
Mi chiese di chiudere il becco. Non era un eroe, lui.
Ma allora perch io dovrei essere un'eroina?
Non rispose, tirandosi la coperta sul volto.
Considerai le mie possibilit.
Avrei potuto restare ed essere infelice e umiliata.
Avrei potuto andarmene ed essere infelice con la mia dignit.
Avrei potuto implorarlo di ricominciare a toccarmi.
Avrei potuto abbandonarmi alla speranza e morire d'amarezza.
Raccolsi qualche indumento e me ne andai. Non fu cos semplice, dopotutto era anche casa mia.
Ho sentito dire che ha costruito una staccionata nuova.
Subito dopo esserci sposati, mio marito mi port a casa dei suoi, lontana dalle mie vecchie
conoscenze. Mi promise una dama di compagnia e una biblioteca ma mi chiese di non interromperlo
mai durante il giorno. Di sera lo vedevo per qualche ora, a cena, anche se non mangiava molto. E non
sembrava neppure ansioso di decorare il mio letto col suo corpo.
Gli chiesi cosa facesse durante il giorno, al che mi rispose che meditava sui problemi della
Creazione. Mi resi conto che la cosa avrebbe potuto impegnarlo per molto tempo, cos mi rassegnai a
dimenticare le regole di una vita normale.
Una sera, mentre mangiavamo un piccione che avevo abbattuto col fucile, mio marito s'alz e
disse: C' una torre nera abitata da bestie feroci.  una torre senza finestre n porte. A nessuno  dato
di entrare o di uscire. In cima alla torre c' una gabbia con le sbarre fatte di ossa. Da questa gabbia uno
spirito intrappolato sbircia il sole. La torre  il mio corpo, la gabbia il mio teschio, lo spirito che canta
in cerca di conforto sono io. Ma niente mi conforta, sono solo. Uccidimi.
Feci quel che mi aveva chiesto. Gli fracassai il cranio con un candelabro d'argento e sentii un
sibilo come quello della legna verde quando arde. Spalancai le porte e trascinai il cadavere all'aria
aperta e lui vol via, nell'aria.
Mi capita ancora di vederlo, di tanto in tanto, ma solo da lontano.
Quando ebbero finito di raccontare le loro storie, le dodici principesse ballerine m'invitarono a
essere loro ospite per la notte.
Manca una di voi dissi. Siete solo undici e ho ascoltato solo undici storie. Dov' vostra
sorella?
Si scambiarono uno sguardo, poi la sorella maggiore rispose: La nostra sorella minore non 
qui. Non  mai venuta a vivere con noi. Il giorno del suo matrimonio col principe che aveva scoperto il
nostro segreto, vol via dall'altare come un uccello da una trappola e cammin su una corda che dal
campanile della chiesa arrivava fino all'albero maestro di una nave ancorata nella baia.
Era la migliore ballerina di tutte noi, capace di far assumere al corpo forme per noi impossibili.
Lo faceva per piacere, ma c'era dell'altro; lo faceva perch qualsiasi altra vita sarebbe stata una
menzogna. Lei non bruciava in segreto di una passione che non riusciva ad esprimere; splendeva.
Non la vediamo da anni e anni, dal giorno in cui eravamo vestite di rosso con i capelli neri
sciolti. Dev'essere vecchia ormai, non sar pi cos agile. Il suo corpo pu essere solo un ricordo. Il suo
corpo di oggi non potr mai essere il corpo di allora.
Ti ricordi, disse un'altra sorella, quant'era leggera? Era cos leggera da poter scivolare
lungo una fune, tagliarla e poi legare i due capi a mezz'aria senza sfracellarsi al suolo. Erano i venti a
sostenerla.
Come si chiamava?
Fortunata.
1649
All'inizio la Guerra Civile ci sfior appena. Gli animi erano eccitati, e c'era gente, ad esempio
il Predicatore Scroggs e il Vicino Firebrace, disposta ad approfittare di qualsiasi occasione pur di
sentirsi superiore alla gente normale. Comunque la vicenda procedeva senza troppo clamore, fatta di
scaramucce locali, con le Teste Rotonde che, di tanto in tanto, calavano su una casa nobiliare e se la
prendevano nel nome di Dio. Nessuno pensava seriamente che alla fine il Re non avrebbe vinto come
aveva vinto sempre, come i re vincono sempre, contro qualsiasi avversario.
Anche a me piace combattere, e mi divertivo a provocare il Vicino Firebrace. In realt m'era
mancata molto quella sua faccia losca mentre ero a Wimbledon. Come si fa a divertirsi quando tutti
vanno d'amore e d'accordo?
A Wimbledon eravamo certi che da un momento all'altro la regina Henrietta sarebbe tornata
dalla Francia o dall'Italia o dalla Spagna alla testa degli eserciti alleati spazzando via quei piagnoni di
Puritani con i loro vestiti inamidati. Purtroppo non trov alleati. Simpatizzanti a iosa, ma nessun
alleato. E la Marina faceva la fronda contro il Re, controllava i porti e perlustrava i mari per impedire
lo sbarco di aiuti.
Quando gli uomini del Re venivano a casa nostra e ci raccontavano le storie del Re Zuccone,
parodiando Cromwell che fracassava le stupende vetrate delle nostre chiese e chiudeva tutti i locali di
divertimento per costringere uomini e donne a occuparsi solo di un Dio invisibile, cominciammo a
odiare quelli che prima prendevamo solo in giro.
Frequentavo una chiesa non lontana dai giardini. Una chiesa di campagna famosa per la vetrata
dietro all'altare in cui si vedeva nostro Signore nell'atto di sfamare cinquemila anime. Black Tom
Fairfax, in mancanza di meglio da fare, aveva piazzato il suo cannone davanti alla vetrata e dato
l'ordine di far fuoco. Quando arrivai sul posto la vetrata era sparita e gli uomini se ne erano andati a
cavallo.
Un gruppo di donne si era radunato intorno a quel che restava della vetrata che colorava il
pavimento con colori pi vivaci di un'aiuola fiorita in un giardinetto. Quelle donne avevano pulito la
vetrata, lustrato il pesce scivoloso che nostro Signore aveva benedetto tenendolo nelle nostre mani
protese, pulito il fumo di candela che anneriva i piedi degli Apostoli. Amavano quella vetrata. Senza
aprir bocca, mosse da un unico scopo, le donne cominciarono a raccogliere i frammenti di vetro
deponendoli nei loro canestri. Raccolsero il pane spezzato e i due pesci e i volti stupiti della gente
affamata, finch i canestri furono pieni fino a traboccare, proprio come i canestri dei discepoli del
miracolo s'erano riempiti fino a traboccare. Raccolsero ogni frammento e mi dissero, con le mani
insanguinate, che avrebbero ricostruito la vetrata in un luogo segreto. A sera, dopo aver completato il
lavoro, entrarono una a una per pregare nella cappella mentre io, che non avevo osato seguirle, le
guardavo dal buco prima occupato dalla vetrata.
S'inginocchiarono una accanto all'altra vicino all'altare e, sul pavimento lastricato dietro di
loro, non vista, vidi i colori a chiazze della vetrata, rosso, giallo e blu. I colori si dilatarono sul
pavimento di pietra e coprirono la schiena delle donne che sembravano indossare il costume
d'Arlecchino. La chiesa danzava nella luce. Le lasciai l e me ne tornai a casa, con la testa piena di cose
che nessuno avrebbe potuto distruggere.
Il processo cominci il 20 gennaio 1649. Jordan, Tradescant e io eravamo a Londra da una
settimana. Tradescant aveva preso alloggio alla Corona di Spine mentre io e Jordan eravamo tornati
nella nostra casa dove avevamo abitato fino a sei anni prima.
Gli odori erano sempre quelli, il fiume era sempre sporco, i dragatori continuavano a fare il loro
lavoro con l'immondizia fino al collo. In mezzo al fiume c'era una gallinella su una cassetta per la
frutta. Mi sentivo orgogliosa ed elettrizzata, mi sarebbe perfino piaciuto incontrare per caso quella
strega scheletrica della mia finta amica per raccontarle tutte le cose belle che avevamo fatto nel mondo.
Jordan aveva diciannove anni e ormai m'arrivava al petto, insomma era piuttosto imponente per
un uomo che non avevo concepito io. Non m'assomigliava affatto, cosa di cui probabilmente si
rallegrava, almeno in segreto, anche se quand'era con me non aveva mai dato segni di disgusto come
invece facevano altri.
Indossavo il mio abito pi bello, quello con una gonna a campana grande abbastanza da fungere
da vela per qualche nave danneggiata in battaglia, intorno al collo avevo un colletto di pizzo elegante
fatto da una cieca nelle cui intenzioni avrebbe dovuto essere uno scialle. Le avevo detto la mia taglia
approssimativa ma non m'aveva creduto e cos, anche se nel mio guardaroba non ho niente da mettere
sulle spalle se non una dozzina di coperte cucite insieme, possiedo comunque un bel colletto. In
occasione del nostro ritorno a casa avevo tirato fuori il cappello e, con tutti i miei difetti, facevo la mia
bella figura, almeno cos pensavo.
Mentre ci avvicinavamo alla nostra lunga capanna notai che da un buco praticato sul tetto
usciva del fumo e, quando ci avvicinammo, vedemmo il Vicino Firebrace e il Predicatore Scroggs
seduti sul gradino del portone, tutti presi a sputar veleno.
Jordan! gridai. Corri pi in fretta che puoi perch quelli hanno deciso di bruciare la casa.
Io li raggiunsi di corsa e giganteggiai sopra di loro, come Golia con Davide; loro cominciarono
a tremare e il Predicatore Scroggs bofonchi qualcosa dietro a una mano sulla mia morte presunta.
Chi ti ha detto che ero morta?
Scroggs non seppe cosa rispondere, cos lo spinsi da parte come un birillo e guardai dentro la
capanna.
Era piena di libelli fino al tetto.
Ti abbiamo requisito la casa in nome di Ges e di Oliver Cromwell disse Firebrace, con quel
suo naso a becco di gru arrossato dalla sicurezza di esser nel giusto. Questi sono libelli in cui si
denunciano le malefatte del Re.
Ne strappai uno dalla cima del mucchio e scoprii che era una copia del Libro delle Ore
Canoniche, il testo di un lurido discorso prezzolato, una lagna scritta da Samuel Peck, un tale noto
soprattutto perch era un furfante e un malfattore matricolato.
Questo Peck, dissi afferrando Firebrace per il bavero della giacca questo Peck  un mio
nemico personale perch s' preso due dei miei cani e non me li ha mai pagati. E questo parecchi anni
fa.
Firebrace cominci a menare il can per l'aia, cos lo sollevai di colpo da terra portandolo
all'altezza degli occhi. Lui cominci a sbavare.
Questo Peck continuai, col fiato infuocato come quello di un drago,  un avvoltoio calvo.
Una vecchia cornacchia spennacchiata, con una faccia tutta pelle e ossa e il naso a becco, un'aria
smunta e due gambe da trampoliere. Bravo solo ad andare a puttane, a bere e a raccontar frottole.
Dissi a Jordan di cominciare a buttar fuori gli opuscoli.
Fanne un mucchio, Jordan, fallo alto quanto ti pare, poi faremo un bel fal e magari ci
mettiamo sopra anche il Predicatore Scroggs e il Vicino Firebrace in memoria di Guy Fawkes.
A quel punto mi s'avvicina Scroggs, con gli occhi stillanti veleno, con la faccia contorta come
quella di un ranocchio.
Guardi che rischia di andare all'Inferno, signora.
Quand' cos abbi piet di me dissi. Io ho piet di te; tu non corri quel pericolo, perch 
sicuro che all'Inferno ci sei gi da un pezzo e che non ne uscirai pi.
Forse dovrebbe dirlo ai miei uomini fa e, scostandosi, con quel suo sorriso stirato, rivel otto
seriose Teste Rotonde con quei loro pastrani di un colore indefinito.
Mi precipitai al portone e ne vidi altri tre che avevano circondato Jordan impegnato a preparare
il fal.
Satanassi! gridai. State lontani da me!
Visto che sono una peccatrice i diavoli non svanirono come fecero con Ges; al contrario,
immobilizzarono Jordan e lo strascinarono via mentre Firebrace si lasciava andare a una serie di
scorregge e di lazzi cos scomposti da farmi temere che sarebbe esploso prima che avessi avuto il
tempo di farlo a pezzi.
Volai addosso alle guardie, spezzai le braccia al primo, feci poltiglia del secondo e sferrai al
terzo un calcio alla testa mettendolo fuori combattimento una volta per tutte. Gli altri cinque mi
s'avventarono addosso e dopo averne spediti due al Creatore anzitempo, un altro prese un archibugio e
mi spar in pieno petto. Caddi, uccidendo quello che s'era appostato dietro di me, e strappai la
pallottola dalla scollatura. Ormai ero una furia.
Non  gentile da parte tua rovinare il vestito di una povera donna, anzi il suo vestito della
festa.
Mi tirai su a sedere e arrotolai le maniche, convinta che fosse arrivato il momento di prendere
sul serio quella gentaglia. Ma, prima che mi fossi rimessa in piedi, i soldati se l'erano data a gambe
lasciando sul posto solo Scroggs e Firebrace tremanti come nel Giorno del Giudizio.
Non vi ammazzer per stavolta dissi. Sono stanca del viaggio e voglio andare a casa. Filate
via con la cacarella nelle braghe e non fatevi pi vedere, neppure se star via per una vita intera!
Il mio gesto magnanimo li mise in confusione, come accade anche ai peccatori di fronte alla
virt. Una volta che se ne furono andati, io e Jordan ammassammo tutte le copie del Libro delle Ore
Canoniche e facemmo un fal con lingue di fuoco cos alte e splendenti che si vedevano dall'altra riva
del Tamigi. Arrivarono dei poveretti e si sedettero accanto a noi e si scaldarono e bevvero la mia birra.
Fantasticai di non essermene mai andata e che tutte le nostre avventure, tutte le nostre disgrazie, fossero
solo un sogno. Guardai Jordan e vidi un ragazzino con una barchetta scassata. E mi venne fatto di
pensare, se solo potessimo alimentare questo fuoco potremmo tenere a bada il futuro e quest'attimo
durerebbe per sempre. Questo calore, questa luce. Invece m'addormentai e mi svegliai tremando di
freddo per vedere le prime luci del mattino dondolare sull'acqua e i tizzoni del nostro fal pietrificati
dalla brina.
Ero l che bevevo in compagnia di Tradescant quando un ragazzo entr di soppiatto alla Corona
di Spine e piazz un volantino sul nostro tavolo.
L'oste era un Lealista e non aveva niente a che vedere con quelle facce da pitale, con quegli
zelanti culi piatti che avevano dichiarato il Re traditore del suo popolo. Un despota, ecco come lo
chiamavano, un tiranno, uno scialacquatore che non voleva accettare un Parlamento del popolo per il
popolo. Londra era stata inondata di libelli per informare tutti quelli in grado di leggerli che il Re non
godeva di nessun Diritto Divino e che doveva esser processato per i suoi peccati. Per quel che mi
riguarda, sarei pi felice di vivere avendo peccato per eccesso piuttosto che per difetto.
I Puritani, che volevano il regno dei santi in terra, che non riconoscevano altro re all'infuori di
Ges, avevano dimenticato che siamo fatti di carne e che di carne dobbiamo restare. Le loro donne si
bendavano il petto e cucinavano cibi insipidi e i loro uomini temevano tanto che il membro gli si
rizzasse che lo bendavano tra le gambe.
Questa settimana, la settimana prima del processo, loro pagano degli uomini perch frequentino
i locali pubblici e spiino i seguaci del Re. Questo foglio malamente stampato, con un messaggio del Re
e senza il nome del tipografo, era un reato passibile di morte per coloro che lo distribuivano. Il ragazzo
era sparito dopo aver infilato sotto la giubba una moneta datagli da Tradescant, e tutti noi che amiamo
il Re ci radunammo per ascoltare le sue parole.
Tradescant ci aveva promesso dei posti in galleria al processo. Ci andremo mascherati, anche se
non ho ancora idea di quale travestimento indosser per l'occasione...
A Londra, durante la settimana del processo, era stata fatta circolare un'ordinanza che proibiva
la presenza dei Cavalieri, e Tradescant, essendo un dipendente di rango della Casa Reale, correva un
serio pericolo. Tutti coloro che volevano assistere al processo sarebbero stati rigorosamente perquisiti e
indagati bench i Puritani, preoccupati della loro immagine pubblica, avessero promesso un processo a
porte aperte a tutti tranne che ai sostenitori del Re. Tradescant e Jordan si travestirono da prostitute, col
viso imbellettato, le labbra scarlatte e vestiti che sembravano stazzonati da tutti i fanti della capitale.
Jordan camminava con un'andatura studiata e con uno sguardo lascivo che gli procur numerose
offerte di un letto per la notte.
Io invece mi presentai vestita di stracci neri come la pece e indossai una vecchia parrucca che ci
eravamo procurati da un teatrante. Poi mi feci una carriola ben rinforzata e mi ci sedetti dentro come un
mucchio di letame.
Cos facemmo il nostro ingresso nella Cotton House per il processo al Re.
Due soldati ci fermarono e ci chiesero il lasciapassare per accedere alla galleria.
Oh, signore, certo che li abbiamo sospirai io, rovistando nella veste sporca. Ce li hanno dati
perch abbiamo molto peccato. Guardi qui, li ha firmati Hugh Peter in persona.
Era vero. Hugh Peter, un predicatore butterato con la faccia rubizza che si credeva il
rappresentante di Cristo in terra, aveva offerto lasciapassare alla galleria a tutti quei peccatori che
avevano dimostrato un sincero desiderio di pentirsi e di assistere ai primi passi del Regno dei Santi.
Quella settimana aveva predicato commentando il passo Lui metter il loro Re in catene, dopo di che
i disperati e i dannati erano strisciati fino a lui in cerca di conforto. Jordan, nel suo costume da
prostituta, aveva sentito la mano viscida di Hugh Peter scivolargli sotto la gonna mentre gli prometteva
la libert che solo Ges Cristo pu darci. Jordan aveva cominciato a piangere, a lamentarsi e lo aveva
implorato di dargli altri due permessi per le sue amiche. Donne del popolo, donne che avevano bisogno
della palpatina di un pastore.
Ed eccoci l.
Il soldato sbirci i nostri foglietti e mi chiese di lasciare la carriola all'ingresso della galleria.
Impossibile, signore, gridai perch ho lo scolo e la carne mi marcisce sotto. Se mi alzassi,
signore, vedrebbe un fiume di pus scorrere tra quelle bandiere. Il Regno dei Santi non pu cominciare
in mezzo al pus.
Jordan e Tradescant erano in piedi, dietro di me, ognuno reggeva un manico della carriola.
Mia figlia e mia nipote, signore dissi agitando una mano. Queste donne mi hanno spinto da
Plymouth perch io possa redimermi.
 vero disse Jordan. Ogni miglio un tormento.
I soldati ci voltarono le spalle e cominciarono a parlottare tra loro mentre io sudavo nel timore
che m'ordinassero di alzarmi vedendo cos la mia mole. Dopo la mia rissa con le guardie, Tradescant
m'aveva detto che contro di me era stato spiccato un mandato d'arresto.
Pu passare disse uno dei soldati.
Quand' cos, dissi roteando gli occhi implorante, la prego di farci strada perch io mi
trasciner barcollando su per le scale fino in galleria, e mia figlia asciugher il liquido che cola gi.
Puzza come la carogna di un cane morto da tre giorni e non  adatto ai nasini delicati.
Notai che il soldato fece una smorfia ma non profer verbo aprendoci la strada fino alla grande
porta che dava sulle scale della galleria. Spinse da parte la fila di gente in attesa d'entrare e ci fece
cenno di proseguire.
Una volta che la porta si chiuse con un tonfo alle nostre spalle, saltai gi dalla carriola, la
sollevai e corsi fino in cima alle scale dove mi ci piazzai nuovamente ricominciando a gemere e a
invocare il Signore.
Il processo dur sette giorni; in realt non fu un processo quanto un mezzo per arrivare
all'esecuzione capitale. Il Re, col suo cappello di velluto, senza gioielli tranne la Stella dell'Ordine
della Giarrettiera, si comport con grande dignit di fronte a Bradshaw, il rappresentante della pubblica
accusa. Si guadagn perfino la simpatia dei suoi nemici. La domenica, mentre i fedeli erano in chiesa,
Obadiah Sedgewick attacc come sempre il Re dal pulpito del Covent Garden, ma le sue parole
caddero nel silenzio.
Il settimo giorno la galleria era affollatissima di ruffiani con gli occhi fuori dalle orbite, tutti
vestiti secondo i dettami della moda puritana; erano l per ascoltare la sentenza. Il cancelliere s'alz e
lesse l'elenco completo dei reati del Re, ivi compreso il suo rifiuto di dichiararsi colpevole o innocente
perch non aveva riconosciuto l'autorit della corte. Quello stecchino d'uomo, con la faccia coperta di
brufoli come un ragazzo e col cranio calvo di un vecchio, lesse da capo a fondo queste parole con tutta
la solennit di cui era capace: Charles Stuart, Tiranno, Traditore, Assassino e Nemico Pubblico
verrete messo a morte per decapitazione.
Al che tutti i giurati che avevano firmato la sentenza di morte  erano sessantotto  s'alzarono
confermando cos d'essere d'accordo.
Il Re cerc di prendere la parola ma Bradshaw non volle sentir ragioni e fece cenno che
l'imputato venisse scortato fuori dall'aula. Dal punto di vista legale il Re era gi morto e un uomo
morto non pu parlare.
Assistemmo all'uscita dall'aula del Re, col busto eretto, col bastone da passeggio in mano.
Sull'uscio del portone che dava sulla strada vide la folla dei suoi seguaci che sfidavano il bando contro
la loro presenza; erano troppi perch le guardie potessero arrestarli ma troppo pochi per entrare in aula.
Piangevano. Charles si volt verso i suoi carcerieri e ad alta voce, in modo che tutti i presenti
sentissero, disse: Potete anche impedire la loro presenza, ma non le loro lacrime.
D'inverno la brina a mezzanotte illumina la terra e pietrifica le stelle. Quella notte vegliammo
tutti e tre, stretti l'uno all'altro; alla luce di una dozzina di fal, guardavamo la costruzione del palco
destinato all'esecuzione capitale. I carpentieri indossavano maschere nere e continuavano a guardarsi
intorno, come se temessero l'irruzione di un esercito di diavoli arrivati dalle tenebre per portarseli via.
Porta male uccidere un re.
Il boia in persona se ne stava in piedi sotto una torcia appesa a un muro affilando l'ascia con la
pietra. Affilava e le scintille volavano via in lapilli arancioni. Prov la lama col pollice e vedemmo che
s'arross di sangue. In una gabbia nei pressi era stata chiusa una pecora. Era tradizione provare l'ascia
prima di decapitare un nobile. Due uomini trascinarono fuori dalla gabbia la pecora che opponeva
resistenza e la tennero ferma, con le gambe piegate sotto al corpo mentre il boia, con un unico
movimento rotatorio, abbatt la scure che trapass il vello, il muscolo e l'osso spiccandole il muso cos
di netto che fantasticai di poterlo raccogliere, ricucirglielo e lasciarla libera.
I carpentieri accolsero la decollazione con un mormorio d'approvazione prima che uno di loro
infilasse uno spiedo nel corpo dell'animale che mise ad arrostire su un fal. La testa e il vello furono
donati a un mendicante.
Fu solo al pomeriggio di quello stesso giorno che il Re apparve con la sua camicia di lino, con
la barba ben curata, senza un tremito, anche se pi di uno spettatore era svenuto per il freddo.
S'inginocchi e appoggi la testa sul ceppo; vidi il viso di Tradescant inondarsi di lacrime che, come
diamanti, si ghiacciarono di colpo sulle guance. Il Re diede il segnale e, un momento dopo, la sua testa
venne avvolta in un telo bianco e il suo corpo trascinato via.
Alla Corona di Spine, quella sera, Tradescant ci parl del suo piano di salpare, abbandonandoci.
Guardai la faccia di Jordan e il mio cuore divent un prigioniero in una cella sotto chiave. Non potevo
fare pi niente per trattenerlo. Sapevo che se ne sarebbe andato.
Uscii e camminai fino a quando le luci della taverna non furono che dei puntolini e mi ritrovai
sola col fiume che correva verso il mare.
In una scuola di danza di un luogo remoto Fortunata insegna ai suoi allievi a diventare punti di
luce.
Cominciano a lavorare con lei da quando hanno appena sei o sette anni e ce ne sono alcuni che
continuano per tutta la vita.
Libera i pi come farfalle su un mondo fiorito. Corpi che avrebbero potuto spezzarsi la schiena
e diventare insensibili, con lei diventano come metallo in una fornace ardente, si temprano,
s'allungano, forzano i tendini in forme impensabili e chiamano la sua arte natura.
Lei  convinta che noi siamo delle creature cadute che un tempo sapessimo volare. Sostiene che
la luce brucia nei nostri corpi e minaccia di dissolverci da un momento all'altro. Come spiegare
diversamente la sparizione di tanti di noi?
Il suo compito  quello di incanalare la luce bloccata nel plesso solare, nelle braccia, nelle
gambe, spingendola fino alla punta delle dita delle mani e dei piedi, forzandola finch i suoi ballerini
non trasudano lingue di fuoco.
Ai suoi ballerini dice:  col corpo che si conquista il corpo.
Gli chiede di meditare su una stella a cinque punte nel ventre e di guardare i punti che
spingono per uscirne, il quinto punto dentro la testa. Li fa girare vorticosamente, impalati dalla luce, a
braccia alzate, con una gamba posta a triangolo sull'altra coscia, con un piede, sulla punta, su una
moneta da un centesimo, e li fa girare vorticosamente fino a quando le loro fattezze non diventano
sfuocate, fino a quando l'essere umano non finisce per assomigliare a uno spiritello liberato dal buio
di una giara. Li fa ruotare, uno dopo l'altro, come un giocoliere fa ruotare i piatti in cima a un
bastone; corre lungo la fila l dove uno rallenta e un altro minaccia di cadere per le vertigini. E, in un
preciso istante, quando tutti roteano armonicamente nel lungo salone, lei sente uscire una musica
dalla testa, dalla schiena, dal fegato e dalla milza dei ballerini. Da ognuno scaturisce un suono simile
a quello del vetro tagliato. Il rumore  assordante. Ed  allora che il giro vorticoso sembra fermarsi,
che la selvaggia rotazione dei ballerini passa dal movimento all'infinito.
Chi sono costoro per splendere d'oro come Apostoli sulla vetrata di una chiesa a mezzod?
Il lucido pavimento di legno risplende col calore di quei corpi che, uno dopo l'altro,
s'accartocciano su se stessi prima di stramazzare a terra esausti.
Fortunata li rianima e la danza riprende.
Nel mondo c' un orrore di pestilenze. Di epidemie misteriose che spazzano via paesi e citt,
lasciandosi alle spalle chiese vuote e lenzuola da ardere. Si dice che l'acqua santa, le croci, l'aria di
montagna, la protezione dei santi e una dieta a base di crescione dovrebbero salvare la specie umana
dalla putrefazione. Ma cosa pu salvare la specie umana dall'amore? Un tale mi vendette una collana di
ossa di pollo; mi disse che quei polli erano i diretti discendenti di quelli che avevano zampettato
intorno alla culla di Betlemme. Le ossa m'avrebbero protetto da qualsiasi dolore e condotto
devotamente in Paradiso. Anche lui ne indossava una simile.
E l'amore? gli chiesi. E l'amore?
Lui scroll il capo dicendomi che non esisteva antidoto contro l'amore. Neppure un amore da
strapazzo avrebbe potuto esser impedito da un amuleto. Suscitare l'amore, invece, quello s, si poteva 
ero disposto ad acquistare un sacchetto di spezie mescolate da Don Giovanni in persona?
Ma se  possibile incoraggiarlo, sar possibile anche scoraggiarlo, no?
Impossibile, disse l'uomo perch tutti hanno la tendenza ad amare.  facile suscitare amore
ma  impossibile farlo finire, finch non sparisce per conto suo.
Eppure c' gente che non ama mai. Una  mia madre.
E lui:  gente che nasconde un segreto da qualche parte. Di solito.
Pensai agli amanti famosi, agli uomini e alle donne che dell'amore avevano fatto una
professione, che erano passati instancabili da una passione a un'altra, a volte amando due, tre, quattro
persone contemporaneamente, simili a cocchieri acrobatici. Che cosa cercava quella gente?
Le mie passioni non avevano niente che le raccomandasse. Non solo davo la caccia a una
ballerina che, le sue sorelle ne erano una prova inconfutabile, era troppo vecchia per muoversi, ma in
passato m'ero fatto invischiare in parecchie storie d'amore con donne che non potevano o non
volevano amarmi o che, pi semplicemente, non m'amavano. Ma io le amavo? All'epoca ne ero
convinto, anche se adesso nutro qualche dubbio in merito, persuaso come sono che mi servivo di loro
per amare me stesso.
Pi volte sono stato pronto a cambiare completamente la mia vita per amore. A modificare tutto
quel che conoscevo per entrare in un mondo diverso in cui avrei conosciuto solo la persona amata. Un
sacrificio cos pu essere provocato solo dall'amore... o non sar stato invece perch la vita stessa s'era
gi esaurita? Forse ero giunto all'ultimo atto di quella vita ma non riuscivo ad ammetterlo, per
testardaggine o per paura, o forse non me ne rendevo conto giacch l'abitudine  un nodo
intricatissimo.
Dopo essermi scrollato di dosso la passione, come fa un cane finito per sbaglio in un canale, mi
trovo nella situazione di chi non sa spiegarsi il perch del suo delirio. La mia beneamata mi sembra
futile, stupida, crudele, venale, calcolatrice, sciocca. Naturalmente questi pensieri mi proteggono, per
mi riducono a uno zimbello, mi fanno perdere ogni capacit di discernimento.
Ecco la spiegazione a cui sono giunto.
Un uomo o una donna sprofondano in sogni indicibili, pensano a una vita che non  la loro,
arrivano per incanto a una porta che si apre nel muro. La aprono. Dietro a quella porta c' quella vita, e
un uomo o una donna per cui quella stessa vita  gi naturale. Potrebbero non essere mossi dal
desiderio del possesso ma dalla mancanza, comunque sia la vita segreta gli si rivela all'improvviso. 
quella la loro vera casa e questa la persona che amano.
Forse passer per cinico quando sostengo che molto raramente la persona amata  qualcosa di
diverso dall'incarnazione dei sogni dell'amante. Forse gli va bene cos. Essere una musa potrebbe
anche bastargli. Il dolore si manifesta quando i sogni cambiano, come accade, com' inevitabile.
All'improvviso la citt incantata svanisce e ci ritroviamo soli in un deserto spazzato dal vento. Quanto
alla persona amata, non vi ha capito. La verit  che siete voi a non aver mai capito voi stessi.
In una citt che ho visitato, l'intera popolazione era stata spazzata via per tre volte di seguito
dall'amore. Dopo il terzo caso, gli unici due sopravvissuti, un monaco e una prostituta, decisero che
nella loro nuova nazione l'amore sarebbe stato illegale e le persone scoperte a praticarlo messe a morte.
Rallegrati dal loro ammirevole piano, i due fecero all'amore a pi non posso e, grazie all'esuberanza
della prostituta, ben presto ripopolarono la citt. Fin dalla pi tenera et i bambini venivano istruiti
sulle tremende conseguenze, personali e sociali, dell'amore. Gli s'intimava di dimenticare qualsiasi
fantasia romantica, i rappresentanti dei due sessi vivevano strettamente segregati e i matrimoni erano
combinati. Il sesso stesso, visto che d fuoco alle polveri del cuore oltre che all'inguine, poteva esser
praticato solo per perpetuare la specie o nelle tre notti di festa in cui venivano prezzolati gigol e
prostitute da una citt vicina perch soddisfacessero le voglie dei cittadini. Naturalmente, perfino dopo
quei brevi incontri, c'erano di quelli che si dileguavano nella notte. Il monaco e la prostituta, ormai
favolosamente vecchi ma sempre con la situazione sotto ferreo controllo, decretavano l'illegalit di
quelle sparizioni e confiscavano i beni dei reprobi.
Gli chiesi informazioni sul loro rigore che li faceva assomigliare a quei Puritani che facevano il
bello e il cattivo tempo nel mio Paese. Non avevano mai sentito parlare di Puritanesimo ma trovarono
che l'idea di bendare strettamente il membro in modo da impedirgli qualsiasi movimento fosse molto
interessante. I precetti religiosi, a loro modo di vedere, erano ininfluenti; il loro problema era prevenire
un'altra pestilenza d'amore che avrebbe spazzato via la citt, con la conseguenza che quei tenaci
lavoratori avrebbero smesso di produrre, abbandonato la famiglia, cominciato a lanciare rose nelle
finestre e a comporre ballate.
Basterebbe qualche mese di una iattura del genere disse il monaco e la gente sarebbe
rovinata.
Poi mi raccont la storia dell'ultima pestilenza. Era cominciata in tono minore, qualche chitarra
al chiaro di luna, qualche bigliettino d'amore recapitato col favore delle tenebre. Poi il sindaco s'era
invaghito di una commessa e aveva appeso la fascia, simbolo della sua carica, a un vespasiano. Dopo di
che ogni monaco del monastero era stato sorpreso a masturbarsi di fronte alla statua di Ildegarda di
Bingen. Avevano smesso di presenziare al mattutino. Se ne dimenticarono per tanto di quel tempo che
il vecchietto a cui avevano affidato il compito di suonare la campana era morto d'infarto. Alle otto lui
tirava ancora la corda e cos facevano i frati col loro cordone.
Peggio, comunissimi uomini e donne, senza nessuna eccentricit congenita, cominciarono a
scambiarsi occhiate e a morire d'amore. Ogni giorno venivano scavate nuove fosse sul crinale della
collina. Lo stesso becchino s'era invaghito di una bella donna che stava seppellendo al punto che aveva
scoperchiato la bara e c'era entrato dentro. Dopo averlo implorato per ore, la sua famiglia aveva perso
la pazienza e li aveva ricoperti di terra entrambi. Dopo quell'episodio, i morti erano stati gettati nel
fiume e poi, ovviamente, i sopravvissuti erano morti per il contagio. Ad eccezione del monaco che
digiunava e si dissetava solo con l'acqua santa della cantina del monastero, nonch la prostituta che
non beveva mai acqua.
La gente che adesso vive qui disse  pienamente felice e sana come un pesce. Si dovrebbe
fermar qui anche lei. Le farebbe bene.
Decisi di dare un'occhiata in giro e cominciai andando ad acquistare del pane in una bancarella.
La giovane dietro al banco non mi sorrise mai anche se io continuavo a sorriderle. Alla fine mi disse:
Guardi che sta commettendo un reato. Sarebbe meglio se smettesse.
Che reato?
Si sta innamorando di me.
Guardi che non mi sto innamorando di lei.
Allora perch mi fa tutti quei sorrisi?
Prima ancora che potessi risponderle tir fuori un libro e cerc nell'indice alla lettera S.
Cominci a leggere ad alta voce: Il sorriso  uno dei primi sintomi dell'innamoramento. Se qualcuno
vi sorride, siate certi che non abbia un secondo fine.
Mi spiace le dissi a denti stretti.
Dopo di che andai ad acquistare uno zufolo ma mi guardai bene dal sorridere a chicchessia.
Non avrebbe per caso da vendermi un chitarrino o un mandolino? chiesi.
Avrei potuto chiedere che mi vendesse le ossa appena dissotterrate della Madonna a giudicare
dalla reazione irritata e offesa del proprietario del negozio. Gli spiegai che ero forestiero, al che lui
s'ammorbid un po' ma mi disse che chitarre e mandolini erano fuori legge, proprio come i violini.
Aveva un bel basso tuba, sempre che m'interessasse. Educatamente declinai l'offerta e attesi che mi
desse una qualche spiegazione. Lui m'indic la strada del museo civico.
Il museo era un tetro edificio. Non c'era neppure l'ombra di custodi; niente guide n altri
visitatori. Era il Museo dell'Amore. Mentre entravo nel salone principale fui salutato dalla statua di
Sansone, cieco e sconfitto, incatenato a due colonne nel lussuoso palazzo dei Filistei. Seduta ai suoi
piedi, allegra e sorridente, c'era Dalila. In mano teneva i capelli di Sansone.
Subito dopo trovai le chitarre e i mandolini banditi per legge. Erano appesi sulla parte alta di
una parete; sotto c'era un'iscrizione violenta che li definiva STRUMENTI DI LASCIVIA E DI
FURIA.
L vicino un mazzo di rose rosse essiccate. Pi in l l'arco e la freccia di Cupido. C'erano cuori
di zucchero ormai stantio, conservati in vetrinette e mediocri poesie accuratamente fissate sul tavolo.
Pi triste di tutto era un cagnolino impagliato con un fiocco intorno al collo. Sul medaglione c'era
scritto: TI AMO.
Mi dispiacque molto vedere nella sezione DISSOLUTI E LIBERTINI E DANNI DA LORO
PROVOCATI il nostro Re Enrico che troneggiava sulle sue povere mogli.
Dato che ero solo, senza nessuno che mi controllasse, allungai una mano e staccai una chitarra
dalla parete. Soffiai via la polvere e pizzicai le corde. Le corde era allentate ma non consumate. Le
accordai e strimpellai un dolce accordo.
Gi da un po' avevo cominciato a cantare a mezza voce, quando di fronte a me vidi un paio di
piedi. Poi un altro e un altro ancora. Mi trovai circondato dalla gente. Nessuno apriva bocca e, una
volta constatato che non avrei potuto fuggire, continuai a suonare. Gradatamente, cantando come in
trance, la gente si un al mio canto e uno o due passarono un braccio intorno alla vita dei loro
compagni. Continuammo cos fino al calar del sole; allora uno degli uomini, un oste, grid che
avremmo dovuto unirci a lui per festeggiare e che, ovviamente, ero invitato anch'io che avrei dovuto
continuare a cantare. Uscimmo incontro alla notte e, arrivati alla locanda, una delle donne piazz l'arco
e la freccia di Cupido sopra al banco. Scoppi a ridere  non sapeva cosa rappresentassero ma era
proibito farlo e la cosa la divertiva. Intorno a mezzanotte, proprio mentre stavo pensando di andare a
dormire, sentii urla e gemiti provenienti dalla strada. Erano il monaco sul suo triclinio scarlatto e la
prostituta sul suo trono brunito. Si erano presentati in compagnia del Capo della Polizia. Non persi un
istante e fuggii dalla finestra stringendo al petto la chitarra. La ragazza mi tir dietro l'arco e la freccia
e mi mand un bacio.
A molti anni di distanza venni a sapere che da quella notte la peste dell'amore aveva contagiato
ancora una volta la citt anche se per l'occasione si era manifestata in forme diverse. Il monaco aveva
ordinato ai cittadini di radunarsi e li aveva ammoniti che, se non avessero smesso subito le loro turpi
abitudini, sarebbero morti tutti. La pena per chi s'innamorava, ramment loro, era la morte. Misero la
cosa ai voti: tutti votarono per la pena di morte. Il monaco e la prostituta li fucilarono tutti e si
ritrovarono soli. Avrebbero dovuto ricominciare tutto daccapo. Stancamente s'arrampicarono sul letto.
Quando me ne fui andato dalla citt in cui l'amore  un'epidemia, raggiunsi la nave di
Tradescant e continuammo il viaggio diretti alle Bermude. Tradescant era deciso a riempire la stiva di
semi e baccelli nonch di qualsiasi altra cosa esotica che avrebbe potuto accendere la fantasia degli
inglesi e magari figurare come naturale nei nostri giardini. Nutrivamo grandi speranze su un nuovo
metodo per gli innesti elaborato in Francia che aveva gi funzionato piuttosto bene su qualche albero da
frutto.
L'innesto  un sistema con cui una pianta, forse tenera o incerta, viene rafforzata grazie a una
pi robusta appartenente alla sua stessa famiglia, cos le due piante s'avvantaggiano a vicenda e ne
producono una terza senza bisogno di semi n di alberelli. Cos gli alberi da frutta sono diventati
resistenti alle malattie e certe piante crescono su terreni per loro considerati proibitivi fino a quel
momento.
Molti religiosi condannano queste pratiche come innaturali sulla base del fatto che Nostro
Signore, il creatore del mondo, ha creato la flora che voleva lui, e solo quella.
Tradescant era stato lodato in Inghilterra per il lavoro fatto sui ciliegi, ed  stato su un ciliegio
che ho imparato l'arte dell'innesto, e mi sono chiesto se non fosse possibile applicare lo stesso metodo
a me stesso.
Mia madre, quando mi vide lavorare pazientemente a un innesto tra un ciliegio di amarene e un
prugnolo, mi grid un paio di cose: Quand' cos potresti cercare di unire le nostre due persone
cucendoci per i fianchi, e poi: Di che sesso  il mostro che stai creando?.
Cercai di spiegarle che l'albero sarebbe stato comunque di sesso femminile anche se a
concepirlo non era stato un seme, al che lei rispose che cose del genere non appartenevano a nessun
genere e provocavano solo confusione.
Lascia che il mondo proceda all'accoppiamento come preferisce disse, o non lo faccia
affatto.
Ma il ciliegio  cresciuto, gli abbiamo dato un sesso, il sesso femminile.
Mi sarebbe piaciuto venir innestato a qualche parte del corpo di Tradescant per diventare un
eroe come lui. Una creatura cos sarebbe cresciuta rigogliosa in qualsiasi clima, riempirebbe le sue navi
di cose preziose e sarebbe stata ricevuta con tutti gli onori quando il Re sarebbe tornato sul trono.
L'Inghilterra  una terra di eroi, tutti i ragazzi lo sanno.
Scivolai via dalla nostra nave ammiraglia subito dopo aver gettato l'ancora per rifornirci
d'acqua e fare il periplo delle isole. Tradescant non mi rimproverava mai per quei miei vagabondaggi:
dava per scontato che sarei tornato indietro portando qualcosa che avrebbe giustificato la mia assenza.
Sapeva che mi piaceva starmene per i fatti miei, un'abitudine appresa da mia madre che  sempre stata
sola.
Mentre remavo verso uno scoglio inospitale, finalmente capii che quando penso a lei o quando
mi appare in sogno, lei  grande e grossa mentre io sono sempre minuscolo. Sono seduto sul palmo
della sua mano, come lei fa coi suoi cuccioli, le spulcio il viso in cerca di qualcosa, anche se non so
cos'. Lei ride e io mi unisco a lei.
Lei  come un'equazione matematica, sempre l, inconfutabile.
Penso che forse  stata trovata anche lei, molto tempo prima che trovasse me. La immagino in
riva al fiume, in una bottiglia. La bottiglia  di un color blu cobalto con un tappo di cera avvolto in uno
straccio. Una donna che passa di l, sente dei rumori provenienti dalla bottiglia e, preso il coltello,
taglia il sigillo, e mia madre esce assottigliandosi come un genietto da un vaso, cresce e cresce prima di
solidificarsi nelle sue attuali proporzioni. Chiede alla donna di esprimere tre desideri e butta la bottiglia
in mare, e adesso ha dimenticato tutto e se ne sta seduta coi suoi cani a guardare la marea.
Sopra di me irrompono bianchi battaglioni di gabbiani e di fronte a me giganteggiano gli alti
scogli. Nel nord dell'isolotto c' una striscia sabbiosa in cui il mare s'infila come una lingua. Tirer a
secco la mia barchetta in quella spiaggia profondamente divisa in due per vedere quali segni di vita ci
siano. Le isole sono metafore del cuore, indipendentemente da quel che sostiene il poeta.
Il mio cuore, proprio come questa banda selvaggia, non ha mai ricevuto visite e non so se
regger all'impatto della vita.
Nel tentativo di scoprirlo, mi sono messo a cercare una ballerina che forse esiste e forse no,
anche se non mi sono mai reso conto di aver cominciato questo viaggio. Solo mentre viaggiavo ho
capito a cosa mirassi veramente. Quando sono partito dall'Inghilterra, ero convinto di fuggire. Fuggivo
dall'incertezza e dalla confusione ma soprattutto fuggivo da me stesso. M'ero messo in testa che col
tempo avrei potuto diventare un altro, innestato a qualcosa di pi grande e di pi forte. Ma poi
m'accorsi che non fuggivo, bens che stavo andando incontro a qualcosa. Il mio sforzo era indirizzato a
mettermi in pari col mio io pi veloce, a vivere un'altra vita in un modo diverso.
Gli ho dato la caccia a bordo di una nave, ma altri viaggiano restando immobili. Ogni volta che
gli occhi di qualcuno ti fissano, li hai perduti. Sono lontanissimi da te, come se il loro corpo venisse
trascinato via alla velocit della luce al di l dei confini del mondo.
Il tempo non significa niente, spazio e luogo non significano niente in questo viaggio. Tutti i
tempi possono venir abitati, tutti i luoghi visitati. In un sol giorno la mente pu compiere mille giri
completi degli oceani. Ci sono persone che, senza aver mai attraversato la terra in cui sono nate, hanno
viaggiato in tutto il mondo. Il viaggio non  mai rettilineo,  un continuo avanti e indietro, smentisce il
calendario, le rughe e i limiti del corpo. L'io non pu venir bloccato in un momento o in uno spazio,
ma  solo all'incrocio di momento e di spazio che potremmo vederlo svanire per un istante in una porta
che sparisce subito.
TEORIA DELLA TERRA PIATTA
La terra  a un tempo piatta e rotonda.  ovvio. Che sia rotonda  indiscutibile; che sia piatta 
esperienza comune, anch'essa indiscutibile. Il mappamondo non sostituisce la carta geografica; la carta
geografica non modifica il mappamondo.
Le carte geografiche sono magiche. In un angolo, in basso, ci sono delle balene; in un angolo, in
alto, dei cormorani che nel becco tengono un pesce con gli occhi fuori dalle orbite. In mezzo c' la
rappresentazione soggettiva della menzogna della terra. Forme approssimative di Paesi che forse
esistono e forse no, trattini rossi che indicano sentieri che al meglio sono pericolosi, al peggio gi
spariti. Le carte geografiche vengono aggiornate in continuazione, mano a mano che il nostro sapere
apparentemente aumenta. Ma aumenta il sapere o s'accumulano i dettagli?
Una carta geografica pu insegnarmi a trovare un posto mai visto prima ma che ho immaginato
spesso. Quando ci arrivo, seguendo fedelmente la carta, il posto non  come me l'ero immaginato. Le
carte, pur diventando sempre pi accurate, sono sempre meno attendibili.
E adesso che siamo sciamati in ogni angolo della terra coi nostri corpicini da insetti, che
abbiamo issato le bandiere e costruito case, abbiamo l'impressione che tutti i viaggi siano gi stati fatti.
Non  cos. Chiudete le carte e riponete il mappamondo. Se qualcuno l'ha disegnato, faccia
come crede. Cominciate un nuovo disegno, con le balene in basso e i cormorani in alto, e in mezzo
indicate, se ci riuscite, quei luoghi che non avete ancora trovato nelle altre carte, i collegamenti ovvi
solo a voi. Rotonda o piatta che sia la terra, ben poco  stato scoperto.
ALLUCINAZIONI E MALATTIE DELLA MENTE
Oggetti 1:Una donna guarda nella borsetta senza riconoscere neppure uno dei suoi oggetti.
Corre a casa. Ma dov' casa sua? Si fida dell'indirizzo scritto nel portafoglio. Non ha mai visto quella
casa prima di allora e poi chi sono quegli orrendi bambini che stanno distruggendo il giardino? In casa
c' un grassone in attesa che gli venga servita la cena. La donna gli spara. Al processo sostiene di non
averlo mai visto prima. Era suo marito.
Oggetti 2: Un tale va a visitare una famosa villa di campagna. S'allontana dal gruppo della
visita guidata e si ritrova in un salotto tranquillo che riconosce come suo. Trova la pipa e un libro sullo
sgabello dove li aveva lasciati. Allunga una mano nel mobile bar di noce per mescersi un bicchierino di
Porto. Ricorda d'esser stato felice in quella casa e non riesce assolutamente a spiegarsi perch pi tardi
dovr venir processato e pagare una grossa multa per essersi preso quelle libert in un Monumento
Nazionale. Ma quel che lo sconcerta di pi  sapere che fine abbiano fatto i suoi cani. Di solito i suoi
segugi stanno accucciati accanto al caminetto.
Tempo 1: Un giovanotto a bordo di un rimorchiatore della Marina militare vicino al delta del
Tamigi sale sul ponte per guardare le stelle. I suoi commilitoni dormono, le scialuppe di salvataggio
sono fissate accuratamente al loro posto. Accanto a lui spunta un uomo che gli dice: Ho sentito dire
che stanno seppellendo il Re a Windsor. Sono passati pi di cent'anni da quando Henry  stato lasciato
a marcire sotto un drappo funebre viola. Accanto a lui c' Jane Seymour. Da allora nessun monarca 
pi stato seppellito l. C' posto per Charles, ma poco.
Il giovanotto si volta stupito; non sa assolutamente niente di un Re, solo di una Regina che non
 neppure stata sfiorata dalla morte. Apre la bocca per protestare contro quello scherzetto e scopre di
trovarsi faccia a faccia con John Tradescant. Sopra di loro le vele sbattono al vento.
Tempo 2: Si sono messi a fare fischi d'ammirazione a una ragazza che esce da scuola. Lei li
odia, vorrebbe ucciderli. Le dicono che puzza, le danno della cicciona, della spilungona. Torna a casa
costeggiando il fiume; vive in una casa popolare di Upper Thames Street. Il traffico  assordante.
Arrivata al Ponte di Waterloo, sale i gradini per guardare la cattedrale di Saint Paul scintillante nel buio
della sera. Non riesce a vedere la cattedrale. Vede solo file di pali di legno e confusi natanti che
beccheggiano sull'acqua. Non riesce pi a sentire il traffico, il latrato dei cani  assordante. Quando
torna in s prende a pedate la muta di cani da caccia e si stringe nello scialle ricavato da una coperta.
Per un istante si sente mancare, perde l'equilibrio, ma no,  a casa, come sempre. Vede la sua capanna.
Scoppia a ridere e il vento le penetra negli interstizi tra un dente e l'altro. Jordan dev'esser l ad
aspettarla. Non ha bisogno di vederlo per sapere che si trova l.
Bugie 1: Esiste solo il presente e non c' niente da ricordare.
Bugie 2: Il tempo  una linea retta.
Bugie 3: La differenza che passa tra il passato e il futuro  che il primo  gi accaduto, il
secondo ancora no.
Bugie 4: Possiamo essere solo in un posto per volta.
Bugie 5: Qualsiasi frase in cui compaia la parola limitato (il mondo, l'universo, l'esperienza,
noi stessi...).
Bugie 6: La realt  qualcosa su cui  possibile trovare un accordo.
Bugie 7: La realt intesa come verit.
Sano, salvo e protetto. Ecco come volevo che fosse Jordan. Quando part ero orgogliosa e col
cuore spezzato ma lui veniva dall'acqua e sapevo che l'acqua lo avrebbe nuovamente reclamato per s.
Per un po' continuai la mia vita di sempre, allevando cani e arrancando fino ad Hyde Park
perch la gente li vedesse combattere. I Puritani avrebbero preteso che anche quello spettacolo finisse;
s'erano messi in testa che un parco fosse un posto per passeggiare, non per avere un'avventura o
guadagnarsi il pane. Mi sono fatta un'idea secondo cui la gente dovrebbe avere la possibilit di andare
a spasso un po' dappertutto perch sono altre le distrazioni che desidera;  ancora pi vero adesso che
la morte del Re ha messo fine al futuro inteso come un luogo che conosciamo gi. Adesso il futuro 
selvaggio e ci aspetta in un nascondiglio come una bestia.
Decisi, per amore di Jordan, per amore di Tradescant e in memoria del Re, che avrei sputato in
faccia ai Puritani ogniqualvolta li avrei incrociati e che mi sarei acconciata i capelli in tante treccine
tenute ferme con fili dai colori sgargianti quando sarei passata dalle parti delle loro chiese. Molti di loro
m'avevano attaccato tacciandomi d'insolenza ma la stragrande maggioranza di costoro  morta.
Essendo una persona caritatevole, almeno cos si dice di me, ne ho risparmiati uno o due limitandomi
ad azzopparli.
Una sera, mentre uscivo da Hyde Park, coperta di segatura come una vacca appesa prima di
essere macellata, dalle tenebre spunt un uomo che mi rivolse la parola chiamandomi signora. Ho
sempre avuto un debole per le buone maniere, cos lo ascoltai educatamente, con la testa reclinata, e
acconsentii a seguirlo in un ritrovo dove era stata indetta una riunione. Secondo costui si sarebbe
discusso della libert di noi tutti.
Il ritrovo, una sordida taverna dalle parti dei campi di Blackfriar, era gi pieno quando ci arrivai
coi miei cani. Gli buttai addosso un barile d'acqua per rianimare i pi ammaccati e feriti, e poi mi misi
tranquillamente a sedere mentre un uomo vestito come Ges ci faceva recitare le preghiere prima di
chiederci di riflettere su due passi dell'Antico Testamento.
Disse che Non uccidere  uno dei princpi della nostra fede ma che avremmo dovuto tenere in
debito conto anche un altro passo della Legge di Mos: Occhio per occhio, dente per dente.
Da tempo m'interessavo a quelle contraddizioni e sono sempre stata ansiosa di capire il
significato autentico di quei detti. Il predicatore aggiunse che per noi Realisti vendicare l'omicidio del
Re rivestiva carattere d'urgenza ma che, allo stesso tempo, non potevamo infrangere la Legge Divina.
A quel punto arrossii giacch io l'avevo infranta spesso e volentieri.
Perci dovete agire in segreto, con estrema cautela, e cavar gli occhi ai nostri nemici quando li
vedete e cavargli i denti, sempre che ce li abbiano ancora. Solo cos adempirete alla Legge Divina.
Fui profondamente colpita da quella interpretazione, e mi ritrovai a chiedermi come mai non ci
fossi arrivata prima per conto mio. D'altro canto, bisogna studiare per farsi una cultura ed essere cos in
grado d'interpretare le Sacre Scritture.
Ci accordammo per darci convegno ogni notte di luna piena e incoraggiarci a vicenda, come gli
antichi discepoli.
Casa mia era nei paraggi e non m'aspettavo di certo che mi si presentasse quasi subito
un'occasione per mettere alla prova la mia vocazione. Sentendo un cavallo alle mie spalle, mi scostai
ma non fui abbastanza lesta da sfuggire al tocco di una frusta. Mi girai infuriata e notai un vecchio con
la faccia butterata, incartapecorita, giallastra, vestito di grigio con un colletto di pizzo troppo grande per
un uomo d'origine modesta. Lo buttai gi da cavallo, gli cavai gli occhi coi pollici e poi, dopo avergli
aperto le mascelle a forza come faccio quando devo strappare un osso di pollo dalla gola di un cane, gli
rifilai un calcio nei denti per indebolirli prima di strapparglieli quasi tutti e di avvolgerli nel suo
fazzoletto.
Quando arriv la luna piena avevo compiuto numerosi atti di coraggio, cos almeno credevo, e
andai alla riunione per ascoltare storie di assalti e di rivincita. M'insospettii vedendo che nessuno aveva
con s un trofeo delle sue imprese e cos, per incoraggiarli, rovesciai sul pavimento il contenuto del
mio sacco. Avevo 119 occhi, erano dispari solo perch un tale l'aveva gi perso, e pi di 2000 denti.
Molti dei presenti svennero sul colpo e il predicatore mi chiese di essere meno zelante nelle due
settimane successive o, se proprio non potevo farne a meno, almeno di lasciare il sacco a casa.
La sua critica mi fer; non ci aveva assegnato una quota pro capite e mi sembrava che il mio
zelo fosse appena sufficiente a compensare l'indolenza degli altri.
Non mi fermai per il rinfresco. Me ne andai per conto mio, diedi da mangiare gli occhi ai miei
cani e utilizzai i denti come canale di scolo per il mio materasso di crescione. Ero decisa a continuare i
sabotaggi per conto mio, quando fui avvicinata dalla prostituta di Spitalfields che non vedevo da sette
anni. Era invecchiata, non era pi cos bella, ma il suo corpo era un perfetto esempio della disciplina
necessaria per esercitare il suo mestiere. Mi sembr nervosa, cos cominciai a chiedermi cosa voleva da
me.
Accadeva che lei e le sue sorelle, cos le chiamava, avevano cominciato a uccidere i Puritani
che frequentavano il bordello. La cosa in s non le turbava  in compenso non sapevano come disfarsi
dei cadaveri. Non si sarebbero mai fidate di chiedere aiuto a un uomo ma ormai i cadaveri ammassati in
cantina erano cos numerosi da fargli temere lo scoppio di una pestilenza. Perch non le davo una
mano? Del resto ero forte quanto bastava.
Avevo passato molto tempo da sola dopo la partenza di Jordan, anche perch non m'andava di
fare amicizia. Gli uomini e le donne mi sembrano interessati e, quando ti si strusciano addosso come
gatti in calore per dimostrarti la loro amicizia, spesso e volentieri cercano altro, qualche vantaggio. Ho
sofferto in pi di un'occasione per colpa del mio cuore generoso e cos adesso diffido delle blandizie e
delle paroline dolci.
Se m'ero decisa ad aiutarla, lo avevo fatto solo perch era sincera e perch il corpo umano mi
lascia indifferente, vivo o morto che sia. Sono pronta a piangere per i miei cani e per il mio ragazzo ma
il resto dell'umanit pu andare all'altro mondo come e quando desidera.
Il bordello era un edificio molto ben studiato. Quando ci presentammo al portone, qualcuno
sollev una feritoia di legno e un paio di occhi inquisitori c'invitarono ad entrare. All'interno sentimmo
grida di dolore e di sofferenza come quelle che ascolteremo solo all'Inferno. Questo finto luogo di
dannazione eterna mi sembr strano, ancora di pi quando fui invitata a guardare da un pertugio in una
camera dove vidi un uomo nudo col viso coperto da una maschera le cui natiche stavano per esser
marchiate a fuoco. La donna che gli premeva il ferro rovente nella carne non era pi alta di una
bambina e, vista da dietro, aveva tutta l'aria di esserlo, anche se qualcuno mi disse che aveva
abbondantemente passato la sessantina. Quando si volt vidi un viso segnato dalle rughe, coperto di
macchie, e le labbra esangui.
Grasso di maiale sussurr la mia complice.  cosparsa di grasso di maiale dalla testa ai
piedi. Per s' sbiancata le labbra col lardo.
Le chiesi perch.
L'uomo  un allevatore di maiali. Lui ama i maiali ma sua moglie non gli permette pi
d'infilare il membro nel deretano delle bestie. Cos viene qui e noi lo puniamo per le sue tentazioni.
Guarda.
Avvicinai l'occhio al pertugio e vidi che l'uomo era stato segnato a fuoco con un marchio con
la riproduzione di un maiale in calore. Gemeva per il dolore ma, quando la nana lo costrinse a mettersi
supino pungolandolo col ferro ancora rovente, aveva il membro gonfio ed eretto per la libidine. Sentii
un grugnito e nella stanza venne sospinto un maiale pazzo di terrore. L'uomo gli salt addosso e,
tenendolo ben stretto tra le gambe, godette penetrandolo a fondo mentre la nana aveva messo il ferro
sulle braci.
Fate sempre cos per soddisfare un uomo? chiesi.
Non c' un metodo che funzioni con tutti rispose lei. Anzi qui facciamo le cose pi
strampalate. Questi uomini sono gli Unti del Signore, non lo sapevi?  cos sicuro che gli Unti del
Signore abbiano diritto al piacere? Al che scoppi in una risata ripugnante, mi disse che quel tale era
un fanatico sostenitore di Cromwell e che prima di giorno sarebbe stato ucciso.
Ma allora lavorate solo coi Puritani?
Lavoriamo con tutti quelli che hanno bisogno di noi. Non hai mai visto le loro lenzuola col
buco?
Le risposi di no anche se ne avevo sentito parlare dalla moglie del mio pastore, il Predicatore
Scroggs.
Non mancano certo i predicatori qui dentro disse. Da' un'occhiata.
Mi scort di fronte a un'altra porta e apr una feritoia. Su un basso giaciglio c'era una donna
posseduta alla missionaria, ma sopra l'uomo che la penetrava ce n'era un altro, avvinghiato a lui come
uno scarabeo a una zattera, che lo prendeva da dietro.
Che peso deve reggere quella donna gridai mentre i due uomini si rialzarono
contemporaneamente, s'abbracciarono e si ripulirono vicendevolmente il seme dal volto.
Solo allora li riconobbi.
Ma sono il Predicatore Scroggs e il Vicino Firebrace.
La mia amica mi tapp la bocca con una mano e mi trascin in una camera privata dove erano
stati preparate delle torte per noi. Le spiegai i miei rapporti con quei parassiti incalliti e le chiesi un
favore in cambio del mio lavoro coi cadaveri.
Lei accett, e questo  quel che accadde in occasione della successiva visita al bordello di
Spitalfields del Predicatore Scroggs e del Vicino Firebrace...
Era una bella notte, la luna limpida tra le nubi, la temperatura calda. Avevo trascorso i pochi
giorni prima della data fissata costruendo un pannello rotante applicato a una parete. Mi assicurai alla
parte esterna del pannello in attesa dell'arrivo dei miei clienti.
Il primo a presentarsi fu Scroggs che indossava un camicione da notte viola. Poi fu la volta di
Firebrace con qualcosa che assomigliava a una toga. Avevano deciso di interpretare la parte di Cesare e
di Bruto prima della rottura. Incapace di trattenermi, aspettai solo che il mostruoso membro di
Firebrace s'alzasse sotto la tunica, poi diedi una spallata al muro e feci ruotare il pannello entrando
nella stanza. I due cominciarono a strillare, anche se non m'avevano riconosciuto; m'avevano
scambiato per una donna gigantesca travestita da boia. Sul pannello avevo costruito un palco per le
esecuzioni capitali con tanto di ceppo che avevo tagliato con le mie stesse mani. Avevo affilato la scure
giusto un'ora prima. La lama scintillava ancora alla luce della candela.
Io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo dissi citando i versi di un drammaturgo di cui non
ricordo il nome.
I due scoppiarono in una risata nervosa e Firebrace disse che non aveva pagato per un diversivo
extra.
Puoi sempre pagare adesso dissi scendendo dal mio trespolo e vibrando un colpo d'ascia. Lo
mancai apposta, ma la mia mossa gli fece constatare quanto fosse affilato il mio attrezzo che spezz il
letto in due.
Ve ne prego, continuate pure coi vostri sollazzi. Alle parole feci seguire un gesto elegante.
Scroggs allung una mano per suonare la campanella ma, mentre lo faceva, tagliai la corda e il
pollice. Non m' mai successo d'ascoltare urla e di vedere salti cos forsennati per una ferita cos
leggera.
Firebrace, un individuo molto sleale, anzi un traditore della stessa risma di Bruto, cerc di
scappare saltando gi dalla finestra ma gli tagliai una gamba e lui cominci a saltellare in giro
implorando piet.
Mi strappai la maschera perch mi vedessero.
Predicatore Scroggs, appoggia la testa sul ceppo se non ti spiace.
Non volle sentir ragioni, cos fui costretta a tenerlo fermo mentre provvedevo a legarlo agli
anelli che avevo intelligentemente predisposto nel caso in cui si fossero comportati da codardi.
Pensa al Re dissi che appoggi il capo sul ceppo come un agnellino al macello senza un
lamento.
Poi, senza perdermi in chiacchiere perch non faccio la torturatrice, con un sol colpo gli spiccai
la testa dal busto e con una pedata lo spinsi gi dal ceppo.
A quel punto Firebrace aveva cominciato a piagnucolare in un angolo, imbrattando la toga coi
suoi escrementi.
Che vista magnifica! sogghignai. Piangi per la tua povera gamba? Adesso te la riporto e te
la riattacco al troncone.
Andai a prendere la gamba accanto alla finestra e gliela offrii, al che lui rispose lamentandosi
sempre pi forte e implorandomi di salvargli la vita.
Non posso farlo dissi. Sarei molto pi contenta di risparmiarla a tutti quelli che conosceresti
se ti salvassi la vita.
Dopo di che lo presi per il collo, come fa un cane da caccia con un topo, e lo mollai sul ceppo
privo di sensi. Fu una vera fortuna per lui che fosse svenuto perch la mia ascia non era pi cos affilata
tanto da costringermi a menare due fendenti per decapitarlo.
Terminato il mio lavoro, spalancai la porta e una folla impaziente di bravi gentiluomini si
precipit nella stanza, ansiosi di divertirsi in mezzo a quella carneficina.
Voltai la testa e ne vidi uno che aveva gi piazzato Scroggs su quel che restava del letto. Lo
stava montando da dietro mentre, furioso, copriva di baci la testa tagliata.
Andai alla pompa dell'acqua dove una volta avevo lavato non solo il corpo ma anche i vestiti
perch ero innamorata, mi spogliai e mi ripulii accuratamente. Non volevo che restasse la pi piccola
traccia dell'empia coppia. Una volta che mi fui pulita, tornai a casa nuda e bruciai gli indumenti su un
fuocherello. Nessuno mi vide. Anch'io, come gli angeli, riesco a rendermi invisibile quando c' un
lavoro da fare.
LA NATURA DEL TEMPO
La mia esperienza del tempo  molto simile a quella con le carte geografiche. Si sposta da un
punto a un altro, uniformemente, seguendo una linea pi o meno retta. Essere nel tempo, in un continuo
presente,  come guardare una carta e non vedere le colline, le forme e le ondulazioni, ma solo la forma
piatta. Manca il senso delle dimensioni, si percepisce solo la superficie. Quando si pensa al tempo tutto
diventa vertiginoso e precipitoso.
Pensare al tempo  come far girare un mappamondo in continuazione, rendendosi conto che
tutti i viaggi esistono simultaneamente, che trovarsi in un luogo non significa negare l'esistenza di un
altro, anche se l'altro non si vede n si sente, secondo i nostri abituali parametri di giudizio.
Pensare al tempo equivale a riconoscere due certezze contraddittorie: che le nostre vite esteriori
sono governate dalle stagioni e dall'orologio; che le nostre vite interiori sono governate da qualcosa di
molto meno regolare  un impulso dell'immaginazione che funziona indipendentemente dai dettami del
tempo quotidiano, che ci lascia liberi di ignorare i confini del qui e adesso e di passare come fulmini
lungo le spirali del tempo allo stato puro, cio il cerchio dell'universo, qualsiasi cosa esso contenga o
non contenga.
Fuori dalle regole del tempo quotidiano il non essere  esatto quanto l'essere. Non  possibile
parlare di tutto quel che  contenuto nell'universo perch, se lo facessimo, lo renderemmo finito mentre
sappiamo che, in un modo o nell'altro, anche se la cosa  indimostrabile, esso  infinito. Cos quel che
l'universo non contiene conta ai nostri occhi quanto ci che contiene. Ci sar un momento (anche se,
naturalmente, non sar uno solo) in cui conosceremo (anche se la conoscenza non sar pi separata
dall'esistenza) che facciamo parte di tutto ci che abbiamo conosciuto mentre tutto ci che abbiamo
conosciuto faceva gi parte di noi.
Fino ad ora tutto questo  stato descritto meglio dalla religione che dalla scienza; adesso per la
fisica e la metafisica sembrano sostenere la stessa tesi. Il mondo  pianeggiante e rotondo, non  cos?
Sogniamo di andare avanti e indietro nel tempo, anche se l'uso delle parole avanti e indietro riferite ai
sogni  un modo per ridicolizzarli perch implicano la linearit del tempo e, se le cose stessero
effettivamente cos, non esisterebbe il movimento ma solo una progressione in avanti. Per non siamo
noi a spostarci nel tempo,  il tempo a muoversi grazie a noi. Dico cos perch i nostri corpi fisici
decadono in un certo lasso di tempo; rappresentano unit, utilizzabili un'unica volta, che si sbriciolano
intorno a noi. Questa  una sorpresa per tutti. Anche se  un processo che constatiamo nei nostri
genitori e nei nostri amici, esso ci sorprende sempre quando ci riguarda personalmente. I pi prosaici
tra noi dimostrano di credere a una vita interiore ogni volta che parliamo del mio corpo invece di dire
io. La percepiamo come parte integrante ma non come parte di quel che siamo. La lingua ci tradisce
sempre, dice il vero quando vorremmo mentire, si dissolve in considerazioni indistinte proprio quando
vorremmo che fosse precisa. Cos non possiamo muoverci avanti e indietro nel tempo, anche se
possiamo sperimentarlo in altro modo. Se tutto il tempo  eternamente presente, non c' ragione per cui
non dovremmo poter passare da un presente a un altro.
La vita interiore ci dice che non siamo singoli ma molteplici e che la nostra esistenza 
realmente fatta di infinite esistenze che si tengono per mano come bambole ritagliate su un foglio anche
se, a differenza delle bambole, sono infinite. Quando diciamo: Sono gi stato qui forse intendiamo
dire: Sono qui adesso ma in un'altra vita, in un'altra occasione, mentre facevamo altro. Le nostre vite
potrebbero formare una pila come i piatti nelle mani di un cameriere. Vediamo solo il primo eppure gli
altri sono l e li scopriamo solo per caso.
La nostra vita interiore di puro tempo  indolente o veloce, a seconda del nostro livello di
conducibilit. Proprio come alcuni metalli o leghe pregiate che, se debitamente raffreddate, sono
conduttori d'elettricit senza generare calore, senza perci disperdere minimamente l'energia che
trasmettono, cos esistono individui che possono essere dei superconduttori di tempo. Costoro, oltre ad
avere un'esperienza del tempo simile a quella di tutti, sono in grado di sperimentarlo come una
dimensione pi ampia, onnicomprensiva, mettendosi cos in contatto con molto di pi del presente. Gli
artisti e i guru sono, in gergo scientifico, dei superconduttori.
Il nostro livello di conducibilit viene probabilmente determinato dalla capacit, appresa o
innata, di spostare sullo sfondo quel che si trova in primo piano, con la conseguenza che le distrazioni
del quotidiano non consumeranno pi l'energia di cui siamo dotati. Monaci e mistici hanno cercato di
raggiungere questa condizione ritirandosi dal mondo  una concentrazione totale, una concentrazione
simile alla trance, ecco cosa serve. Passione, delirio, meditazione, perfino esser capaci di uscir dal
corpo, sono queste le parole usate per descrivere l'esaltata condizione della superconducibilit. 
indiscutibile che un criterio per distinguere l'arte autentica dalle abili contraffazioni  la sua capacit di
trascinarci dove  stato l'artista, in un luogo diverso dove non sottostiamo pi alla forza di gravit.
Quando c'immergiamo nell'opera d'arte, usciamo da noi stessi. Non siamo pi legati alla materia, la
materia  diventata quel che  veramente: spazio vuoto e luce.
Spazio vuoto e luce. Per noi, uno spazio vuoto  uno spazio vuoto di gente. Di notte il mare blu
inchiostro, disteso a formare una curva sotto l'arco del cielo blu inchiostro, punteggiato di stelle
d'argento che non devono mai esser lustrate. L'Artico dove la neve bianca  bianca di nulla e sfida la
messa a fuoco dell'occhio. Foreste, foreste tropicali e cascate che scrosciano tra i crepacci delle rocce.
Deserti simili a un fal acceso. I quadri sono una prova di quanto siamo condizionati dalla luce,
giacch vivere nella luce  vivere nel tempo senza esserne consapevoli, tranne che nei modi pi
scontati. I quadri sono luce catturata e rinchiusa come uno spiritello in un vaso. L'energia  intrappolata
per sempre, concentrata, impossibilitata a disperdersi.
La natura morta  vita danzante. La vita danzante della luce.
Quadro 1: Caccia in una foresta. Una foresta di notte. Uomini che indossano tuniche colorate
cavalcano focosi destrieri. I cani abbaiano. Spostandosi progressivamente verso il fondo i cavalieri
diventano sempre pi minuscoli fino a scomparire. Paolo Uccello. La nascita della prospettiva.
Quando vidi questo quadro cominciai a concentrarmi sulle figure in primo piano e solo poco per
volta notai le altre, alcune appena accennate al punto da risultare quasi invisibili.
La mia vita  esattamente cos o, meglio, le mie vite. Di solito noto solo i dettagli pi ovvi, il
presente, il mio presente. Per, a volte, per un gioco di luce, riesco a vedere pi di cos. Vedo esistere
contemporaneamente innumerevoli vite che si ritirano lentamente tra gli alberi.
Tempo 4:  mai esistita la mia infanzia? Sono costretto a credere di s ma non ho prove. Mia
madre sostiene di s, ma lei  una donna fantasiosa, una bugiarda e un'assassina, anche se tutto questo
non m'ha impedito di amarla. Ricordo alcune cose, ma anch'io sono fantasioso nonch bugiardo, anche
se non ho ancora ucciso nessuno.
Potrei chiedere informazioni, ma non sono affatto certo che qualcuno accetterebbe di
testimoniare davanti al giudice. Potrei contare su questa gente se si trattasse di un problema pi grave?
Sono costretto a dare per scontato che ho avuto un'infanzia, ma non posso esser certo che sia stata
quella che ricordo.
Ognuno ricorda cose mai accadute. E tutti sanno che la gente spesso dimentica cose che ha
fatto. O siamo tutti fantasiosi e bugiardi oppure non c' niente di definito nel passato. A parere di
alcuni, l'infanzia farebbe di noi quel che diventeremo da adulti. Ma di quale infanzia si parla?
Oggi stavo facendo il periplo dell'isola quando mi sono imbattuto in una buca profonda piena di
consunte scarpette da ballerina. Il raso era macchiato e le dita dei piedi avevano sfondato le punte.
Seguii il sentiero che dalla buca portava su per una collinetta e lungo un crinale segnato di pietre blu.
Ben presto arrivai a una bella casa che contrastava profondamente con l'ambiente selvaggio. Tirai la
corda della campanella ma nessuno rispose. Deciso a scoprire il mistero, risalii il pendio che
costeggiava la casa e trovai il modo di entrare da una porta-finestra dell'ultimo piano. All'interno le
stanze avevano pavimenti di legno; non c'erano mobili, ma in tutte le stanze c'era un caminetto e in
ogni caminetto un mucchietto di cenere o un fuoco allegro che scaldava la stanza.
Dopo un po' sentii un suono come di musica, di una musica mai sentita prima, e scoprii che
proveniva da due porte apparentemente sbarrate. Sopra la porta c'era un pannello di vetro e, dopo
essermi arrampicato con grande cautela, trovai il modo d'appoggiarmi alle maniglie e guardai dentro la
stanza.
Quel che vidi mi lasci di stucco.
Ebbi l'impressione di vedere dieci puntolini luminosi che, allineati sul pavimento, si
muovevano a spirale; da loro proveniva il suono che sentivo. Era armonico ma non formava una
melodia. Facevo molta fatica a guardare quella luce mentre la musica, anche se non era sgradevole, mi
feriva i timpani. Era troppo ricca, troppo forte per essere musica.
Poi vidi una ragazza guizzare tra le luci come una pattinatrice; c'infilava le mani in mezzo,
come un vasaio che lavora la creta col tornio. Alla fine si fece da parte e, una ad una, vidi le luci
trasformarsi in teste, braccia e gambe. Il suono diminu gradatamente, all'unisono con la luce, finch
sul parquet vidi dieci donne, con le scarpine sfondate, col corpo madido di sudore.
Caddi dalle maniglie.
Quando tornai in me, mi trovai in una stanza molto pi piccola, insaccato su una poltrona in un
angolo del caminetto. Di fronte a me, intenta e sorridente, c'era la prima donna che avevo incontrato a
cena; sembrava che fosse successo molti anni prima anche se forse era trascorso solo qualche giorno.
Mi chiamo Jordan dissi.
Ricordo 1: La scena che ho appena descritta potrebbe esser accaduta nel futuro o nel passato. O
ho trovato Fortunata o la trover. Non posso esserne certo. Forse la ricordo o forse la immagino
soltanto. Ma lei deve essere da qualche parte, nel reticolo del tempo, una coordinata, proprio come me.
Mi chiamo Fortunata disse. Questa  la prima cosa che ho visto. Era inverno. Il terreno era
duro e bianco. C'erano rose tardive sulle siepi, selvatiche e rosse, e l'agrifoglio era verde scuro con
bacche splendenti. Nevicava ogni giorno, fitte cortine di neve che cancellavano le impronte sulla strada
da e per la casa, tanto da indurci a credere che non entrasse n uscisse mai nessuno. Un giorno, un
pettirosso atterr sul davanzale della mia finestra e sprofond subito. Lo cavai fuori con un cucchiaino
e lui vol via, con la neve che gli appesantiva le ali. La neve era cos alta da soffocare qualsiasi rumore
facessimo e noi scivolavamo in giro come una confraternita silenziosa, scambiandoci sguardi e
cogliendoci di sorpresa in giardino dove ci muovevamo al rallentatore; a ogni passo spostavamo
mucchi di neve come dune di sabbia.
Mano a mano che la temperatura s'abbassava e che la neve ghiacciava, costruimmo delle
statue di neve, scene tratte dalla Bibbia e anche statue di eroi greci.
Era l'inverno in cui ci sposammo, io e le mie sorelle. Avremmo dovuto sposarci insieme, tutte
e dodici, nello stesso giorno. A Capodanno, indossando vestiti color rosso sangue coi nostri capelli
neri.
Decidemmo di costruire una chiesa in giardino. La erigemmo col ghiaccio che ci fer le mani;
il sangue macchiava la neve come le rosse rose selvatiche sulle siepi. Lavoravamo in silenzio,
concedendoci due pause al giorno per i pasti e illuminando il buio con le torce in modo da portare
avanti l'opera anche se c'erano poche ore di luce. La completammo il giorno prima della cerimonia. La
sera prima, la nostra ultima sera di sorelle ancora insieme, dormimmo come sempre in una lunga fila di
lettini sotto le lenzuola candide e sotto le coperte come quelli che si sono addormentati nella neve. Da
quella stanza, tempo addietro, eravamo volate fino a una citt argentata dove non esistevano n la notte
n il giorno, e l avevamo danzato per la gioia di farlo, senza pensare all'alba del posto in cui
abitavamo.
Quando spunt il giorno delle nostre nozze, indossammo gli abiti rossi, ci sciogliemmo i
capelli e, una volta pronte, chiudemmo e mettemmo un paletto alle finestre da cui eravamo fuggite,
procedemmo in fila indiana partendo dalla nostra camera e scendemmo lo scalone di marmo fino alla
chiesa di ghiaccio. Ci sposammo una per volta sotto rametti di vischio ma, quando tocc a me, io ero
l'ultima, guardai il mio promesso sposo, il principe pi giovane, quello che ci aveva seguite di nascosto
scoprendoci, e decisi che non lo volevo.
All'ultimissimo istante lo spinsi da parte e mi precipitai fuori dalla chiesa fendendo la calca
degli invitati che mi fissavano a bocca aperta, come pesci.
Presi una barca con cui feci il giro del mondo guadagnandomi da vivere come ballerina. Alla
fine arrivai in questo posto dove ho costruito la scuola. Se qualcuno mi trova  perch lo desidera,
proprio com' successo a te.
Ho conosciuto le tue sorelle dissi e aggiunsi che erano tornate a vivere tutte insieme in un
unico posto e le raccontai la storia dei loro divorzi.
Per la tua storia, almeno per come me l'hanno riferita loro,  diversa. S, certo, mi hanno
detto che eri fuggita ma che te l'eri filata camminando su una corda che correva dal campanile della
chiesa all'albero maestro di una nave ancorata nella baia.
Lei scoppi a ridere. Com'era possibile una cosa del genere?
Se  cos, dissi com' possibile volare ogni notte da una finestra a una citt incantata dal
momento che non esistono posti del genere?
Sei proprio sicuro che posti del genere non esistano? fece lei, al che io tacqui non sapendo
cosa rispondere.
Bugia 8: Non era stata la prima cosa che aveva visto, com'era stato possibile? Ma neppure la
notte nel campo immerso nella nebbia fu la prima cosa che ho visto. Ma prima di allora eravamo come
coloro che sognano e attraversano la vita come ombre. E cos quella che vi abbiamo detto  la pura
verit, anche se non lo .
Prima delle grandi nevicate e dei campi ghiacciati di cui ti ho parlato, ogni notte le mie sorelle e
io volavamo fuori dalla finestra e andavamo a ballare in una citt argentata in preda a uno strano
movimento. Anche la citt danzava. Dava la sensazione di beccheggiare come una nave, che si
sollevasse da un lato all'altro mossa dalla marea.
Tanto per cominciare, in citt non danzava nessuno. Pagavano le tasse, allevavano i figli,
mangiavano e dormivano come il resto del mondo. Ma ci avveniva quando la citt assomigliava al
resto del mondo ed era apparentemente immobile. Naturalmente alcuni cittadini, pi avveduti degli
altri, sapevano che il mondo si muove in continuazione, ma dal momento che non lo sentivano, lo
ignoravano.
A met estate, quando il sole morente tingeva il cielo blu d'arancione, cominci il movimento.
All'inizio si manifest come un semplice tremore, poi come un sisma, e tutti si precipitarono a riporre
l'argenteria e a legare i cani.
Nel corso della notte il moto ondulatorio continu e, anche se nessuno si fer, il medico del
luogo emise un editto secondo cui tutti coloro che avevano i denti falsi avrebbero dovuto toglierli per
evitare di morire all'improvviso soffocati. I cittadini pi prudenti estesero l'editto anche ai parrucchini
e agli arti falsi e ben presto l'ampio ingresso del palazzo del Comune si riemp di pezzi di ricambio
umani.
Col passare delle settimane, quando divent chiaro che le attivit sotterranee non erano n
cessate n peggiorate, qualche cittadino coraggioso cerc di affrontare al meglio la situazione legando
corde da un punto a un altro per riprendere le consuete attivit. Col tempo, tutti cominciarono ad
adattarsi alla nuova situazione beccheggiante, e si scopr che il sistema migliore per eliminare il
problema fosse quello di trovare un equilibrio stando sopra il suolo. Le corde non servirono pi come
sostegni bens come sentieri e strade e tutti, perfino quelli che avevano accatastato i loro arti falsi
nell'atrio del Comune, diventarono degli acrobati. Sostenendosi con ombrelli colorati utili per restare in
equilibrio, s'incamminarono calzando morbide scarpette da casa agli abituali luoghi di ritrovo.
Pass qualche generazione e nessuno ricordava che la citt fosse stata uguale a tutte le altre o
che il suolo fosse il posto in cui viveva normalmente la gente. Cominciarono a costruire case sulle cime
degli alberi e gli uccelli, stanchi di vedere invasa la loro privacy, volarono ancora pi in alto,
gracchiando o cinguettando dall'orlo delle nuvole.
Mano a mano che la gente trovava normale quella vita sospesa, le camminate si trasformarono
in salti e i salti in balli tanto che nessuno si preoccupava pi di andarsene in giro normalmente visto
che, roteando vorticosamente, si trasformava in un punto luminoso.
A quel punto ci fu un incidente.
Una ragazzina, che tornava a casa su una corda scivolosa e consunta, perse l'equilibrio
precipitando nel vuoto. Gli astanti gridarono terrorizzati, ma la ragazza non precipit al suolo bens
cominci a galleggiare.
Dopo qualche esperimento, si ebbe la certezza che, se la gente aveva cominciato a trascurare la
legge di gravit, la legge di gravit l'aveva trascurata a sua volta. Tutti si rallegrarono e, da quel giorno
in poi, nessuno si preoccup pi dei pavimenti o delle cadute; non per questo, per, smisero di costruire
i soffitti ma solo per appenderci il lampadario.
Cos vi ho narrato la storia della citt, una storia logica visto che le varie parti s'incastrano
perfettamente le une nelle altre. Sicura che siate disposti a credere ad eventi peraltro ragionevoli,
riprender a narrare la storia del nostro arrivo nottetempo in quella citt e i tristi effetti della nostra
scoperta...
La citt, libera dalla forza di gravit, cominci a sollevarsi galleggiando fino a duecento miglia
d'altitudine, uscendo dalla ionosfera. Per un po' indugi sopra l'Africa poi cominci ad andare senza
meta sopra la terra, senza mai fermarsi a lungo da nessuna parte, in un certo senso come un isolotto in
mezzo al mare. La gente si serviva di enormi pali per tener lontane le stelle o le meteore; cos facendo,
si servivano della citt come una zattera utilizzata per andare dove volevano. La gente non ne era
consapevole ma, quando una persona spingeva col suo palo, la forza trasmessa ne provocava una
contraria, una specie di vuoto che risucchiava tutto quello che c'era in scia. La forza era poderosa e in
tutto il mondo si narrano storie di interi picnic spariti dalle tovaglie a quadretti e di neonati svaniti nel
nulla.
La gente aveva un atteggiamento molto gentile con tutto quel che veniva risucchiato dal
movimento della citt; mangiava il cibo e si prendeva cura dei bimbi, e continuava a navigare.
Io e le mie sorelle siamo sempre state leggere. Quando nacque la terza sorella, se riusc a evitare
di sbattere la testolina contro il soffitto fu solo perch trattenuta dal cordone ombelicale. Se non ci fosse
stato, sarebbe uscita dal ventre materno salendo dritta in cielo.
La mia quinta sorella era cos leggera che cavalc il gatto di casa fino a dodici anni.
Com' ovvio, venivamo sempre ben imbottite e ci davano da indossare vestiti pesanti, per i
nostri abiti da sera non erano pesanti e, quando danzavamo, suscitavamo l'invidia generale perch i
nostri piedi davano l'impressione di non toccare il pavimento. Per fortuna indossavamo abiti lunghi,
cos nessuno poteva vedere che galleggiavamo.
Cos, quando la citt senza peso fu proprio sopra di noi, anche se completamente nascosta,
fummo le prime ad avvertire il risucchio della controspinta e, quella notte stessa, fummo trascinate
fuori dal letto e finimmo spiaccicate contro la finestra come dodici mosche.
Ci riunimmo per decidere il da farsi e arrivammo alla conclusione che avevamo due sole
possibilit: o trovavamo il modo di zavorrarci per resistere in caso di un nuovo attacco oppure
dovevamo essere pronte ad affrontare qualsiasi evenienza. Votammo all'unanimit e la sera dopo
andammo a letto in abito da sera. Aspettammo.
All'una di notte, quando il russare di mio padre rimbombava in tutta la casa, le nostre finestre si
spalancarono e venimmo risucchiate fuori unite per le trecce. In un baleno arrivammo alla citt e, dopo
la sorpresa iniziale, ci unimmo alle danze e ai festeggiamenti che si protrassero fino all'alba.
Solo allora fummo costrette a risolvere il nostro primo e unico problema.
Che fare per tornare indietro?
Dopo molte discussioni inconcludenti, ricordai come Cyrano de Bergerac avesse cercato di
lanciarsi verso la luna aggrappandosi al metallo che viene attratto dalla luna che  magnetica. Avevo
l'impressione che la terra, schiacciata com' dalla forza di gravit, con ogni probabilit avrebbe attratto
il piombo e, grazie alla mia intuizione, ci riempimmo gli scarponi di pezzi di piombo e ci sedemmo su
una lastra di questo stesso metallo come su un triste tappeto volante. Poi chiedemmo alla gente di
spingerci nel vuoto, come fecero versando molte lacrime, sicura com'era che non ci avrebbero pi
viste.
Sbagliavano. Il piombo funzion alla perfezione e atterrammo sul tetto della chiesa, proprio
dietro casa nostra. Di l fu facile arrampicarci tra i comignoli e scendere aggrappate ai glicini e infilarci
a letto.
La nostra felicit continu, notte dopo notte, finch nostro padre not i nostri visi pallidi e gli
occhi cerchiati, cos cominci a controllarci dappresso. Noi per eravamo furbe e trovavamo sempre il
modo di narcotizzare chiunque montasse di guardia, continuando a far le solite cose. Immaginate il
nostro orrore quando nostro padre annunci che chiunque fosse stato in grado di dirgli dove passavamo
la notte sarebbe stato ricompensato concedendogli la mano di una di noi.
Non c' da sorprendersi se arrivarono principi da ogni angolo della terra, anche se quasi tutti si
lasciavano abbindolare facilmente, tanto che diventammo troppo sicure di noi.
Ecco come fin la nostra storia.
Gli abitanti della citt galleggiante ci avevano detto che era arrivato il momento di ancorarsi
altrove e ci chiesero se desiderassimo vivere per sempre con loro. Noi gli rispondemmo
affermativamente e ci mettemmo d'accordo che, dopo una notte di festa, saremmo sgattaiolate in casa,
avremmo raccolto un po' di indumenti e poi saremmo rientrate in tempo per galleggiare per sempre
nello spazio. Fu la notte del principe pi giovane, un ragazzo astuto che aveva intuito che nel sonno
venivamo risucchiate in cielo e, mentre volavamo via, trov il modo d'aggrapparsi alle nostre gonne.
Era leggero e invisibile, si nascose tra le lanterne e gli alberi, cos nessuna lo not. Quando tornammo a
casa sulla nostra lastra di piombo, lui ci s'aggrapp sotto come uno scarabeo.
La notte dopo, proprio quando eravamo pronte per andarcene, tutte allegre, le porte della nostra
camera si spalancarono e mio padre entr illuminato dalle torce e attorniato dalla servit.
Ogni possibilit di fuga ci era preclusa e, per bloccarci, c'incatenarono per le caviglie e il
principe si present a casa nostra accompagnato dai suoi undici fratelli.
Nei giorni che seguirono ci accadde molto spesso di fissare il cielo e di pensare a dove
avremmo potuto essere, ma sapevamo benissimo dove eravamo.
Il resto della storia ti  noto.
Rimasi insieme a Fortunata per un mese; fu cos che conobbi certi suoi atteggiamenti ma anche
qualcosa dei miei. Mi disse che aveva vissuto per anni nella speranza di esser liberata, di appartenere a
un altro, di ballare con lui. Ma poi impar a danzare da sola, per il piacere in s e per il suo.
E l'amore? le chiesi.
Apr le braccia e tenne una breve lezione sulla vita delle stelle marine.
Qualche tempo dopo, mi tolsi dal collo il mio medaglione per metterlo a lei. Lo avvicin agli
occhi e lesse la scritta: Ricorda la roccia da cui sei stato sbozzato e il pozzo da cui sei stato ripescato.
Scoppi a ridere. Ma cosa mi dici delle tue ali? chiese. Come hai potuto dimenticarle
quando i loro moncherini sono ancora affondati nelle tue scapole?
Tacqui. Nella Bibbia solo gli angeli hanno le ali; gli altri devono aspettare il giorno della
liberazione.
Quadro 2: San Nicola placa la tempesta. Una barchetta in un mare blu notte. La tempesta
infuria e quattro discepoli impauriti s'abbracciano stringendosi tra di loro. Sotto la barca si vede un
grosso pesce e in alto, sopra di loro, arriva volando San Nicola che indossa la mitra e la pianeta. Intorno
a lui ci sono le stelle.
Sto preparandomi a partire. Fortunata non mi seguir e io non posso trattenermi, anche se una
parte di me appartiene all'ambiente incontaminato. Pensavo che le sarebbe piaciuto viaggiare, ma lei
dice verit a me gi note, che non ha bisogno di allontanarsi da quell'isola per vedere il mondo, che
mentalmente gi conosce un numero sufficiente di mari e citt. Se per lei  cos, se  cos per tutti,
come escludere che il mondo, la luna e le stelle siano anch'essi un prodotto della mente, anche se di
una mente con un orizzonte pi vasto del nostro? Se qualcuno mi pensa, sono ancora libero di andare e
venire. Non sar come il gioco degli scacchi, quest'universo del pensiero, bens un teatro con scene
mutevoli dove potremmo attraversare i muri a piacer nostro ma non lo faremo, fedeli come siamo al
nostro senso del drammatico.
Quand'ero piccolo, mia madre mi port a vedere uno straordinario prodigio. Dev'esser stato nel
1633, credo, e mai prima di allora era stata vista una banana in Inghilterra. Vidi un uomo che la teneva
alta sopra la testa. Era gialla, con qualche macchia scura e, mentre la guardavo, vidi il banano, la
spiaggia e le onde bianche sotto uccelli dalle grandi ali. Poi me ne dimenticai completamente. Ma,
mentre giocavo con le barchette e con le piante, cercavo di rivivere quel ricordo, per liberare quel che
aveva suscitato in me.
Quando Tradescant mi chiese di seguirlo nelle sue esplorazioni, pensai che dopo tutto avrei
potuto diventare un eroe, tornare a casa con qualcosa d'importante e, facendolo, recuperare qualcosa
che avevo perso. Difficile parlare di quella sensazione di perdita. Cosa potevo aver perso se, tanto per
cominciare, non avevo mai avuto niente?
Avevo me stesso, tanto per cominciare, ecco che cosa avevo perso. L'avevo perso in mia madre
perch lei  pi grossa e pi forte di me mentre ai figli dovrebbe toccare una sorte diversa. Ma l'avevo
perso soprattutto nel vuoto che separava il mio io ideale dal mio cuore pulsante.
Voglio essere coraggioso e ammirato, voglio avere una bella moglie e una bella casa. Voglio
essere un eroe e salutare mia moglie e i miei figli sul molo e rattristarmi guardandoli mentre
s'allontanano, ma voglio essere ancor pi elettrizzato dall'attesa di quel che mi riserva il futuro. Voglio
essere uguale agli altri uomini, uno dei ragazzi, uno di quelli che danno pacche sulle spalle, uno di
quelli che conoscono una storiella o due. Voglio essere come quella fracassona di mia madre, cos
indifferente al suo aspetto fisico, interessata solo a quel che fa. Non  mai stata innamorata, no, ma non
l'ha mai neppure desiderato. Lei  autosufficiente e non ha mai nutrito dubbi su se stessa. Prima di
partire, l'ho portata a fare un giro in barca prima sul Tamigi e poi in mare, ma non sono affatto certo
che la gita l'abbia impressionata pi di tanto o che se ne sia resa conto. Non abbiamo mai parlato
molto, noi due. Lei  silenziosa, proprio come in genere sono gli uomini. Spesso l'ho sorpresa a
fissarmi come se mi vedesse per la prima volta; avevo l'impressione che m'imparasse. Credo che mi
ami ma non ne sono certo. Non lo direbbe mai; chiss, forse non conosce se stessa. Quando sono
partito, credo che si sia sentita sollevata all'idea di ricominciare la sua vita di sempre con i cani, i
dragatori e le puttane che ama. Perfino mentre Tradescant gliene parlava, si  alzata ed  andata a fare
un giro. Avr anche avuto il suo daffare a seguire quel che le passava per la testa, per io ci sono
rimasto male.
Non abbiamo mai parlato della mia partenza; la dava per scontata, quasi che se l'aspettasse.
Volevo che mi chiedesse di restare, proprio come adesso desidero che me lo chieda Fortunata.
Perch non l'hanno fatto?
Per Tradescant far l'eroe  del tutto naturale. Anche suo padre lo era. I viaggi che ha fatto si
possono seguire su tutte le carte e lui sa cosa cerca. Vuole riportare in patria cose rare e lo fa.
La nostra nave, all'ancora a qualche miglio al largo di quest'isola,  colma di frutta, spezie e
piante sconosciute. Quando torneremo a casa, uomini e donne s'affolleranno intorno a noi, ci
chiederanno di raccontargli quel che abbiamo fatto e, ogni volta che la racconteremo, la nostra storia
diventer un po' pi fantasiosa. Ma sar comunque presa per vera; se invece cominciassi io a
raccontare la storia di dove sono stato o di dove credo di esser stato, chi mi crederebbe? A un ragazzo
si potrebbe anche perdonare una cosa cos, ma io non sono pi un ragazzo, sono un uomo.
Sono stato io a redigere il giornale di bordo. Meticolosamente. E ho tenuto anche un mio diario,
e ho scritto la mia versione e ho disegnato la mia mappa di ogni viaggio fatto insieme a lui. Non posso
mostrarli in giro ma credo che siano un resoconto fedele di quel che  accaduto o, quanto meno, di quel
che m' accaduto.
Viviamo tutti cos? Due vite: una vita esteriore ideale e una vita interiore solo immaginata in cui
nascondiamo i nostri segreti?
 strano, ma pi i miei viaggi si sono spinti in terre lontane, pi sono diventati distanti. A quel
che dice Tradescant,  possibile concludere i viaggi. Occupano il tempo comodamente. Anche se c'
qualche intoppo, sono comunque prevedibili. Io sono partito e ho scoperto che perfino il viaggio
mentale pi semplice  infinito. Parto, e subito sono costretto a scegliere tra cento rotte alternative. Ne
scelgo una, non faccio in tempo a partire che me ne trovo davanti altre cento. Ogni volta che cerco di
restringere il mio raggio d'azione in realt lo allargo, e s che quei bracci di mare e quei canali mi
condurranno comunque in mare aperto, e allora mi rendo conto di quanto sia immenso tutto ci, questo
problema della mente. L'acqua lucente e l'immensit del mondo mi confondono.
I Buddisti sostengono che esistono 149 strade che conducono a Dio. Io non cerco Dio, solo me
stesso, una faccenda molto pi complicata. Molto  stato scritto su Dio; nulla  stato scritto su di me.
Dio  pi grande, come mia madre, pi facile da trovare, perfino al buio. Io potrei essere dappertutto
ma, dato che non so descrivermi, non posso chiedere aiuto. Siamo soli nella nostra ricerca, e Fortunata
ha ragione quando non vuole nascondersela, anche se sull'amore potrebbe aver torto. Ho incontrato
molti pellegrini che cercavano Dio e mi chiedo perch abbiano scelto di cercare lui piuttosto che se
stessi. Forse non ho capito il nocciolo del problema  forse mentre cerchiamo qualcun altro ci
potremmo imbattere inaspettatamente in noi stessi, da qualche parte, in un giardino o in cima a una
montagna a guardare la pioggia che cade. Eppure la gente non sembra interessata a conoscere se stessa.
Qualcuno di loro mi ha detto che la vera ragione per cui si cerca Dio  per dimenticare se stessi, per
perdersi una volta per tutte. Eppure non  poi cos difficile perdersi; e se invece parlassero del loro io,
di quel cadavere vuoto, urlante, senz'anima?
A mio avviso, quel cadavere rappresenta solo l'io ideale uscito di senno e se l'altra vita, la vita
segreta, potesse esser trovata e portata a casa, forse allora potremmo vivere in pace, senza aver bisogno
di Dio. Dopo tutto Lui, essendo completo, non ha bisogno di noi.
Ho riempito la mia sacca a strisce e ho staccato il pastrano dal gancio a cui lo aveva appeso
Fortunata. Lei  venuta a vedermi partire e siamo in piedi accanto alla mia barchetta ancorata con
alcune pietre in una profonda insenatura.
Lei si  sciolta i capelli lunghi che le arrivano fino alla vita. Sembra serena.
Un giorno torner le dico.
Lei mi sorride ma non parla, e mentre glielo dico so che non  vero. Al momento giusto lei si
nasconder, lei e quest'isola mi scivoleranno di fianco e non le trover pi, se non in sogno, forse.
Getto la sacca a bordo, spingo in acqua la barca con una spalla. La nave di Tradescant  lontana,
un puntolino nero. Non m'aspetter ancora a lungo.
Lei entra in mare insieme me finch l'acqua non le sfiora i capelli, mi prende il viso tra le mani
e mi bacia sulla bocca. Poi mi volta le spalle e io la guardo mentre cammina sulla sabbia e sale sugli
scogli. Comincio a remare, servendomi del suo corpo come di una boa.
Lo far per sempre.
L'ananasso  arrivato oggi.
Jordan lo stringeva tra le braccia come un bambino giallo; con la saggezza di un Salomone si
prepar a dividerlo in due. Non aveva fatto in tempo ad affilare il coltello che il Signor Rose, il
giardiniere del Re, si butt sul tavolo implorandolo che facesse a pezzi lui ma risparmiasse l'ananasso.
I partecipanti alla festa si sbudellarono dal ridere e il Re in persona, con la parrucca nuova, scese dal
palco per chiedere al Signor Rose di rinviare il suo sacrificio. Dopo tutto non era che un frutto. Al che
il Signor Rose sollev la testa abbandonata tra i piatti per ricordare ai presenti che era un'occasione
storica. Aveva ragione. Era il 1661 e, grazie al viaggio di Jordan alle Barbados, il primo ananasso era
arrivato in Inghilterra.
Tradescant  morto. Cromwell  morto. Ireton e Bradshaw, i pubblici accusatori del Re, spesso
scoperti insieme sotto luride lenzuola, sono morti. Jordan s' perso un gran bello spettacolo perch 
salpato tardi col suo carico giallo. Cromwell, Ireton e Bradshaw che s'erano illusi di poter giacere in
pace nell'Abbazia di Westminster, il luogo santo che avevano negato al loro legittimo sovrano, vennero
tolti dalla tomba il 30 di gennaio e appesi al patibolo, a Tyburn, per essere esposti al pubblico ludibrio.
Ecco il momento giusto per un fazzoletto profumato. Non sono mica tutti robusti come me. Ci
radunammo a migliaia per vederli dondolare al vento, quel che restava di loro, visto che il processo di
putrefazione non aveva risparmiato neppure quei personaggi famosi. Il popolo assistette molto
compiaciuto e sotto quei piedi ossuti vennero montati numerosi banchetti dove si vendevano mele e
biscotti ancora caldi. Una zingara con la testa cinta da una corona di stelle si offriva di leggere la mano,
ma quando tocc a me distolse lo sguardo. Non mi scoraggiai; sono abbastanza forte da sentirmi capace
di vivere a mio piacimento in questo mondo butterato.
Eppure la cosa mi costrinse a riflettere mentre me ne stavo seduta a Tyburn e assistevo alla
gioia dirompente e al grande stupore dipinti sul volto dei passanti, specie dei bambini che non avevano
mai pensato al significato della parola marcire.
Tuttavia marcire  un'esperienza comune. Toccher a tutti, pure a me, anche se immagino che
dovr presentarsi un verme piuttosto deciso perch non si spaventi.
Firebrace e Scroggs sono morti. Quella notte le sorelle del bordello di Spitalfields fecero affari
d'oro quando si sparse la voce secondo cui c'erano a disposizione dei corpi appena smembrati. Il
bordello adesso  chiuso, la mia amica  morta per malattia mentre le altre sorelle sono sparite, come
fanno le donne.
Tradescant mi manca. Prima di morire mi ha lasciato una vipera in una bottiglia, per ricordarmi
i giorni felici quando avevamo dichiarato guerra a tutte le vipere. Sarei felice se anche lui potesse
vedere lo scempio penzolante da una corda; si sarebbe rallegrato all'idea che c' ancora giustizia a
questo mondo.
La mia vicina, la strega, non  morta.  diventata piccola piccola, ancora pi piccola di quanto
gi non fosse quando trovai Jordan. Non  pi alta di un bassotto, con grandi occhi e orecchie in
proporzione. Con gli anni ha perso la casa per tutta una serie di scaramucce ma le ho concesso l'uso di
un canile fino alla fine dei suoi giorni. Lei non ha fatto niente per meritarsi questo mio atto caritatevole,
ma  una disgrazia solo mia, la croce che dovr portare. Sostiene ancora di essere una chiromante e
spesso la scopro a rimuginare sul suo letto di crescione mentre osserva il mutevole disegno dei denti.
Quando Tradescant mor, Jordan gli subentr nel comando delle spedizioni;  stato lui a
tracciare le rotte e a decidere cosa fosse prezioso e cosa no. Ormai  lontano da tredici anni, per mi ha
fatto recapitare dei doni e sono sempre stata assolutamente certa che un giorno torner...
Al tramonto, il giorno della forca, i soldati del nostro nuovo Re, Carlo II, si presentarono a
prendere i cadaveri e li deposero in una fossa comune scavata sotto il patibolo, un luogo pestilenziale
gi pieno di cadaveri nauseabondi e decomposti. La testa dei tre impiccati venne spiccata dal busto e
infilata sulle guglie dell'Abbazia di Westminster, un colpo di teatro che mise di buon umore tutti i
passanti.
Quanto agli altri membri della giuria di quarantanove cittadini che avevano firmato la condanna
a morte del Re, nel 1660, quando il nuovo Re era tornato, ne erano vivi ancora quarantuno. Ho sempre
pensato che il nostro sia un Paese fin troppo civile, anche se anch'io ho un cuore tenero, e mi
dispiacque vedere che solo nove di quei quarantuno furono giustamente condannati a morte dato che la
loro era stata una sentenza unanime.
I nove, i seguaci pi vicini a Cromwell, prima furono parzialmente impiccati, poi sbudellati e
infine squartati vivi. Se nel corso della prova durissima a cui erano stati sottoposti, davano
l'impressione di stare per svenire, venivano rianimati con aceto e olio d'aglio oltre che, di tanto in
tanto, con una secchiata d'acqua rancida. Avevo sperato di recuperare una parte del loro intestino o
delle loro viscere per regalarli a Jordan come souvenir ma, quando mi feci avanti con la sporta in mano,
mi fu detto che quei brandelli di carne appartenevano alla Corona. Se Tradescant fosse stato vivo
sarebbe certamente intervenuto. Invece dovetti accontentarmi di guardare e di ricordare; una volta
calata la notte, fui cos fortunata da recuperare una cistifellea intera con numerosi calcoli. La tengo
vicino al letto, accanto alla vipera.
Mentre Jordan era lontano, nel periodo che trascorsi al bordello, scoprii che i membri maschili,
se staccati a morsi o comunque tagliati, non ricrescono. Mi sembra che in questo caso la natura abbia
commesso un grave errore perch gli uomini sembrano cos indifferenti al loro membro da ficcarlo un
po' dove capita, senza pensarci su due volte. Sono convinta che, in mancanza di meglio, sarebbero
capaci perfino d'infilarlo nel buco di un muro.
Mi sono accoppiata con un uomo ma sono pronta a giurare di non aver provato niente, anche se
lui me l'aveva infilato fino all'elsa. Quanto all'uomo, disteso su di me, col viso affondato tra i miei
seni, protest dicendo che non riusciva a trovarmi le labbra della fica e che si sentiva come un girino in
un vaso. Lui era una persona istruita e m'incit a irrigidire i muscoli perch, forse, solo cos sarei
riuscita a infilarmi il suo forcone. Inspirai a fondo e irrigidii i muscoli con tutte le mie forze, al che
sentii qualcosa di simile a una folata d'aria in una galleria e, quando mi sollevai su un gomito per
capire cosa fosse successo, vidi che me lo ero infilato dentro con le palle e tutto. Era bloccato. Ebbi la
presenza di spirito di attaccarmi alla campanella e la mia amica entr accompagnata dalle sorelle; lo
strapparono da me con una sbarra di ferro e lo fecero rinvenire con un bicchiere di vin brul mentre io
gli cantavo una canzoncina sul coraggio dei salmoni quando depositano le uova. Avevo di fronte un
signore valoroso che m'offr un'altra possibilit di darmi piacere anche perch ero la prima donna con
cui avesse fatto cilecca. Detto fatto, si rintan sotto di me, come fanno i furetti, e cerc di prendermela
in bocca. La sua posizione era di mio gradimento non potendo strapparmi niente a morsi. Per, un
istante pi tardi, alz la testa fissandomi con aria annoiata.
Signora, disse le chiedo scusa. Mi spiace ma non ci riesco.
A far che?
Non riesco a prendere in bocca la sua arancia. Non ci entra. Non riesco neppure a passarci
sopra la lingua. Lei  troppo grossa, signora.
Non so a quale parte del mio corpo si riferisse, ma ebbi piet di lui, cos gli offrii dell'altro vino
e una piacevole conversazione.
Quando se ne fu andato, m'accovacciai su un cuscino e mi scostai i peli del pube per vedere che
cosa lo avesse confuso. Mi sembr tutto perfettamente proporzionato. Questi signori sono molto timidi.
Quand'ero bambina sentii copulare mio padre e mia madre. Sentii i grugniti ritmati di mio padre
e il silenzio di mia madre. Qualche anno pi tardi mia madre mi disse che gli uomini prendono piacere
e le donne lo danno. Me lo disse come se fosse la cosa pi naturale del mondo, con lo stesso tono con
cui mi spiegava come dar da mangiare ai cani o fare il pane.
Quando nacqui, ero cos piccola che dormivo in una scarpa di mio padre; solo pi avanti
cominciai a crescere, a crescere tanto che mio padre si mise in testa di portarmi in giro ad esibirmi. Mia
madre glielo imped dicendo che nessun membro della sua famiglia doveva diventare un fenomeno da
baraccone, indipendentemente dal nostro livello di povert. Una notte mio padre cerc di portarmi via
di nascosto per vendermi a un uomo con una gamba sola. Avevano preparato un barile in cui
nascondermi ma non avevano fatto in tempo a metterci il coperchio che avevo spezzato i cerchi e, un
istante pi tardi, mi lanciai contro mio padre prendendolo per il collo.
Quello fu il mio primo omicidio.
Non ricordo pi nulla della mia infanzia, non solo per colpa di mio padre ma perch fu un
periodo della mia vita particolarmente squallido e inutile, ricco solo di desideri e di vane speranze.
Ricordo alcuni episodi ma mi sfugge la sensazione del tempo che passa. Se dovessi cavare dal pozzo
della memoria tutto quel che mi accadde per riviverlo impiegherei un giorno o due. Che fine hanno
fatto gli anni trascorsi tra un ricordo e l'altro?
Quando ricevetti la notizia del ritorno di Jordan, fui certa che sarebbe rientrato in patria da eroe
e che avrei dovuto accoglierlo come si doveva nella mia veste di madre di un eroe. Non badai a spese,
mi feci fare un vestito nuovo con la lana pi fine e un bellissimo scialle ricavato dalla tovaglia
dell'altare della chiesa di Stepney. Viaggiai fino a Hove su un carro e m'accampai sulla spiaggia in
attesa di veder spuntare la vela di Jordan. Quando era partito, aveva diciannove anni, i capelli corvini e
una voce tranquilla. A quel punto aveva trentatr anni e non riuscivo a raffigurarmelo.
Sulla spiaggia trovai i soliti furfanti pronti a derubare una povera donna addormentata, ma io gli
ficcai la testa nell'acqua e ce la lasciai finch il sale non l'ebbe gonfiata. Nel tempo libero raccolsi
conchiglie.
Finalmente, il terzo giorno, vidi in mare un puntolino. Col passar delle ore il puntolino divent
sempre pi grande e, prima di notte, lo vidi solcare il mare a vele spiegate prima di gettare l'ancora.
Portai le mani a imbuto alla bocca e cominciai a gridare il nome di Jordan senza esser certa che
riuscisse a sentirmi per colpa degli stridii dei gabbiani che si tuffavano per prendere i pesci.
Accesi un fal ed attesi. Al buio Jordan cal in acqua una barchetta e piazz una lanterna sulla
prua. Rem verso di me con tanta dolcezza che, solo quando lo sentii lasciarsi cadere nell'acqua che gli
arrivava alle ginocchia, alzai gli occhi e corsi ad aiutarlo a tirare a secco la barca.
La sua barba era striata di grigio. Mi sorrise e cav di tasca un sacchetto di pelle di camoscio.
Dentro c'era una collana di perle. Me la misi e le pietre scintillavano alla luce del fal. Con s aveva
portato una casseruola e un po' di cibo e, senza che ci fossimo scambiati una sola parola, ci mettemmo
a sedere uno di fronte all'altro separati dal fal; le vele nere della nave si stagliavano al chiarore della
luna, la sua barchetta sulla spiaggia era nera.
Avrei voluto parlargli, dirgli che lo amavo e quanto mi fosse mancato, ma tredici anni di parole
lottavano in gola e non riuscii a cavarne fuori neppure una. Avevo troppo da dargli, cos non dissi
nulla.
Mangiammo e io sedetti abbracciandomi le ginocchia con la schiena contro uno scoglio mentre
lui s'era adagiato su un fianco, con le gambe distese, appoggiato su un gomito. Fissava le onde.
Quando s'addorment, m'avvicinai strisciando per coprirlo con le mie coperte e lo guardai dalla
testa ai piedi, notando i polsi sottili e il naso come una discesa ripida. Gli accarezzai i capelli e notai
che in faccia aveva alcune cicatrici. Adesso nessuno avrebbe potuto fargli del male. Mentre gli tiravo la
coperta sotto il mento, notai qualcosa che gli brillava intorno al collo. Con grande cautela, per evitare di
svegliarlo, disfeci il nodo con cui era legato al vestito e vidi che era un pendente d'argento. Non ero
stata io a darglielo. Non era il suo medaglione. Erano un paio di scarpette da ballo, con i piedi rivolti
all'interno, come se stessero sulle punte. Lui si rigir all'improvviso e grugn e, mentre lasciavo andare
la catena, lui la prese in mano, come farebbe un bimbo col pollice della madre.
Gli sollevai la testa, ci piazzai sotto il mio scialle e restai l, seduta ai suoi piedi, per tutta la
notte, contando le ore con la marea.
Qualche anno dopo
Quadro 3: Il Signor Rose, giardiniere del Re, dona l'ananasso a Carlo II. Il pittore  ignoto,
probabilmente olandese. Il Signor Rose, che indossa la parrucca, piega un ginocchio e il Re, anche lui
con la parrucca in testa, accetta l'ananasso. I colori del frutto e dei fiori fanno da sfondo al dipinto.
Subito dopo aver visto quel quadro, decisi che mi sarei arruolato in Marina. Mio padre ne fu
felice, mia madre preoccupata. Avevo appena finito gli studi e desideravo mettermi a lavorare. Avrei
accettato qualsiasi offerta che mi costringesse a partire.
Tre cose coincidevano.
Vidi il quadro e cercai di immaginare l'effetto di portare a casa qualcosa mai vista prima.
Cercai di guardare un ananasso e finsi di non averne mai visto uno. Niente da fare. Le meraviglie del
mondo diminuiscono di continuo perch, in un modo o nell'altro, abbiamo gi visto tutto. Da dove
arrivava quell'ananasso? Dalle Barbados, la risposta era semplice, ma chi lo aveva portato, in quali
circostanze, perch?
Comprai un ananasso e lo tenni in camera mia finch non marc. Mia madre entrava e annusava
l'aria come un segugio.
Diceva: Sento un odorino, sai!.
E qualche tempo dopo: Sento un profumo dolciastro.
E infine: Qui dentro marcisce qualcosa!.
Lo trov sotto il letto e lo butt via. Dentro il frutto era spappolato e la buccia, avvizzendo,
aveva assunto delle forme geometriche e squamose.
Prima che lei lo scoprisse  e io lo tenni al suo posto a lungo iniettando, com' noto a tutti,
conservanti in una cosa viva  avevo l'abitudine di tirarlo fuori di notte per toccarne il ciuffo di foglie e
la buccia ruvida. Se pensavo che mia madre non sarebbe entrata in camera mia per svegliarmi presto,
correvo consapevolmente il rischio di dimenticarlo sul letto anche se, in quelle occasioni, lei si
lamentava che odoravo di frutta.
Ma com' possibile che il ragazzo odori di frutta? diceva mio padre. Non  stato vicino a
nessun frutto.
Io abbassavo il capo e, obbediente, finivo di mangiare la mia scodella di porridge. Mia madre 
stata spesso etichettata come una donna strana, ma solo perch a volte se ne veniva fuori con
affermazioni a cui la gente non poteva dar credito. Ha quasi sempre ragione lei.
Dissi al mio amico Jack: Jack, non ti capita mai di desiderare di diventare un pirata o qualcosa
del genere?.
E lui: Non dire stupidaggini, Nicolas, pensa a tutta quell'acqua e niente sapone!.
 un ragazzo molto pulito, Jack.
Nicolas Jordan. Un metro e settantacinque. Costruisce barchette e le fa veleggiare nei weekend.
Il suo miglior amico  Jack. Nessun fratello n sorella. I suoi genitori non hanno i soldi per comprargli
un telescopio. Cos lui ha acquistato un libro che insegna a navigare servendosi delle stelle e un
cannocchiale con una cinghietta color cachi. Ecco cosa si pu dire di me. Almeno esteriormente.
La seconda delle tre cose era il Libro delle Navi dell'Observer. L'avevo acquistato in un
negozio di libri usati. Sul frontespizio c'era scritto:
di Frank E. Dodman
prefazione di A. C. Hardy, dottore in scienze,
MINA, della Royal Society.
Avevo avuto a lungo un'innamorata segreta che si chiamava Mina Frogs. Quando tornavo in
patria, accolto come un eroe, la trovavo sempre ad attendermi sul molo; desiderava disperatamente
sposarmi. Mi piaceva molto quel libro in cui erano descritti pi di cento modelli di navi, con
novantacinque disegni, sedici tavole a colori e sedici di fotografie.
Avevo costruito la mia nave in scala guardando le fotografie. All'inizio mi ero servito di scatole
di montaggio di legno di balsa con marinai di plastica, ma ben presto avevo imparato a disegnare quel
che mi serviva nel laboratorio di mio padre. Non mi preoccupai mai di costruire un equipaggio in
miniatura. L'equipaggio non era bello; i marinai erano solo gli schiavi della nave.
Nei weekend mia madre cucinava e mio padre leggeva il giornale. Io andavo a un laghetto dove
facevo navigare le mie barchette. Mi piaceva l'instabilit del vento. Jack m'accompagnava portandosi
dietro i suoi libri sui computer e le copie di GP, una rivista medica, di propriet di suo padre. Le riviste
erano piene di fotografie di malati terminali anche se tra di loro c'era gente che s'era buscata un
semplice raffreddore.
Bisogna lasciarlo passare senza interventi esterni diceva Jack. Tutte quelle pillole servono
solo a far soldi.
Come l'amore dicevo io mentre montavo il timone. Non c' una cura contro il mal
d'amore.
Di chi sei innamorato? chiedeva Jack.
Di nessuna. Quella ragazza non esiste.
L'amore  lo cosa pi antigienica che esista disse Jack.
Impossibile. Cosa mi dici di quelli che lavorano nelle fogne?
Che indossano indumenti idonei a proteggerli. Gli innamorati non indossano quasi niente 
guarda le foto sulle riviste.
Si riferiva a mensili come Playboy e Penthouse. Suo padre comperava anche quelli.
Da quel momento in poi lo ignoravo, abbandonandolo ai suoi libri. Lui andava pazzo per i
computer, cos puliti, cos programmabili. Quando gli comunicai che avevo imparato a governare una
nave osservando le stelle disse: Che senso ha?.
Non  un ragazzo insensibile,  semplicemente moderno.
Un pomeriggio, mentre Jack era steso su un fianco immerso nella lettura di un articolo in cui si
parlava di certi ragazzi che avevano scoperto il sistema per inserirsi nel computer del Pentagono, venni
avvicinato da un uomo che s'accovacci accanto alla mia barca.
L'hai costruita tu?
S.
Con quale scatola di montaggio?
Niente scatole di montaggio. L'ho costruita io, tutto qui.
Ma sta a galla?
Oh s! L'ho bilanciata perfettamente.  pronta ad affrontare qualsiasi vento.
Anch'io mi divertivo a costruirle, disse l'uomo oltre che, naturalmente, a farle navigare.
Sono stato dappertutto ma temo di aver mancato il bersaglio. Mi sembra che la gente rida di me, non so
perch, non so neppure chi sia questa gente, insomma pu sembrare stupido. Penso di non aver centrato
il bersaglio del mondo, che quel che ho visto sia stato solo un richiamo messo l proprio perch
smarrissi la pista giusta. Ho la sensazione di essere sempre l l per scoprirla e invece mi sfugge un'altra
volta.
Si rialz; non mi guard. Dopo di che s'allontan.
Raccattai la barchetta e m'avvicinai a Jack.
Chi era quel tale? mi chiese.
Non so. Forse un marinaio o qualcosa del genere.
Dev'essere fuori di testa..
Perch?
Ma perch non c' nessuno che vada in giro vestito a quel modo.
Andiamocene Jack. Ho una fame da lupi.
E la terza cosa?
Sgombravo i mobili dalla mia camera da letto. Stavamo tinteggiando la casa. Sotto il letto trovai
un pacco di libri che avevo letto da ragazzo. Li riposi quasi tutti in una scatola, senza neppure
guardarli. Ce n'era uno che ricordavo, lo ricordavo cos nitidamente che non mi torn in mente sotto
forma di un pensiero bens di un sapore in bocca. Pioveva mentre lo leggevo, era una giornata piovosa,
subito dopo Natale. S'intitolava Il libro degli Eroi narrati ai Ragazzi e sulla copertina c'erano navi,
aerei, cavalli e uomini con mascelle d'acciaio. Lo aprii e dal libro scivolarono a terra alcune pagine
annotate con la mia calligrafia infantile. Avr avuto dieci anni all'epoca. Era il mio riassunto degli eroi.
Dei miei preferiti. Li avevo disegnati sui margini del libro.
Guglielmo il Conquistatore
Nato nel 1028. Conosciuto anche come Guglielmo il Bastardo. Tre dei suoi custodi erano
morti di morte violenta e il suo tutore era stato assassinato. Guglielmo era un uomo che amava la vita
all'aria aperta, era un cacciatore, un soldato fiero e dispotico. Ignorante. Aveva ben poche grazie...
Aveva sposato Matilda, figlia di Baldovino V, Re delle Fiandre. Il Papa non bened il
matrimonio e per penitenza la coppia fu costretta a far costruire due monasteri, uno a testa. In qualit di
cugino di Edoardo il Confessore, morto senza eredi, Guglielmo il Bastardo credeva che la corona
d'Inghilterra gli toccasse di diritto. Quando Aroldo sal al trono al suo posto, lui invase il Paese.
Cristoforo Colombo
I suoi amici spagnoli lo conoscevano col nome di Christobal Colon. Era nato a Genova; suo
padre faceva il tessitore; aveva cominciato la sua vita di uomo di mare dandosi alla pirateria.
Scopr l'America grazie a una profezia piuttosto che all'astronomia, scrivendo nel 1502 a Re
Ferdinando e alla Regina Isabella di Spagna che la ragione, la matematica o le mappe non mi sono
servite a niente. Qualche anno pi tardi scrisse il Libro delle Profezie e mor dimenticato da tutti.
Francis Drake
Nato nel 1540 nel Devon, and per mare all'et di tredici anni e quando ne aveva trentasette
salp a bordo della Golden Hind per fare il giro del mondo. Qualche anno pi tardi venne nominato
sindaco di Plymouth.
Famoso per la sconfitta da lui inferta all'Armada, fu anche il predone preferito dalla Regina
Elisabetta; era soprannominato il ladromastro del Mondo Sconosciuto.
Fu l'eroe pi popolare nei due secoli successivi; era un uomo basso di statura, di membra
robuste, la testa rotonda, i capelli castani, la barba fluente, gli occhi tondi, grandi e chiari.
Lord Nelson
Nato nel 1758, Nelson and per mare all'et di nove anni e quando ne aveva quindici aveva gi
visitato l'Artico. Nel corso di un viaggio successivo contrasse la malaria ed ebbe una visione. Ebbene
s esclamai. Diventer un eroe.
Quando Wellington conobbe Nelson disse che quel signore parlava sempre e solo di se stesso,
in modo cos vanitoso e stupido da stupirmi quasi fino a disgustarmi. Ciononostante Nelson s'imbarc
sulla nave ammiraglia, la Victory, e salp per sconfiggere Napoleone. Esalt lui stesso il suo piano di
battaglia, che aveva definito brillante, chiamandolo il tocco di Nelson.
Venne ucciso nel corso di una storica battaglia ma, prima di morire, firm un documento grazie
al quale affidava le sorti della sua amante, Lady Emma Hamilton, e della loro figlia, Horatia, al Paese.
Il Paese non se ne cur e lod l'Ammiraglio morto mentre Emma, nove anni pi tardi, moriva a Calais
per una malattia della pelle, in completa solitudine.
Se sei un eroe, puoi anche essere un deficiente, fare le cose peggiori, rovinare la tua vita privata,
avere tutte le amanti che desideri, non smettere un istante di parlare di te stesso, senza che nessuno
abbia niente da obiettare. Gli eroi sono immunizzati. Hanno spalle larghe, capelli folti e ovunque
vadano una folla si raduna attorno a loro. Di solito amano soprattutto la compagnia degli uomini, anche
se le belle donne rappresentano una delle ricompense che gli spettano di diritto.
Mio padre guarda i film di guerra. I film di guerra sono pieni di uomini con elmetti di stagno
che pronunciano frasi inappuntabili. Giocano a carte, chini sui tavolini pieghevoli seduti uno accanto
all'altro sui letti a castello. Escono correndo dalle trincee e sparano facendo fare alle loro mitragliette
un arco di 180 gradi. Hanno qualche amichetta ma preferiscono i commilitoni.
Mio padre guarda i film di sottomarini. Parte la sirena e i marinai in maglietta si ritrovano
appiattiti contro le fiancate. Il comandante s'incolla al periscopio e a quel punto si vede la sequenza del
sottomarino che scende in fondo al mare come una balena d'acciaio.
Mio padre guarda film ambientati negli oceani. Uomini in maglione girocollo e stivaloni di
gomma neri si precipitano sul ponte e chiedono notizie del nemico. C' sempre un ometto con uno
spazzolone in mano il quale dice cose semplici ma importanti ignorate dai suoi compagni grandi e
grossi. Pi avanti, nel corso del film, quando la nave affonda l'ometto  l'unico cos piccolo da poter
infilare il corpo nella falla impedendo cos che l'acqua invada la stiva. Non ha niente dell'eroe eppure
lo .  l solo perch tutti gli ometti come lui possano sentirsi coraggiosi. Sono molti gli uomini comuni
a cui piacerebbe fare gli eroi, anche loro hanno diritto a fantasticare. Resta per un dato di fatto: gli
ometti fanno tutti una gran brutta fine.
Mi presentai all'Ufficio reclutamento della Marina dove mi parlarono di tutte le attrezzature
sofisticate che avrei imparato a usare e dei posti che avrei visitato. Ci mostrarono un film sulla vita
nella Marina militare, dopo di che si present un vecchio ammiraglio a dirci di aver imparato a stirare i
suoi pantaloni a zampa d'elefante con sette pieghe; ogni piega corrispondeva a uno dei sette mari.
Si parl a lungo di cameratismo e di amicizia. Niente di omosessuale, s'intende.
Io e Jack andavamo al parco. Io con la mia barchetta, lui coi suoi libri. Tirava un brutto vento e
il laghetto sembrava glassa grigia segnata con la forchetta. Lo lasciai su una panchina e m'avvicinai
alla riva ghiaiosa. Regolai la vela e mi preparai a mettere in acqua la barchetta. Una raffica di vento la
invest proprio al centro scompigliando il sartiame. Alla fine riuscii a recuperarla, ma la barca era
rimasta danneggiata. Il vento mi faceva lacrimare gli occhi e Jack pens che stessi piangendo. Era
imbarazzato e rise un po' troppo forte assistendo alla scena di una donna la cui sedia a sdraio era stata
capovolta dal vento.
Jack disse: Sei troppo grande per giocare ancora con le barchette.
E io: E chi lo dice?.
Lui scroll le spalle e mi disse che durante le vacanze estive avrebbe lavorato tutti i sabati.
Mia madre e mio padre mangiano metodicamente. Dispongono il cibo sul piatto a seconda del
colore e della forma e mangiano senza mai eccedere, anzi evitano di mangiare troppo una portata e
poco un'altra. Io invece mangio subito i piselli e la cosa li disturba.
Abbiamo parlato della mia carriera in Marina.
E se scoppiasse una guerra? chiese mia madre.
La conosciamo entrambi disse mio padre. Ce la siamo cavata bene, no?
Per ci ha rovinato il sistema nervoso disse mia madre.
Non possiamo lamentarci di come ci  andata, anzi ci siamo divertiti  ricordi quando abbiamo
ballato prima di fare all'amore al buio?
Non parlare di queste cose di fronte a Nicolas disse mia madre. Poi, dopo una breve pausa:
Ci ha rovinato il sistema nervoso.
Si riferiva alla guerra o alla volta in cui aveva fatto all'amore con mio padre?
La mia domanda d'ammissione ai corsi dell'Accademia navale in qualit di cadetto fu accolta.
Quando arriv la lettera fummo tutti molto orgogliosi. Mia madre la ripose in una cartelletta in cui
conserva altre mie cose.
La sera prima della mia partenza, mia madre prepar una cena speciale e una bottiglia di vino.
Mia madre era nervosa, invece mio padre faceva il fracassone. Mi sforzai di mangiare i piselli per
ultimi.
Quando arriv l'ora di andare a letto entrai in camera mia e spensi la luce. Non mi spogliai. Ero
steso a letto e guardavo le stelle fuori della finestra. Avevo letto in un libro che le stelle possono
guidarti ovunque. Se non ho mai desiderato diventare un astronauta  colpa del casco. Se fossi stato
lass, sulla luna, o vicino alla Via Lattea, mi sarebbe piaciuto sentire le stelle intorno alla testa. Le avrei
volute tra i capelli, come in certi quadri degli di. Avrei voluto sentire lo spazio con tutto il corpo, lo
spazio vuoto e i punti di luce.  indiscutibilmente questa la sensazione che provano i ballerini e gli
acrobati, almeno per un istante, la libert.
Se anche potessimo liberarci della forza di gravit, ci sentiremmo a disagio con una tuta
spaziale addosso. Chi non preferirebbe essere nudo? Nudo e facendo compiere al corpo lente capriole
in una nuova atmosfera?
La gente sostiene che la luna abbia perso ogni magia da quando piedi umani l'hanno calpestata.
Io non la penso cos. Occorre ben altro che un piede umano per rubarci la luna.
Abbiamo percorso la terra in lungo e in largo e adesso siamo andati nello spazio.
Mio padre guarda i film ambientati nello spazio. Sono diversi: sono film ambientati nell'unica
zona dell'universo che ci consenta una speranza illimitata. Sono film allegri in cui a volte ci sono
donne scienziate al posto delle cantanti o delle cameriere. A volte le donne assurgono al ruolo di
eroine, anche se la cosa non  ancora diventata molto popolare. Quando guardo i film ambientati nello
spazio, mi viene sempre voglia di piangere perch ci inducono a formulare grandi speranze; insomma
sembra un inizio, non il solito finale visto e rivisto.
Ma quando saremo andati dappertutto, ed  solo questione di tempo, cosa cercheremo quando
non ci sar pi niente da esplorare?
Dovr passare tutto quel tempo prima di cominciare il viaggio dentro di noi, nei nostri tunnel
temporali, prima di sprofondare nei regni del nostro spazio interiore?
La mia camera da letto  stata svuotata. Mi hanno costretto a ripormi nelle credenze o a sparire
del tutto. Adesso  diventata un ripostiglio. Sto per andarmene. Alla luce che entrava dalla finestra,
vedevo i miei ripiani vuoti e le scarpe che non avrei pi dovuto lucidare in fila sotto l'armadio. Era un
vecchio armadio con uno specchio applicato alla parte interna di un'anta. Mi ci guardai un'ultima volta
la mattina della partenza. Avevo l'aria di un ragazzo a posto.
Sei mesi dopo mi trovavo a bordo di un rimorchiatore dell'Ammiragliato nell'estuario del
Tamigi, al largo di Deptford. Cercavamo una mina che era stata avvistata, almeno cos ci era stato
detto. Non c'era fretta. La gente era rassicurata dalla nostra presenza mentre noi eravamo rassicurati da
noi stessi. La notte era calda, le luci di Londra e le acque nere erano abbastanza tranquille. Io ero
contento.
Mi trovavo sul ponte in compagnia di un amico. Lui era un astronomo dilettante e si divertiva a
mostrarmi le costellazioni. Non gli dissi che le conoscevo gi.
Poi disse: Sai, se un giorno ci trovassimo a viaggiare nella nostra galassia, se un giorno
qualcuno ci abbandonasse lass, non la vedremmo come la vediamo da qui. Vedremmo solo il buio.
Tutte quelle stelle sospese, apparentemente cos vicine tra di loro, in realt sono lontane anni luce. Le
nostre probabilit di trovare una stella o un pianeta, per non parlare di un pianeta blu come il nostro,
sarebbero meno di una su un miliardo.
Scoppi a ridere e and sotto coperta.
Appoggiai le braccia al parapetto e la testa sulle braccia. Avevo la sensazione di precipitare in
un buco nero, senza stelle, senza vita e senza casco. Accanto a me sentii il fruscio di un piede sul ponte.
Poi una voce maschile disse: Oggi il Re verr sepolto a Windsor. Mi raddrizzai di colpo e guardai
dritto in faccia l'uomo che fissava l'acqua. Lo conoscevo ma non ricordavo altro. E poi quel suo
vestito... non c' pi nessuno che vada in giro conciato cos.
Guardai alle sue spalle, verso l'alto. Le vele sbattevano mosse dalla brezza, l'albero maestro era
appesantito dal sartiame. Pi in alto vidi l'Orsa Maggiore, Orione e la falce splendente della luna.
Sentii lo stridio acuto e fiero di un uccello. Tradescant sospir.
Mi chiamo Jordan.
Sono una donna che sta impazzendo. Sono una donna in preda alle allucinazioni. Immagino di
essere grande e grossa, primitiva, una donna gigante. Quando sono una donna gigante, esco di casa con
le maniche arrotolate e con la gonna e la sottoveste che mi ruotano intorno come un vortice. Ho un
sacco, in tutto simile a quelli usati per affogarci i gattini appena nati, e giganteggio sul mondo,
riempiendolo. Gli uomini mi sparano, ma io prima strappo le pallottole dalle ferite e poi le mastico.
Dopo di che scoppio a ridere a pi non posso, spezzo quei loro fucili tra le dita come si fa con la
forcella di un petto di pollo per formulare un desiderio.
Prima fermata: la Banca Mondiale.
Vado subito nella sala del consiglio d'amministrazione. C' un lungo tavolo di legno massiccio
circondato da comode poltroncine. Un gruppo di uomini in abito scuro stanno discutendo sul modo
migliore d'affrontare il problema del Terzo Mondo. Vogliono costruire dighe, abbattere le foreste
tropicali, finanziare immense fabbriche di Coca-Cola e sfruttare le piantagioni degli alberi della
gomma.
Dicono: Questa  una riunione privata.
Cominciando dall'uomo seduto a capotavola, li sollevo uno dopo l'altro prendendoli per la
collottola. Le loro gambe si dimenano nell'aria in quei vestiti di Gucci; non ce l'ho con i loro vestiti, il
tessuto  morbido. Li lascio cadere nel sacco mentre loro hanno cominciato a gridare all'unisono
invocando il loro avvocato, chiedendomi chi sono e che fine abbiano fatto la libert di parola e i diritti
civili.
Dopo averli chiusi nel sacco, rimetto in ordine la sala, butto nel sacco qualche computer per
evitare che s'annoino troppo e ce ne andiamo.
Prossima fermata: il Pentagono.
Butto gi con una spallata le porte di massima sicurezza, mi lascio alle spalle i computer, i
segreti, l'esercito di segretarie, e mi si para davanti un gruppo di generali e di alti ufficiali che
discutono i problemi della difesa e della pace e di come eliminare il pericolo di una guerra nucleare
solo acquistando nuovi armamenti. Li ascolto attentamente mentre mi dicono, con la stessa pazienza di
una madre col figlio deficiente, che se non disporremo delle armi necessarie per far saltare il mondo
almeno cinquanta volte, non potremo mai vivere tranquilli. Se invece le avessimo, saremmo a posto.
Al che io: Le vostre stesse statistiche dimostrano che, se il tre per cento del budget del
Ministero della Difesa dei prossimi dieci anni venisse speso per combatterlo, il problema della povert
negli Stati Uniti verrebbe eliminato.
Si scambiano occhiate e risatine indulgenti prima di rimettersi al lavoro. Non ho scelta. Li
afferro per le medaglie e li lascio cadere nel sacco. Uno di loro spunta con la testa fuori dall'orlo e dice:
Lei dovrebbe essere arrestata. Quel che fa  pericoloso!.
E poi...
Vado a strappare i leader di tutto il mondo dai cortei di automobili, dalle cene nelle ville di
rappresentanza, dalle ambasciate e dalle feste private. Li infilo tutti nel sacco e andiamo a piedi nelle
montagne di burro, nei laghi di vino, nei silos di grano e nei deserti, nella terra piena di crepe e di
bambini affamati e di trafficanti d'armi in palazzi difesi da guardie del corpo.
Costringo tutti gli obesi a mettersi a dieta; tutti gli uomini si metteranno in riga per seguire un
corso obbligatorio di femminismo e di ecologia. Dopo di che li metto a lavorare al surplus di generi
alimentari, li costringo a impacchettarli a mano, li distribuisco grazie a una gigantesca catena umana
formata da quello che un tempo era il potere e adesso  diventato la cooperazione.
Cambiamo il mondo e il settimo giorno facciamo una festa al lago del vino, cuciniamo frittelle
con la montagna di burro mentre i popoli della terra continuano ad arrivare a ondate; vengono
rifocillati, ripuliti e soddisfatti. E quando i fiumi splendono non  per colpa del mercurio...
Ecco com' cominciata, la storia del mercurio.  l che sono iniziate le mie allucinazioni mentre
controllavo il livello di mercurio presente in fiumi, laghi e torrenti. Ovunque imperasse la legge del
profitto. Il livello del mercurio era sempre troppo alto, i pesci morivano, i bambini soffrivano di strane
malattie per cui la pelle gli veniva via a brandelli anche se, secondo il governo, quelle malattie non
erano provocate da una causa certa.
Avviai una campagna personale, sul tipo di quelle di cui si legge sui giornali in cui la donna che
la indice viene descritta come una mattocchia, anche se innocua. Sperano che se ne vada, che invecchi,
che s'annoi. Il tempo  un grande omicida.
Ma io non me ne andai. Scrivevo articoli e infilavo stampati pieni di informazioni sotto i
portoni delle case. M'appassionai all'evangelizzazione su scala personale. Fermavo le casalinghe agli
angoli delle strade e gli operai nei bar. Quando m'imbattevo in donne abbienti, gli chiedevo soldi e
aiuto.
Il prezzo che pagai fu alto. Troppo alto, pensavo, quando ero depressa, cosa che m'accadeva
spesso. Il problema  che, quando la stragrande maggioranza della gente  apatica, le persone normali
come me sono costrette a lavorare troppo, devono rovinarsi la vita, devono assoggettarsi a diventare il
bersaglio dello scherno generale pur di farsi capire. Ma la gente pensa sul serio che io preferisca
campeggiare sulle rive di un fiume inquinato piuttosto che starmene a casa mia tra le mie cose?
La gente  pronta a credere a tutto.
Tranne che, a quanto sembra, alla verit.
Ero una bimba solitaria. I miei genitori mi trovavano difficile, insomma non ero la creatura che
avrebbero desiderato. Ero troppo intensa, troppo goffa fisicamente e un po' troppo tranquilla per i loro
gusti. Ero felice solo quando stavo all'aria aperta coi nostri cani. I genitori pretendono che i figli siano
un loro prolungamento. Li conforta riconoscere un certo modo di muovere la testa o di parlare. Se non
notano somiglianze con loro, se il bimbo  un vero e proprio estraneo, faranno del loro meglio per
nutrirlo e vestirlo, ma non lo ameranno. Non con la forza di trasformazione tipica dell'amore.
Cos imparai a starmene per i fatti miei e a divertirmi al buio, dove nessuno avrebbe potuto
vedermi e da dove potevo guardar le stelle e inventare un mondo senza forza di gravit, senza nessuna
forza che m'imprigionasse. Non ero grassa perch ero golosa, anzi quasi non toccavo cibo. Ero grassa
solo perch desideravo essere pi grande e grossa di tutte le cose pi grandi di me. Di tutte le cose che
avessero potere su di me. Era una battaglia che avevo deciso di vincere.
Mi sembra ovvio, non trovate?, che un essere umano ignorato e trascurato desideri ingigantirsi
quanto basti per non passare pi inosservato, anche se spicca solo per il timore e il disgusto che
provoca.
Mi raffigurai la casa dei miei genitori come una conchiglia in cui ero rinchiusa. L'ambiente
adatto per una creatura fantasiosa che aveva bisogno d'immagazzinare calore e nutrimento fino a
quando non sarebbe stata in grado di scrollarsi di dosso la conchiglia, pronta a uscire allo scoperto. Di
notte, a letto, sentivo che tutta la casa inspirava ed espirava all'unisono con me. Le tegole, i mattoni, la
centinatura, l'impianto idraulico dipendevano tutti dal ritmo del mio respiro. Ero un mostro avviluppato
in un uovo di moquette.
Ma eccomi pronta, spingo con le spalle contro gli angoli di camera mia, mi butto a capofitto
contro le finestre mandandole in frantumi. Schegge di vetro dappertutto, il giardino schiacciato da
un'unica orma. Micromega, alti duecento miglia.
Non esiste alcuna dimensione rabelaisiana che compensi la rabbia.
Non appena me ne andai di casa, com'era facile prevedere, calai di peso. Intere carriolate di
peso. Due carriolate, a dire il vero, ecco il frutto del mio lavoro. Che fine aveva fatto? Da dove viene e
dove va?  uno dei misteri della materia, quel grasso che appare e scompare, e le sue uniche tracce che
sia effettivamente esistito sono qualche smagliatura e qualche vestito troppo largo.
Un giorno lo brucerai, cos diceva mia madre, e da piccola avevo visioni di me che, col mio
grasso, alimentavo una grande fornace. Il fumo che usciva dalla ciminiera era arricciato, come il codino
di un maiale.
Quando il grasso spar, scoprii una cosa strana: il peso persisteva a livello mentale. Avevo un
alter ego immenso e poderoso, una donna con una moralit tutta sua, con poche ma fedeli lealt. Era lei
la mia santa patrona, colei che invocavo quando mi sentivo risucchiata tra gli interstizi del pavimento o
quando svanivo lentamente per strada. Ogni volta che la invocavo sentivo gonfiarsi i muscoli e le risate
gorgogliarmi in gola. Naturalmente era solo una fantasia, quanto meno all'inizio...
Una volta che mi fui laureata brillantemente in chimica, visto che ero una bella donna con cui
gli uomini lavorano volentieri, avrei potuto insegnare all'universit o trovare un buon posto che mi
avrebbe permesso di operare efficacemente dietro le quinte. Nessuno mi costrinse a far ricerche
sull'inquinamento. Un lavoro odioso, sotto tutti i punti di vista. I grandi gruppi industriali ti odiano e
schierano gli scienziati amici perch discreditino le prove che raccogli. Il governo del tuo Paese e quelli
stranieri prendono atto delle tue tesi solo con estrema lentezza. Ma  impossibile sperare in qualcosa di
meglio della lentezza; l'ostilit aperta e le pi basse insinuazioni sono all'ordine del giorno. Stiamo
uccidendo la terra ma non ci crede quasi nessuno.
Perch non lavori per l'ICI? chiese mio padre. Non lo sai che regalano un certo numero di
azioni ai dipendenti?
Gi, perch non lavorare per la Shell, la Esso, la Union Carbide o la NASA?
Perch non mi faccio dare anch'io il mio bravo pacchetto di azioni, la macchina della ditta, la
pensione, l'assistenza sanitaria privata nonch uno stipendio che mi tranquillizzi? Perch me ne sto
accampata sulle rive di un fiume e do fuori di matto? La pelle mi si stacca a brandelli.
Sono sola da molto tempo, giorni e notti di solitudine, cos il tempo, non pi misurato coi
metodi tradizionali, s' ammutinato e fa quel che gli pare. Adesso non sono pi io a misurare il tempo,
 il tempo a misurare me.
 spaventoso.
Mi capita spesso di dormire per tutto il giorno e di star sveglia di notte  perch non dovrei
visto che non devo renderne conto ad anima viva?
Possiedo un calendario e un orologio, cos posso razionalmente dire a che punto mi trovi di
quella cosa chiamata anno. Ma la mia esperienza personale  diversa. Ho la sensazione di essere qui da
anni e anni. Qualcuno potrebbe dimostrarmi il contrario ma nessuno riuscir mai a convincermi che io
non senta questa precisa sensazione. Come si fa a convincere qualcuno a non sentire? Cos il mio
istinto pi forte  abbandonare l'atteggiamento dettato dal buon senso e di accettare quel che mi accade
realmente, cio che il tempo ha rallentato la sua corsa.
Perch no? In certe situazioni il nostro battito cardiaco rallenta o accelera, il respiro si altera, il
corpo intero cambia abitudini, se necessario.
Sono state scritte moltissime favole su qualcuno che s'appisola per qualche minuto e che, al
risveglio, si trova a vivere in un'altra epoca. Esternamente niente sembra cambiare per me, ma
internamente non mi trovo sempre qui, sulla riva di un putrido fiume. Potrei sempre fuggire.
Fuggire da cosa? Dal presente? S, dall'ambiente che ho sott'occhio e che mi rende cieca nei
confronti di tutto quel che accade a una certa distanza da qui. Se ho uno spirito, un'anima, chiamatela
come volete, non sar unica, sar molteplice. La sua dimensione non sar di reclusione bens di spazio.
Potrebbe alloggiare in numerosi corpi in via di decomposizione nel futuro e nel passato.
Non ho prove di ci. Lavoro per scoprire una teoria adatta ai fatti. Cos lavorano gli scienziati,
anche se siete liberi di pensare che sono un po' troppo estremista.
Forse  vero.
Velenoso o no che sia,  stato grazie al mercurio se sono giunta a certe conclusioni. Lasciatelo
cadere e si frantumer in cloni di se stesso sparsi sul pavimento, per  sempre possibile rimetterlo
insieme senza che presenti segni di giunture o di fratture.  una sola vita o un numero infinito di vite, a
seconda di quel che vogliate.
Ma cosa voglio io?
In sogno voglio una casa, un uomo e dei figli, ma le cose non stanno cos. Chi  disposto a
vivere con un mostro? Potrei anche cercare di nascondere la mia bruttezza ma il trucco non durerebbe a
lungo. Scoppierei, il mio vestito si lacererebbe in pi punti, tirerei i piatti al lattaio se mi lanciasse
un'occhiata equivoca e mi dicesse: Ciao, bella. La verit  che mi sono stufata di questo mondo
ipocrita e disgustoso. Non lo reggo pi. Non ce la faccio ad adulare, a blandire o addirittura a sorridere
pi di tanto. Esiste forse qualche buona ragione per sorridere?
Il fatto  che tu non ci provi nemmeno ha detto mia madre. Non  poi cos male.
E invece s.
Sei bella, disse mio padre cos bella che ogni uomo vorrebbe sposarti.
Non lo farebbe se mi rovesciasse le palpebre, se mi guardasse dentro le orecchie, se mi
controllasse la gola con una lampada, se ascoltasse il mio battito cardiaco con lo stetoscopio.
Fuggirebbe dalla stanza con la testa tra le mani. Perch avrebbe visto lei, l'altra, in agguato dentro di
me. Lei s'adatta, anche se  gigantesca.
Una volta ho fatto del sesso con un uomo: dentro fuori dentro fuori. Una colonna sonora di
grugniti e, per finire, un grosso sospiro.
Mi chiese: Sei venuta?.
Naturalmente non ero venuta, non hai letto il manuale di Master e Johnson?
Dopo di che s'addorment e il suo respiro era dentro fuori dentro fuori. Pi tardi gli dissi: Mi
piacerebbe inghiottirti.
Ti piace l'avventura, eh? fece lui.
Tutto intero, senza lasciar fuori assolutamente niente, gi per la gola, come un'ostrica, tenendo i
piedi per ultimi, i tuoi piedi che si agitano nella mia bocca come le pinne di un tuffatore. Giona e la
Balena.
Non odio gli uomini, vorrei solo che ci mettessero un po' pi d'impegno. Tutti loro, senza
eccezioni, vorrebbero diventare eroi mentre noi desidereremmo solo che se ne stessero a casa ad
aiutarci con le faccende domestiche e coi bambini. Purtroppo non  questo l'eroismo che gli piace.
Sei cos negativa disse mia madre.
No, io no, lo sei tu. Sei tu che te ne stai l, seduta, a guardare il telegiornale, che mangi carne di
animali d'allevamento e uova di batteria, che butti le tue vagonate di plastica nelle discariche create
sventrando campi agricoli. Dove pensi che vada a finire tutta quella immondizia?
Non so se esistano altri mondi nel tempo e nello spazio. Forse l'unico  proprio questo, mentre
gli altri sono solo il frutto di una grande immaginazione. Comunque sia, non cambia niente. Dobbiamo
salvaguardare entrambe queste possibilit. Sembrano dipendere l'una dall'altra.
Ricordo un periodo della mia infanzia quando gi andavo a scuola e diventavo ogni giorno pi
grassa. All'epoca vivevamo in un appartamento di una casa popolare di Upper Thames Street, a
Londra, accanto al fiume. Qualche anno dopo ci trasferimmo in una casa nostra, ma prima eravamo
solo una povera famiglia operaia. Mia madre s' dimenticata di come siano andate effettivamente le
cose. Tornavo a casa a piedi da scuola sempre da sola. Camminavo sul Lungotamigi e guardavo
l'andirivieni delle navi. C'era anche la nave di Punch e Judy e il Signor Punch picchiava il figlioletto
mentre Judy cercava di strangolarlo; l'altro personaggio era il cane, Toby, col suo collare bianco.
Non volevo tornare a casa. Volevo restar fuori per tutta la notte, prepararmi un letto sulla riva
del fiume e accendere un fal. Salivo la scalinata che portava al Ponte di Waterloo, ignoravo le
macchine che transitavano a tutta velocit per poter guardare in entrambe le direzioni, da una parte la
cattedrale di Saint Paul, dall'altra Westminster. Mica facile: tutti correvano a casa, non gliene
importava niente del panorama. Era autunno, il sole calava presto e c'era un'aria frizzante. Mi
piacevano il pizzicorino che dava alle narici e le strane forme che prendeva quando la espiravo.
Guardavo il sole scivolare dietro agli edifici e, mano a mano che mi concentravo, il frastuono delle
macchine, il passo pesante dei pedoni, la puzza degli pneumatici e quella dei gas di scarico sembravano
allontanarsi. Avevo l'impressione di essere sola in un altro pomeriggio.
Guardavo i miei avambracci appoggiati al parapetto. Erano massicci come cosce, ma il muretto
non esisteva, era una semplice staccionata di legno e quando voltavo la testa dall'altra parte non vedevo
pi la cupola di Saint Paul.
Vedevo barchette sgangherate che trasportavano verdura, donne che litigavano e un reggimento
di cavalleria che attraversava il Tamigi.
Dovevo andare avanti, fino al ponte di Blackfriars, dove c'era qualcuno ad aspettarmi.
Chi? Chi?
Adesso mi sveglio di notte gridando: Chi? Chi?, come un gufo.
Perch non fa che tornarmi in mente quella giornata mentre me ne sto seduta sulla riva di un
fiume putrido in compagnia solo di un fal?
Mattina. La nave ancorata in alto mare. La barca a remi di Jordan a secco sulla spiaggia. Il fal
fuma, le fiamme dovranno essere alte quando si sveglia. All'Inferno il fuoco brucia in eterno, non 
necessario percorrere la spiaggia in cerca di pezzetti di legno.
Quando Jordan si sveglia, ho gi raccolto un mucchio di legname di vecchie barche affondate e
sto aprendo ostriche col coltellino  un bel coltello con un manico d'ebano dono di un certo Sir
Vattelapesca che era un Puritano. Era successo prima che mettessi la testa a posto. Dopo la fine
prematura del Predicatore Scroggs e del Vicino Firebrace, feci il voto di riprendere la vita tranquilla di
sempre e di tener sotto stretto controllo le mie naturali tendenze omicide. Non credo di essere una
criminale, anzi protesterei vivacemente se qualcuno volesse rinchiudermi nel carcere di Newgate. Le
mie azioni non nascono dall'idea di ricavarne dei vantaggi, solo dall'idea di giustizia, e ho frugato a
fondo nella mia anima arrivando a concludere che nessuna delle persone da me uccise meritasse di
continuare a vivere. A riprova di ci, sempre ammesso ma non concesso che fosse necessario
dimostrarlo, chiamer a testimoniare la brava moglie del Predicatore Scroggs, una donna il cui unico
piacere era stato il membro del marito che glielo infilava in un buco del lenzuolo. Quando seppe della
morte del marito (da vera signora tacqui i particolari dell'accaduto), alz le braccia al Cielo e ringrazi
il Signore d'aver avuto piet di lei. Sono talmente umile che non serbo alcun rancore verso chi mostra
gratitudine, sia pure sbagliata, come in questo caso, nei confronti del Salvatore. Non volevo che mi
ringraziasse, invece nostro Signore spesso viene derubato di quel che gli spetterebbe. La donna fece
subito fagotto e se ne and a vivere in compagnia di una sorella nubile che abitava nella citt di
Tunbridge Wells. La guardai allontanarsi con le lacrime agli occhi al pensiero di quel che aveva
sofferto e degli orrori da cui l'avevo liberata.
E se il Giorno del Giudizio si dimostrer che ho commesso un errore o due, so che Nostro
Signore m'abbraccer come fece con l'adultera e dir: Chi  senza peccato scagli la prima pietra.
Dopo che io e Jordan avemmo inghiottito trentasei ostriche a testa, mi disse che doveva partire
subito per Londra per donare al Re la sua scoperta pi rara.
Ce l'ho qui disse in questa bisaccia, ma tra non molto marcir.
Non  oro, allora feci io delusa.
Lui scoppi a ridere e m'assicur che di oro ce n'era molto a bordo della nave.
Mostrami la tua meraviglia gli dissi.
Apr il fagotto con la stessa tenerezza con cui il primo giorno avevo aperto il suo quando
l'avevo trovato nel Tamigi color brodaglia.
Penso che sia un altro frutto dissi dopo aver guardato la buccia simile alle squame di un
rettile e il ciuffo spinoso che avrebbe potuto adornare una diavolessa all'Inferno.
Un altro frutto? Sembrava perplesso. Gli raccontai della volta in cui eravamo andati a vedere
la nostra prima banana e dello choc provocato dalla sua forma e dal suo colore.
Da allora, dissi non ci sono n frutta n ortaggi che possano sorprendermi pi di tanto.
Ricordo quel giorno fece lui.
A quel punto balz in piedi e cominci a raccogliere le sue cose.
In citt vedr di noleggiare dei cavalli.
Ma esiste un cavallo capace di reggere il mio peso?
Dopo una breve discussione, giungemmo alla conclusione che avremmo anche potuto
permetterci d'affittare una carrozza. Sono abituata ad andare a piedi dappertutto ma, nelle mie vesti di
madre di un eroe appena rientrato in patria, pensai che sarebbe stato poco dignitoso entrare zoppicando
a Londra due giorni dopo mio figlio, per di pi trascinando i bagagli.
 preziosa anche la tua collana? dissi fingendomi poco interessata. Lui mi piant gli occhi in
faccia smettendo di lavorare.
Mi  stata regalata da una donna che non esiste. Si chiama Fortunata.
Un tempo conoscevo un pirata italiano che si chiamava cos dissi.
Jordan fissava il mare.  un giorno cos quello che lei mi descrisse, quando mi raccont la
storia di Artemide e del perch lei ne seguisse l'esempio.
Raccontamela dissi. Dopo tutto sta albeggiando solo adesso.
LA STORIA DI FORTUNATA
La dea Artemide chiese a suo padre, il Re Giove, che le donasse un arco e le frecce, una corta
tunica e un'isola tutta per s, libera da qualsiasi interferenza. Non intendeva sposarsi, non intendeva
avere figli. Voleva cacciare. La caccia la faceva sentir bene.
Quella mattina stessa fece fagotto e part per la sua nuova vita nei boschi. Ben presto la sua
fama si diffuse e altre donne la raggiunsero ma ad Artemide non interessava far amicizia. Voleva
starsene per i fatti suoi. Nella sua solitudine scopr qualcosa di molto strano. Aveva invidiato agli
uomini quella loro libert dalle gambe lunghe, la libert di vagabondare in giro per il mondo e di
ritornare, carichi di gloria, dalle loro mogli che si limitano ad aspettarli. Conosceva perfettamente la
storia degli eroi e delle guardiane del focolare domestico, la grande divisione dei compiti che rendeva
possibile la vita. Pur senza rifiutarla, aveva semplicemente sperato di acquisire le stesse libert
dell'altro campo, ma cosa sarebbe accaduto se avesse girato il mondo in lungo e in largo e avesse
solcato i sette mari come un eroe? Avrebbe scoperto cose diverse o le solite vecchie cose mascherate
diversamente?
Gli alchimisti spesso ricorrono a un adagio: tertium non datur:una terza possibilit non esiste.
In altre parole, la trasformazione di un elemento in un altro, dei rifiuti in oro,  un procedimento che
non  dato documentare.  totalmente misterioso. Nessuno sa dire esattamente la causa della
trasformazione. Lo stesso vale per la mente che esce dalla sua prigione per entrare in una vasta prateria,
pur senza spostarsi di un centimetro. Noi possiamo solo cercare d'indovinare cosa sia accaduto.
Una sera in cui Artemide non riusciva pi a trovare la sua cava, accese un fal e cerc
d'addormentarsi; purtroppo la notte era confusa e piena di tranelli. Vide se stessa seduta accanto al
fuoco nei panni di una bambina, di una donna, di una cacciatrice, di una regina. Nell'atto d'afferrare la
bambina perse di vista la donna e quando tir l'arco la regina fugg. A che pro vagabondare per il
mondo dando la caccia a ogni essere vivente fintantoch le sue diverse identit le sfuggivano? Alla
fine, una volta che si fosse sbarazzata di tutti, sarebbe stata costretta a fare i conti con se stessa.
Poi giunse Orione.
Un giorno lui entr per caso nell'accampamento di Artemide, disperdendo i cani della dea e
gridando come un cattivo attore, con l'occhio destro coperto da una benda e il braccio sinistro steccato.
La dea stava attingendo l'acqua a un miglio di distanza, o gi di l. Quando torn vide quell'enorme
straccio d'uomo che mangiava la sua capra. Cruda. Quando ebbe finito, con un gran rutto e col grasso
che ancora gli colava dalla bocca, le propose di far due passi in riva al mare. Artemide ne avrebbe fatto
volentieri a meno ma era spaventata. La fama di lui gli aleggiava intorno come alito cattivo. Dopo tutto
lui era nato da tre divinit che pisciavano in allegria sulla pelle di un bue. Ed era un grande cacciatore.
La spiaggia frastagliata, piena di buche e scura d'alghe, gli fece tornare in mente le sue
avventure, e lui gliele raccont dettagliatamente mentre la marea era salita fino alla vita di Artemide.
Non c'era posto dove non fosse stato, nulla che non avesse visto. Era pi veloce di una lepre e pi forte
di una coppia di tori. Insomma era in tutto simile a un dio.
Puzzi, gli disse Artemide, ma lui non la sent.
Alla fine lui le permise di guadare l'acqua alta per tornare a riva e d'accendere un fal per
entrambi. Non voleva che parlasse; del resto la conosceva gi ed era andato a cercarla. Lei era una
curiosit; lui era famoso. Che matrimonio.
Invece Artemide parl. Parl della terra che amava e dei suoi cambiamenti quotidiani. Voleva
fermarsi l fino al giorno in cui si sarebbe sentita pronta a partire. Il viaggio in s non le bastava. Si alz
per salutarlo. Si volt.
Orione violent Artemide e s'addorment.
Per anni la dea ripens all'accaduto. L'azione non era durata pi di qualche istante, e la sola
cosa che avesse sentito erano stati i peli intrisi di sabbia dello stomaco di Orione.
La sua vendetta fu rapida e semplice. Lo uccise con uno scorpione.
In una sola notte possono passare duecentomila anni, il tempo si muove solo nella nostra mente.
Gli eterni segni delle stagioni, la terra amata e in continuo mutamento proseguono esteriormente,
mentre gli anni luce dentro di noi ci costringono a roteare sotto cieli diversi.
Artemide stesa accanto ad Orione morto vede il suo passato trasformato da un'unica azione. Il
futuro  intatto, ancora irredento, ma il passato  irredimibile. Lei non  quel che credeva di essere.
Ogni azione, ogni decisione, l'hanno spinta l. Quel momento l'ha attesa, proprio come il gradino pi
alto della scala attende il sonnambulo.  caduta e adesso s' svegliata.
Sulla spiaggia le onde creavano pozzanghere di buio intorno ai piedi di Artemide. Continu ad
alimentare il fuoco per riscaldarsi mentre Orione diventava sempre pi freddo.
Il cerchio ardente attorno a lei era fonte di tutti gli indizi necessari a riconoscere che per un
istante la vita esiste in una forma prima di liberarsi in un'altra. Monumenti e citt svaniranno, proprio
come la gente che li ha costruiti. Nessun sepolcro, nessun palazzo possono resistere agli anni luce a
venire. Non c' storia che non venga riscritta una seconda volta e i primi giorni erano gi troppo lontani
perch fosse possibile vederli.
Che cosa avrebbe fatto la Storia di una notte come questa?
Questa notte  limpida e fredda, il vento sferza le onde increspandole. La spuma lascia dietro di
s scie dorate in triangoli approssimativi sulla sabbia. Il profumo salmastro le fa rizzare i peli delle
narici. Ha le labbra secche. Le stelle le dimostrano come sia possibile dondolarsi nello spazio appesi al
nulla. Senza medaglie n certificati n territori propri, anche lei pu bruciare come le stelle, pu
viaggiare nel tempo finch il tempo non avr perso ogni significato.
Sta per albeggiare. Vuol tenere gli occhi aperti per vedere sparire la notte e sparire le stelle fino
a quando il cielo non comincer a ricoprirsi di un manto grigio azzurro. Vuol guardare il sole frustare
l'acqua del mare, ma non pu star sveglia per vedere tutto; certe cose le sfuggiranno. Cos quel che non
vede sono le lucertole che escono in cerca di cibo o gli occhi di Orione diventati nottetempo vitrei. Un
uccellino gli si  appollaiato su una spalla e cerca di strappargli un ciuffo dei suoi famosi capelli.
Artemide attese che il sole splendesse alto prima di spegnere il fuoco calpestando i tizzoni.
Accumul pietre e pietrisco per coprire il corpo di Orione proteggendolo dalle aquile. Costru un alto
tumulo che s'ergeva contro il vento arrembante che spazzava la riva. Era una giornata tempestosa;
all'orizzonte splendevano nuvole nere e arancioni. Quando ebbe finito, era madida di pioggia. Le mani
le sanguinavano, i capelli le finivano continuamente in bocca. Aveva fame ma non era pi infuriata.
La sabbia, che ancora ieri era bionda, era diventata scura per la pioggia. Ovunque spingesse lo
sguardo, vedeva l'acqua grigia increspata di bianco con gli uccelli da preda che ci roteavano sopra.
Grida solitarie, e lei era sola, ma non perch sentisse la mancanza di amici, ma per colpa di un tempo
che non era stato violato. Il mare era ipnotico. N il vento n il freddo avrebbero potuto indurla ad
allontanarsi dal posto in cui era seduta come chi attende. Non attendeva, ricordava. Cercava di capire
cosa l'avesse spinta l. Come fosse fatta. Una terza possibilit non esiste. Sapeva solo d'essersi spinta ai
confini del buon senso e di averli attraversati. Ormai era salva. Non c' salvezza senza rischio, e il
rischio d la misura del nostro valore.
S'alz e s'allontan senza voltarsi indietro, consapevole che i suoi piedi si modellavano nella
sabbia. Alla fine, giunta al promontorio, dopo una dura scalata fino al punto in cui gli alberi
delimitavano il ripido pendio, si volt a guardare; vide la forma del tumulo di Orione, ormai appena
visibile, e le sue orme che s'allontanavano. Poi scese la notte e non pot vedere niente che le ricordasse
la sera precedente, tranne le stelle.
Mentre tornavamo a Londra, Jordan si scus con me perch parlava poco.
Non sono mai stato un chiacchierone disse, e nemmeno tu.
Le sue parole mi lasciarono perplessa perch penso a me come a una persona allegra, sempre
pronta a intavolare una vivace discussione. Non era forse vero che io e Jordan non avevamo fatto altro
che parlare quando lui era ragazzo?
Poi lui disse: Nel corso dei miei viaggi ho visitato una trib indiana, gli Hopi. La loro lingua
mi risultava incomprensibile, ma con loro viveva un vecchio signore europeo, uno spagnolo, credo,
anche se con noi parlava inglese. Disse che era stato fatto prigioniero dalla trib ma che ormai viveva
come uno di loro. Gli offrii di tornare in patria con noi ma mi rise in faccia. Gli chiesi se la lingua degli
indiani avesse qualcosa in comune con lo spagnolo, ma lui scoppi un'altra volta a ridere e disse,
fantasioso, che la loro lingua non aveva regole grammaticali, almeno per come le intendiamo noi. Ma
la cosa pi strana era che non prevedeva tempi verbali per il passato, il presente e il futuro. Gli Hopi
non percepiscono il tempo a quel modo. Per loro il tempo  uno solo. Il vecchio disse che sarebbe stato
impossibile imparare la loro lingua senza conoscere il loro mondo. Gli domandai quanto ci avesse
impiegato, ma la sua risposta fu che la mia domanda era insensata.
Dopo di che proseguimmo il viaggio in silenzio.
Mentre Jordan era alla Corona di Spine dove si cambiava per andare a donare il suo ananasso al
Re, io mi stavo dando daffare, proprio come una brava donna, per rassettare la capanna e strigliare i
cani. Era passato tanto tempo dall'ultima volta che aveva visto la casa e volevo fargli una sorpresa
perch anch'io avevo fatto strada in quegli ultimi anni. Ho cominciato a vendere i miei cani ai nobili e
quella sera avevo buone speranze di interessare il Re a un bell'esemplare di cane da caccia dotato di un
udito cos fine da sentire tutti i rumori di due contee e zampe da far schiattar d'invidia una concubina.
Ho recintato un angolo del giardino di fronte alla mia capanna e, mettendo in pratica gli insegnamenti
di Tradescant nei sei anni trascorsi con lui a Wimbledon, avevo piantato dei rampicanti che coprivano
la staccionata laterale.
Ho intenzione di nascondere il cane sotto la gonna e, quando verr presentata al Re, lo far
spuntare da l sotto e m'inginocchier per chieder perdono fingendo di non essermi accorta che
l'animale si era nascosto proprio l. Poi, se tutto andr come deve, il Re valuter la testa del cane,
noter la sua corporatura nervosa e snella nonch la sua coda simile a una banderuola agitata dal vento.
Poi mi chieder se  in vendita, al che far la modesta, cosa che mi riesce benissimo, e gli dir di no
con la scusa che  solo un cucciolo. Il prezzo aumenter, lo so, e a quel punto tutti quei pecoroni dei
cortigiani imiteranno il Re ordinandomi pi cani di quanti ne possa allevare. Credo di avere un certo
bernoccolo per gli affari. L'ho sempre avuto, penso, ma era represso dai miei atteggiamenti materni e
dall'impellente necessit di tener lontani i malandrini.
Forse c' qualche spiegazione per la mia tranquilla vita senza prole.
E adesso le campane battono le ore, devo mettere la collana di perle e farmi trovar pronta per
Jordan. Mi sono lavata il collo.
Jack disse: Il tuo problema, Nicolas,  che non pensi mai al futuro. Insomma vivi alla
giornata.
M'era venuto a trovare a bordo del sottomarino Gauntlet. Era un tipo sveglio e ottimista. Era il
pi giovane analista di borsa della City. Gli lanciai un'occhiata indulgente e lui prosegu.
Tra un anno, o gi di l, sarai congedato dalla Marina e non hai ancora deciso niente sul tuo
futuro. Diventerai un fallito, Nicolas. Se te ne parlo  solo perch voglio aiutarti.
Ricordi quei pomeriggi al parco, Jack? Ti presentavi con i tuoi mensili sui computer e con le
copie di tuo padre della rivista GP. Una settimana ti sei presentato con un paravento di tela e ti sei steso
per prendere il sole in faccia.
Mentre tu portavi le tue barchette.
Anche questa  una barca, Jack, solo pi grande.
Non puoi trasformare un hobby in una carriera, Nicolas.
E tu? E tu?
Cercai di capire che cosa gli passasse per la testa mentre era seduto alla mia tavola, accigliato,
con le mani che giocherellavano col giornale che aveva tirato fuori dalla ventiquattrore. Fuori il
nevischio imbrattava l'obl.
Se ci tieni proprio a saperlo, ti dir che ho intenzione di fare il giro del mondo in barca a vela
seguendo la stessa rotta di Drake col Golden Hind. In solitario.
Jack alz lo sguardo dedicandomi un briciolo d'attenzione.
Hai intenzione di battere qualche record?
Come faccio a saperlo?
S'alz e butt via il giornale.
Capisci adesso? Perfino quando ti si offre la possibilit di combinare qualcosa di utile te la
lasci scappare. A che pro fare il giro del mondo in barca a vela se non batti un record? Potresti fare il
giro del mondo in aeroplano, se  questo quel che desideri.
Voglio farlo in barca. Un tempo si pensava, quanto meno lo pensava Cristoforo Colombo, che
il mondo fosse per cinque sesti coperto di terra e per un sesto d'acqua.  cos che sta scritto nell'Esdra,
un libro dei Vangeli Apocrifi. Invece  coperto d'acqua per due terzi. Non lo avremmo mai scoperto se
fossimo andati in giro su un aereo. Visto da un aereo, il mondo sembra fatto di materia solida.
E io invece penso che al mondo esistano due generi di persone. Chi agisce e chi s'astiene.
E io sarei uno di quelli che s'astengono, Jack?
Lui non rispose fissando il suo giornale. Poi se ne usc con una bestemmia.
Imbecille, ancora una volta ci dev'essere di mezzo una donna.
Cominci a impazzare in giro per la cabina, vibrando fendenti col suo giornale arrotolato contro
il nevischio ammucchiato sulla parte esterna dell'obl.
Non ce la farai mai a colpirla gli dissi. Guarda che la neve  fuori.
La mia fu una battuta infelice. Si lanci in una tirata contro tutti quelli che s'oppongono al
progresso, all'industria e al libero mercato.
C' una stupida donnetta accampata sulle rive di un torrentello in un posto dimenticato da Dio
e dagli uomini che blatera cretinate sul livello del mercurio. Che cosa pretende? Crede forse che
l'industria possa chiudere baracca e burattini e tornarsene a casa? Dovranno pur metterlo da qualche
parte. Non  mica come se lo scaricassero nel Tamigi, no?
A rischio di fare il verso a Buddha, dissi: Tutti i fiumi si gettano in mare.
Lui non m'ascoltava. Riapr il giornale.
Faranno un programma televisivo su di lei, e un'inchiesta. Dio, quanto sono irresponsabili i
mass media! La gente  cretina. Si fa prendere dal panico. In men che non si dica chi le ha comprate
vender le azioni di quell'azienda che inevitabilmente andr in fallimento. E perch? Solo per colpa di
una casalinga pazza e di qualche pesce.
Non capisco cosa ti prende, Jack.
S'avvicin, fece ruotare la sedia e ci si mise a sedere alla maniera dei cowboy.
Te lo dico io che cosa mi prende. Sgobbo dodici, quindici ore al giorno.  un lavoro che so far
bene e mi sono stufato di questi ficcanaso che s'impicciano degli affari privati di qualche azienda
rispettabile. Tutti vogliono un lavoro e far soldi. Ma come si fa a creare posti di lavoro e a far soldi?
Dobbiamo sempre fare i conti con qualche situazione spiacevole, affrontare conseguenze di cui
faremmo volentieri a meno ma che siamo costretti ad accettare.  la vita.
Diede un'occhiata all'orologio. Adesso devo andare. Perch non pranziamo insieme uno di
questi giorni?
Assentii. Mi butt il giornale. Prendi, tienti al corrente sugli affari del mondo anche se rifiuti
di farne parte.
Quando se ne fu andato, lisciai il giornale spiegazzato e cercai l'articolo che lo aveva fatto
imbestialire. Mi venne fatto di ricordare qualcosa che m'aveva detto dopo che gli avevo comunicato la
mia decisione d'arruolarmi, ma cos'era?
 tipico che uno come te decida d'arruolarsi in Marina dopo la crisi delle Falkland.
Lessi l'articolo. Era poi cos sicuro che quella donna fosse un'eroina? Gli eroi danno l'addio a
una vita comoda per difendere le cose in cui credono o vivono pericolosamente per il bene comune. Lei
lo faceva, ma allora perch la perseguitavano? L'articolo diceva che in pi di un'occasione alla sua
tenda era stato misteriosamente appiccato il fuoco. Cercai di capire che tipo fosse guardando la sua
fotografia. Era bella; avevo l'impressione di averla gi conosciuta, anche se non era possibile. Prima
d'essermene reso conto, m'alzai per prendere lo zaino.
Deciso a trovarla.
Dopo l'esecuzione del Re, il Giudizio di Dio s' abbattuto su di noi. Londra  consumata dalla
Peste. La citt  piena di morti. Ci sono cadaveri in ogni casa e in una strada a sud di qui gli unici corpi
sono i cadaveri. Le case sono state abbandonate, le imposte, lasciate aperte, di notte sbattono.
Portai un piatto di minestra a un'amica ammalata e, mentre spalancavo con un calcio la porta di
casa sua, vidi il carro che percorreva lentamente la strada; mano a mano che avanzava lo riempivano di
cadaveri. Gli uomini che lo spingevano erano galeotti. Se ce l'avessero fatta a sopravvivere al loro
lavoro quotidiano, dopo un mese sarebbero stati messi in libert. Il carcere di Newgate si stava
svuotando, ma non c'era un solo criminale che gioisse per la libert riconquistata.
Gli uomini erano piegati in due, la strada segnata dai solchi dei carri era tutta una buca e, mano
a mano che il carro s'appesantiva, diventava quasi impossibile spingerlo. Anche i galeotti erano
emaciati e cenciosi e uno di loro aveva un incarnato verdastro tipico di chi sta covando la peste.
Posai il piatto e andai ad aiutarli. Non temo la Peste, io. Il mio corpo  troppo grande e grosso
perch la malattia riesca a sconfiggerlo, ma se la volont divina non dovesse risparmiare nessuno,
toccher proprio a me esser giudicata per ultima?
Entrai in ogni casa e ne uscii trascinando corpi irrigiditi dalla morte. La maggior parte erano
avvolti in luride coperte, ma ce n'erano alcuni ancora inginocchiati, come se pregassero. Erano un
quadro macabro, addossati alle sponde del carro, a mani giunte.
Arrivata alla casa della mia amica, entrai con la minestra; m'aspettavo di ritrovarla nelle stesse
condizioni dell'ultima volta che l'avevo vista, debole ma ancora in discreta salute. Era morta.
A quel punto i carrettieri erano cos esausti che ci mettemmo tutti a sedere intorno al tavolo per
mangiare la minestra.
Dove portate i cadaveri? gli chiesi.
In un posto dove verranno cremati mi risposero.  l'unico sistema. I becchini ormai sono
esausti, i cadaveri sono troppi per loro. Solo i ricchi possono permettersi di farsi seppellire. Per quelli
come noi c' la fossa comune.
Li accompagnai alla fossa comune, col cadavere della mia amica sulle spalle. Volevo che se ne
andasse in modo pi dignitoso che mettendola sul carro. Mano a mano che ci avvicinavamo, il fetore
diventava sempre pi nauseabondo. Da un cratere simile a quelli lunari s'alzava un filo di fumo denso.
Tutt'intorno alla fossa comune, numerosi carri venivano via via svuotati dei cadaveri. Una volta vuoti, i
poveri carrettieri riprendevano il cammino diretti verso le strade fetide.
Tappandomi il naso con una mano e sorreggendo la mia amica con l'altra, m'avvicinai per dare
un'occhiata dentro. Era molto profonda, e qui e l spuntavano dei ciocchi di legna, addirittura qualche
albero con le radici e tutto. Un po' dappertutto, a volte appese ai rami, si vedevano le gambe, le braccia
e le teste dei morti.
 una visione infernale dissi.
Accanto a me c'era un uomo che apparentemente sovrintendeva alle operazioni della fossa
comune.
In effetti siamo all'Inferno, e questo  un lavoro adatto ai demoni. Spetta a me evitare che il
fuoco non si spenga mai per purificare i corpi putridi. Se langue, io e i miei uomini dobbiamo andare
sul sentiero su un lato della fossa e riattizzarlo coi mantici. Siamo stati noi a spianare il sentiero dentro
il cratere. Cos possiamo percorrerlo tutt'intorno e, se necessario, buttare nel fuoco i cadaveri troppo
esposti all'aria.
Ho portato la mia amica dissi.
Quand' cos, buttala dentro e vattene senza voltarti indietro.
Voglio trasportarla dabbasso. Trovo immorale abbandonarla qui.
L'uomo cerc di dissuadermi perch il caldo era torrido, ma io discesi passo dopo passo, con gli
occhi che mi lacrimavano per il fumo e le esalazioni. Quando arrivai al sentiero, cominciai a seguirlo
finch non vidi un bel ramo immobile non ancora lambito dalle fiamme. Dopo essermi chinata ve la
adagiai sopra e cominciai la risalita. I torvi lavoranti mi fissarono in silenzio prima di voltarsi a
riprendere il loro tremendo lavoro.
Quando tornai a casa trovai Jordan steso sul letto; delirava in preda a una febbre altissima. Non
riusciva quasi a parlare ma quando lo faceva mi raccontava di terre selvagge, di strani costumi senza
smettere di ripetere: Fortunata, Fortunata.
Sono una donna intraprendente e credo di saper fare un po' tutto quel che la gente  in grado di
fare, ma nemmeno io sarei riuscita a trovare una donna che non esisteva.
Disperata, andai al canile e cominciai a scuoterlo con entrambe le mani fino a quando la mia
vicina si decise a metter fuori la testa, rovesciandomi addosso una valanga di improperi che non
dovrebbero mai venir pronunciati alla presenza di una donna.
Devi pagarmi il debito per tutti i favori che ti ho fatto le dissi. Il mio ragazzo sta morendo.
Deve vivere.
Lei cominci a starnazzare, a bofonchiare e a dir cretinate sulla necessit di rispettare la volont
di Dio e stava gi per rientrare quando l'afferrai per la vita sollevandola sopra la testa.
Guariscilo le dissi con tutta la buona grazia di cui sono capace, altrimenti non so dirti
nemmeno io di cosa sia capace una madre inferocita.
La rimisi gi e rientrai per inumidire la fronte di Jordan e per dargli da mangiare delle arance.
Se solo lo avesse voluto, avrebbe potuto diventare Lord. Il Re voleva ricoprirlo di onori ed era disposto
ad affidargli una nave a sua scelta purch riprendesse il mare. Ma Jordan non ne voleva sapere. Disse
che preferiva sedere in riva al fiume a guardare le navi. I dignitari cominciarono a scambiarsi occhiate
incredule; non lo capivano e c'era chi sussurrava che quei tredici anni trascorsi lontano dalla
madrepatria gli avessero fatto perdere il ben dell'intelletto. Secondo altri aveva il cuore spezzato. Pur
ascoltandoli non gli badavo perch non  forse vero che la gente preferisce dar fiato alla bocca piuttosto
che starsene zitta?
Una volta calata la notte, la mia vicina entr portando con s una pentola con un liquame
maleodorante che mise sul focolare.
Fa' che lo beva, che se lo cosparga sul corpo e che dorma tenendolo a portata di mano. Non
aggiunse altro prima di svignarsela per tornare nel suo letto di ossa. La sentii sgranocchiare qualcosa al
buio.
Seguimmo il suo consiglio e dopo pochi giorni la febbre diminu e Jordan si sent
sufficientemente bene da mangiare una braciola.
Dobbiamo ringraziarla disse lui e le port un rubino. Lei lo guard in controluce strizzando
gli occhi poi, convinta che era autentico, esclam che faceva bene al sangue e lo inghiott. Io e Jordan
restammo a guardarla a bocca aperta ma rincasammo senza dire una parola.
Quando la Peste fin, nel 1665, Londra era diventata un posto pi tranquillo, pieno di abitazioni
disponibili. Io m'ero convinta che avrei potuto andare al mercato senza esser costretta a farmi largo a
forza tra una folla di imbecilli senza Dio. Per mi ritrovai a combattere con una strana malattia, non del
corpo ma della mente. Ovunque andassi, avevo la sensazione di sentire ancora il fetore dei cadaveri.
Non riuscivo a liberare le narici dall'odore della morte. Cominciai a pensare a Londra come a una citt
sporca e pestilenziale che nessuno sarebbe mai riuscito a pulire.
La vendetta di Dio aleggia ancora sulle nostre teste dissi a Jordan. Siamo corrotti, la nostra
citt  corrotta. Non c' una sola cosa che sia rimasta integra o bella...
Poi Jordan annunci improvvisamente, senza preavviso, che aveva deciso di riprendere la via
del mare e che stava allestendo un vascello a Deptford.
Hai intenzione di salpare subito? gli chiesi, terrorizzata.
No, non subito, ma quando dovr partire mi far trovare pronto.
Quando me lo comunic cominciai a vagabondare per le strade; cercavo conforto nel mio
girovagare ma ovunque andassi portavo lo stesso messaggio con me. Quel putridume non sarebbe mai
stato mondato. E ripensai al fuoco nella fossa comune e a tutti quei cadaveri le cui ceneri almeno erano
pulite.
Dovremmo incendiare questa citt sussurravo tra me e me.
Dovrebbe bruciare finch rimarr solo la brezza fresca.
Mi chiamo Nicolas Jordan dissi.
Mangiammo cibo cucinato sul fuoco di bivacco: patate arrosto e fagioli e bevemmo t in tazze
di stagno. La donna non sembrava avere molta voglia di chiacchierare, cos ci sedemmo schiena contro
schiena a guardare le stelle.
Il fiume luccica dissi.
 il fosforo. I test sono inconfutabili.
Mi ricorda il Vecchio Marinaio, il mare fangoso.
Lei aveva una barca a remi legata a un albero; la spingemmo nel fiume e galleggiammo
sull'acqua misteriosa, col fal arancione che bruciava in lontananza. Avrei voluto ringraziarla perch
aveva cercato di salvarci, perch aveva cercato di salvarmi, perch lo sentivo come un problema mio,
anche se non so spiegare perch. Per ogni volta che cercavo di parlare, la gola mi s'intasava di
sensazioni che impedivano alle parole di uscire. C' un quadro che amo molto, Il Seminatore,di Van
Gogh. Un contadino torna a casa a piedi sul far della notte con un'enorme luna gialla alle spalle. La
terra  compatta e sicura, resa con colori spessi stesi con la spatola.  un quadro che mi conforta perch
mi fa pensare che il mondo sar sempre l, compatto e sicuro, alla fine della giornata, alla fine di un
viaggio. I campi scuri e una luna gialla.
Appicchiamo il fuoco disse. Appicchiamo il fuoco alla fabbrica.
Il giorno 2 del mese di Settembre nell'anno del Signore Milleseicentosessantasei si sprigion un
incendio nel cortile di un panificio di Pudding Lane. Le lingue di fuoco erano ad altezza d'uomo e
subito si propagarono alla casa vicina e a quella accanto. Avevo bevuto per tutta la notte coi miei amici
panettieri o, meglio, erano stati loro a bere e fu una fortuna che io fossi in grado di trascinarli al sicuro.
Non ero stata io ad appiccare l'incendio  come avrei potuto avendo deciso di condurre un'esistenza
integerrima?  per non feci niente per spegnerlo. In realt avevo versato sulle fiamme una tinozza
d'olio che aveva sicuramente alimentato il fuoco. Per era un segnale, un segnale che il nostro grande
peccato sarebbe stato bruciato dalle fiamme. Non avrei fatto niente per impedire che la volont divina
si realizzasse.
Corsi a casa in attesa di notizie. L'incendio s'era propagato verso occidente. Il giorno dopo
sembr che tutta Londra fosse in preda alle fiamme.
Corri, Jordan, gli dissi stavolta l'abbiamo proprio fatta finita con quest'epoca e con questo
posto.
Facemmo fagotto e partimmo diretti alla nave. Sarei stata lieta di portare con me il canile con la
sua occupante ma lei non volle sentir ragioni. Le costruimmo una zattera utilizzando un gabbiotto per
polli e la lasciammo a fissare il cielo pieno di fumo.
Il fiume si stava riempiendo di gente che trascinava i bagagli. Seguendo le direttive di Jordan,
remai lungo il Tamigi mentre lui sbrigava le ultime faccende. L'aspettai fino al calar della notte, ma
non spuntava mai e poi mai; poi la nebbia calata nel frattempo m'imped di vedere qualsiasi cosa tranne
le fiamme.
Mezz'ora dopo mezzanotte lo sentii salire a bordo. Era pallido, con le mani tremanti. Pensai che
fosse per il tremendo spettacolo che aveva visto, ma lui fece di no col capo. Stava attraversando i
London Fields quando era stato sorpreso dalla nebbia e, nel tentativo d'affrettare il passo, aveva
inciampato battendo il capo. Era rinvenuto e, cercando la strada a tentoni, con le braccia protese, aveva
improvvisamente toccato un viso e s'era messo a urlare. Per un istante la nebbia era sparita e aveva
visto che quell'estraneo era lui.
Forse sto per morire disse. Poi, mentre protestavo dicendogli che non era vero, aggiunse: O
forse sono destinato a vivere e a diventare quella persona completa che m'ha predetto lei.
Lei chi?
Fortunata.
Io non gli risposi e lui s'allontan con un balzo prima di spingere la barca in acqua. La barca
scivol nel buio e dopo qualche ora ci lasciammo alle spalle le fiamme livide e il tremendo crepitio
dell'incendio. Scivolammo tranquilli verso il mare, col vento in poppa, con la grande vela gonfia.
Guardai Jordan ritto sulla prua, la sua sagoma nera dai contorni netti. Ebbi l'impressione di vedere
qualcuno accanto a lui, una donna, sottile e forte. Cercai di chiamarlo ma la voce non volle saperne di
uscire. Poi la donna svan e accanto a Jordan c'era solo lo spazio vuoto.
Mentre ero al timone della mia nave pilotandola fuori da Londra, ero certo che non vi avrei pi
messo piede. Per un po' mi rattristai ma poi, senza una ragione apparente, mi sentii pieno di speranze.
Il futuro ci si spalanca dinnanzi come una citt splendente ma, proprio come le oasi del deserto, non
appena ci avviciniamo, svanisce. Con certe luci  facile vedere i minareti e le cupole, perfino il viavai
della gente. Ne parliamo con desiderio e con amore. Il futuro. Ma la citt non esiste. Il futuro, il
presente e il passato esistono solo nella mente e da lontano i loro confini s'assottigliano e si dissolvono,
come i confini di terre ostili visti da una citt che galleggia nel cielo. Il fiume scorre da un Paese
all'altro, senza fermarsi. E perfino gli oggetti pi solidi e pi concreti, i pi amati e i pi conosciuti,
non sono che ombre di una mano sul muro. Spazio vuoto e punti di luce.
...
.
...
FINE.
